PER NON PERDERE LA BUSSOLA

di Giampaolo Sodano

Penso possa essere utile, mentre celebriamo gli 80 anni della nostra Repubblica e osserviamo il caos del mondo che ci circonda, ricorrere alla memoria per evitare di perdere la bussola, perché la memoria ci serve a capire il presente e a cercare la possibile via d’uscita dalla fase che viviamo. Ho più volte ricordato che, finita la Seconda guerra mondiale, abbiamo dovuto sottoscrivere con gli americani una resa senza condizioni (non un armistizio).

Nello stesso tempo un evento decisivo ha cambiato il destino del pianeta e dei suoi abitanti. Un gruppo di ricercatori, la punta di diamante del progresso scientifico, hanno creato l’arma capace di annientare l’umanità: la bomba atomica. Da quel momento il progresso scientifico ha rivelato la sua terrificante ambiguità. la scienza più avanzata è diventata produttrice di morte per ogni civiltà.

È bene saperlo: il nostro Paese non produce né possiede o è dotato di armi di questo genere. Ma come è noto fa parte dell’Alleanza Atlantica e della Nato. Nulla di strano, dunque, se ospita, d’accordo con gli Stati Uniti, un’offensiva bellica di questo genere.

Ci sono due basi militari dove sono collocati ordigni nucleari americani: Ghedi (Bs) e Aviano (Pn). Nella prima si realizza il “Nato nuclear sharing group” cioè il Paese ospitante mette a disposizione il vettore, mentre gli americani forniscono l’ordigno. Mentre nella seconda ci sono le B-61, vale a dire «bombe nucleari made in USA per l’impiego tattico e strategico da caccia e bombardieri.

Con il patto di pace firmato a Yalta il mondo fu diviso in due parti, una sotto il controllo dell’Unione Sovietica, l’altra affidata alle cure degli Stati Uniti. In Italia l’unità dei partiti antifascisti, che aveva prodotto la Costituzione repubblicana, andò in frantumi. Nelle elezioni del 1948 i socialisti fecero l’errore del fronte popolare e alla ricostruzione del Paese dovette provvedere Alcide De Gasperi e i partiti di centro fino a quando nacque il centro sinistra.

Il triennio 1962-64 fu una felice stagione del made in Italy: un marchio che consacrò la nuova immagine vincente dell’Italia che metteva in vetrina i suoi gioielli. Era un paese capace di promuovere aziende importanti per lo sviluppo industriale come l’ENI, che con la guida di Enrico Mattei, affermò la presenza italiana in tutto il medio oriente intralciando gli interessi dominanti americani e l’Olivetti che crescendo e innovando, sia i prodotti che i processi sociali, intralciava gli interessi della nascente impresa automobilistica nazionale. Sono infatti gli anni in cui si determina la svolta nella politica industriale: l’esproprio della innovazione informatica dell’Olivelli, l’assassinio di Enrico Mattei e l’egemonia dell’auto. La nuova Alleanza di centro-sinistra, che aveva avviato una stagione di riforme, perde la sua carica innovativa, si apre la strada al terrorismo fino all’omicidio di Aldo Moro che segna l’inizio della crisi dei partiti che avevano fondato la Repubblica.