A proposito della nuova modalità di accesso alla Facoltà di Medicina
di Eugenio Santoro
Presidente Emerito della Società Italiana di Chirurgia
La storia nuova del semestre filtro per l’accesso alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, introdotto in sostituzione del deprecato mega quiz, è una storia complessa: si intrecciano le buone idee e la fretta, la fiducia e l’insipienza, l’interesse e il disinteresse, vecchie regole accademiche e non pochi rancori, ed infine rimedi forse peggiori del male.
La Ministra ha fatto propria la necessità di cambiare il sistema ma mantenere sia il numero chiuso che il metodo di selezione per i troppi partecipanti. Per farlo si è affidata ai cosiddetti esperti ossia ai funzionari del suo Ministero ed agli accademici del comparto. Si era dimenticata degli studenti, ma per le scelte, vista la sua relativa conoscenza e competenza del settore, si era necessariamente affidata alle figure istituzionali. Vediamo chi e come!
Punto primo, per il cosiddetto semestre filtro qualcuno ha organizzato l’insegnamento: lo ha calato dall’alto attraverso la penna di collaboratori ministeriali o ha fatto riferimento a Rettori e Presidi di Facoltà? Ne è venuto fuori un vero aborto: aule sovraffollate, due mesi scarsi di lezioni, ricorso alla DAD, ossia alla didattica a distanza e la pretesa di fare simultaneamente tre veri corsi (Fisica, Chimica e Biologia) che ovviamente gli stessi docenti dichiaravano nelle aule che sarebbero risultati incompleti.
I ragazzi capivano che 50 giorni di lezioni per tre materie non potevano essere sufficienti ed ingolfavano il cervello per cui, per schiarirlo, chi ha potuto ha fatto ricorso, in funzione complementare, a corsi privati costosi e anch’essi frettolosi.
Due mesi dunque di lezioni, ma il semestre dove è finito? Tra sei mesi e due mesi c’è una bella differenza! Questa è una vera magia per la quale l’Università è maestra: questa volta però il “magheggio” non ha funzionato e nei successivi esami è stata una catastrofe, ad esempio solo il 10% dei partecipanti ha superato la prova di fisica nella prima sessione. Si è cercato di gettare la colpa sulla Ministra, ma se la politica non fosse quella che è, si poteva almeno cercare di individuare e circoscrivere la colpa e tentare di risolvere i problemi. Invece: ”Daje all’untore”, in realtà ad esempio, sotto l’aspetto tecnico e non solo, il 90% dei bocciati a Fisica rappresentano certamente troppo per gli studenti, ma anche soprattutto il fallimento dei programmi e dei docenti: come è possibile che studenti che due mesi prima avevano superato anche brillantemente la maturità non fossero in grado di risolvere i 31 quiz per materia. Anche quelli provenienti dai licei scientifici di tutta Italia!!!!
Acclarata la colpa del sistema frettoloso ed insufficiente pur asseverato dalle Università, acclarato che l’insegnamento è stato inadeguato come dichiarato dagli stessi docenti, rimane da domandarsi: ma chi ha preparato i quesiti? Le conoscenze di Fisica che si sarebbero dovute richiedere non dovevano essere quelle per andare sulla luna, ma quelle per fare una graduatoria tra i più bravi e meno bravi, non per fare una strage. Sarebbe interessante sapere se è vero che la Ministra ha affidato il compito a docenti in pensione non comunicanti con quelli attivi e con quale mandato. Ma se ne deve concludere che una strage del 90% è un clamoroso flop innanzitutto della intera docenza universitaria che invece di fare formazione, ha di fatto decapitato una generazione di bravi ragazzi!
Per tutto ciò che si è ripetuto per tutte le tre materie in ben due successive sezioni di esami, non si può non cercare i colpevoli almeno per affiancarli alla Ministra la cui responsabilità, data la inevitabile incompetenza per un settore così delicato, è sostanzialmente quella della responsabilità oggettiva per aver firmato al buio l’operazione.
Alla fine del ballo, qualcuno ha suggerito e ottenuto, avendo intuito che in capo ai primi quattro mesi la gran parte dei posti sarebbero rimasti scoperti, che la magia risolutiva sarebbe stata incredibilmente quella di dichiarare idonei i non idonei, con il loro impegno a mettere rimedio al loro debito nei successivi due mesi… Insomma così la storia del semestre non semestre sarebbe sembrata coperta ed i posti scoperti programmati per un futuro migliore, sarebbero stati occupati di fatto da non idonei di buona volontà. Come se al ristorante per una cattiva pietanza il ristoratore suggerisse al cliente di portarsela a casa dopo averla pagata, con l’impegno di mangiarsela il giorno dopo.
Così alla terza prova succede il miracolo: i brocchi diventano fenomeni. Ragazzi che nelle prove di novembre e dicembre non erano riusciti ad ottenere neanche il 18 nelle tre prove fisica, chimica e biologia riescono in massa, quasi la totalità, ad ottenere tanti 30 e comunque voti di alto profilo! Perciò vengono coperti i più di 3000 posti per la facoltà di medicina che erano rimasti disponibili dopo le prime due prove e gli altri idonei possono sistemarsi nelle altre facoltà previste dall’offerta iniziale. Come chiarire il mistero? Certamente l’introduzione di una terza prova non prevista dopo altri due mesi, cioè alla fine reale del quadrimestre, pur senza completamento con la didattica, ha consentito ai ragazzi una migliore preparazione. Ma per chi ha studiato all’’università è chiaro che con due mesi di studio non si può da una bocciatura passare a un 30!
È chiaro quindi che stato abbassata l’asticella ed è evidente che ci si è resi conto che il test d’ingresso serviva per aprire la porta non per chiuderla. Insomma le commissioni che hanno preparato i test hanno fatto il mea culpa ed hanno reso le prove molto diverse dalle precedenti. Ciò è servito comunque per capire, a chi ne aveva bisogno, che la selezione poteva farsi verso l’alto e non verso il basso.
Di chi è stata dunque la colpa del precedente disastro? Certamente anche nella Ministra che si è fidata di chi non meritava la fiducia, ma soprattutto di chi questa fiducia ha tradito confermando uno dei veri problemi dell’attuale scuola universitaria, protesa a selezionare attraverso il voto e non a formare i giovani attraverso la didattica.
Nel caso in specie non sarebbe male che in base alla sempre invocata trasparenza fossero rese note le responsabilità gestionali, le procedure seguite e la composizione delle commissioni elaboratrici dei Test delle prime due prove responsabili del disastro e della terza introdotta di necessità per coprire i tanti posti rimasti vacanti. Anche così tuttavia la partita non è chiusa perché l’elenco dei nuovi idonei è stato più numeroso del necessario e varie migliaia considerati idonei sono rimasti senza posto costretti ad iscriversi alle altre facoltà comprese nella iniziale offerta.
E qui non si tratta di fare l’avvocato ma le ragioni per ricorrere sono molteplici sia da parte degli esclusi che da parte degli ultimi inseriti in graduatoria, come idonei, che chiamati a risolvere il problema dei posti scoperti dovrebbero occupare quelli rimasti vacanti nelle varie Università e certamente affrontare in gran parte il disagio fisico, morale ed economico delle sedi rimaste vacanti magari a 1000 km di distanza da casa.
Il tutto ha finito col favorire le Università oltre frontiera come quelle di Tirana in Albania o di Sofia in Bulgaria che accettano i meno fortunati degli aspiranti medici italiani e le Università private in Italia, cattoliche e non, che impongono una retta possibile solo per famiglie ricche o molto ricche ed altre meno ricche capaci di vendere i propri beni per il bene dei propri figli!
Ma che sistema è questo! Come è possibile che come al solito questi clamorosi errori perpetrati sulla pelle di 54.000 bravi ragazzi rimangano impuniti?












