MA QUALE OCCIDENTE?

di Beppe Attene           

Quindi siamo diventati “Occidente” e, di conseguenza, ognuno di noi è diventato “occidentale”.

Dopo secoli di richiami (spesso incolti) alla Romanità e\o al Cristianesimo abbandoniamo la visione complessiva del Pianeta Terra e della Umanità in esso ospitata che ci caratterizzava da sempre.

Aderiamo a un punto cardinale (l’ovest, appunto) e ci riconosciamo in esso pienamente, per quanto non troppo festosamente.

Si dileguano alcuni millenni che abbiamo alle spalle.

            Nel mondo dei droni da guerra perde significato e valore la posizione geografica che vedeva lo stivale italico infilato al centro del Mediterraneo, confine e approdo dell’Est come dell’Ovest.

Si dilegua il ricordo di una identità collettiva formatasi anche accogliendo gli Ebrei e Musulmani e affidando anche a loro la costruzione delle varie sfumature dell’italianità.

Intere parti dell’Italia sono imbevute di Oriente come di Occidente.

Da Venezia alla Sicilia, da Roma a Trieste siamo, che ciò ci piaccia o meno, tante cose diverse che si sono storicamente riconosciute e ritrovate in una percezione universale dell’Umanità tipica dell’Italia e capace di definire “l’italianità”.

            Forse per superare la complessità del passaggio che ci si propone vengono diffuse interpretazioni storiografiche che rimandano a “oltre un secolo di amicizia tra il popolo americano e quello italiano”.

Viene forse così valorizzata la forzosa immigrazione di massa di migliaia di italiani verso l’opportunità di lavoro che gli USA (dopo attenta verifica dell’entrante) offrivano al resto del mondo.

O magari la straordinaria azione di Amadeo Peter Giannini che. all’inizio del ‘900, fonda a San Francisco la Bank of Italy (detta “la banca degli umili”) e diventa un protagonista della sfera economica statunitense senza mai rinunciare alle sue origini.

E tanti altri casi di amicizia e collaborazione ci sarebbero.

Diciamo che diventa semmai difficile ricordare che nel 1941 l’Italia non esita a dichiarare guerra agli USA.

Contraddizioni della Storia, si dirà.

       Il cuore del paradosso che stiamo vivendo sta tuttavia da un’altra parte.

Si situa, cioè, nella deliberata confusione tra l’adesione italiana alla NATO e la auto proclamazione come Paese Occidentale.

Si rivendica in questa maniera una sorta di appartenenza atlantista.

Quell’oceano ci collegherebbe idealmente agli USA, limitandosi ovviamente (come chiaramente risulta da North Atlantic Treaty Organization ) alla sua porzione settentrionale.

Viene così a crearsi una sovrapposizione tra un accordo di carattere prevalentemente militare e una autodefinizione di carattere identitario.

Siamo occidentali e quindi siamo nella Nato oppure siamo nella Nato e quindi siamo occidentali. A seconda dei momenti e dei luoghi.

        Ora, come tutti sanno, la NATO venne costituita nel 1949 alla luce di un forte sistema valoriale che si fondava sulla consapevolezza improvvisa che il cosiddetto “alleato Stalin” era fermamente intenzionato a continuare una guerra di conquista militare e politica verso i Popoli e le Nazioni che avevano combattuto il nazismo tedesco.

Roosevelt e Truman avevano probabilmente creduto davvero che gli accordi di Yalta avrebbero mantenuto valore e operatività anche successivamente.

La consapevolezza che così non era (e che non per ingenuità Stalin aveva a suo tempo stretto alleanza con Hitler) portò le Nazioni del Nord Atlantico a stipulare un accordo di mutua e reciproca difesa.

L’elemento valoriale era, ed è tuttora, costituito dalla volontà di difendere quei valori di democrazia e libertà che la sanguinaria dittatura comunista intendeva aggredire con successive annessioni.

       Insomma, le categorie Occidente e Oriente non c’entravano nulla.

Del resto, sarebbe stato difficile dimenticare che il più violento attacco a quei valori era appena avvenuto ad opera di una grande Nazione certamente non orientale.

La Germania aveva, in virtù della sua posizione e della sua Storia, il più grande patrimonio di pensiero e di espressione artistica, musicale e culturale del mondo intero.

Esso non le aveva impedito di attaccare a fondo quei valori che ne avevano fatto un faro e un punto di riferimento in tutto il mondo.

E, ancora, negli anni successivi la NATO si estese a molte Nazioni dal percorso identitario assai lontano dal fronte atlantico.

La questione che si pone dunque ora è se esista la possibilità di continuare ad agire attraverso la Nato per difendere quei valori generali che l’Europa e gli USA continuano a condividere e praticare.

La risposta è certamente un deciso SI! che deve però maturare alla luce di un ragionamento meno banale e semplicistico dell’Occidente vs l’Oriente.

       La mondializzazione dell’economia unita al possente ingresso in campo del gigante cinese ha sottratto alle Nazioni medio – piccole la possibilità di considerarsi determinanti nella formazione degli equilibri economico – finanziari ed anche in quelli tattico – militari.

La stessa supponenza derivante dall’eventuale possesso del nucleare appare (vero Macron?) improvvisamente infondata.

Occorre anche considerare (e, ahimè accettare) quanto sia di conseguenza modificata la stessa strategia generale degli USA che dell’accordo NATO sono stati comunque la barra portante.

L’unica possibilità di raggiungere velocemente un peso sufficiente a reggere il gioco sul nuovo tavolo si chiama Europa.

        Il paradosso è che le singole Nazioni costitutive del grande polo europeo scontano oggi la scelta fatta nel tempo di difendere ciascuna la propria autonomia sul terreno sia militare che di strategia economica.

Si è dissolta l’illusione che sarebbe bastato tenere un subalterno rapporto con la grande nave ammiraglia USA.

Essa ha modificato bruscamente la rotta, cessando di identificarsi (ammesso davvero che lo abbia mai fatto) nel preteso fronte occidentale e iniziando a tentar di costruire strategie di dimensione mondiale.

In questo quadro i ritardi nella costruzione della “vera Europa” sono diventati devastanti.

       È di tutta evidenza che il percorso di rafforzamento e funzionalizzazione dell’Europa non può prescindere dalla adesione alla NATO delle Nazioni che la compongono.

Occorre accettare di considerare possibile che gli USA si riconoscano progressivamente sempre meno nella Alleanza Atlantica e, soprattutto, nella sua funzione di difesa dalle sopraffazioni provenienti dalla Russia di Putin (e peggio sarà con i suoi successori).

Occorre inoltre sempre ricordare che il concetto di guerra, con le tecniche che lo accompagnano, si è modificato in maniera irreversibile.

Alla “guerra d’attrito” sul modello russo si è affiancata la guerra a distanza.

Non soltanto con droni telecomandati a distanza ma con esseri umani altrettanto telecomandati.

L’Iran con Hamas ed Hezbollah ha fatto tragicamente scuola in questo senso, ben sostenuto dalla falsificazione di stare combattendo per la libertà e l’indipendenza dei palestinesi.

       In questo complesso contesto affrontare la difesa dei nostri Valori e delle nostre pratiche democratiche sarebbe ovviamente impossibile senza un elevato livello di protezione e sicurezza militare che si applichi a tutti i soggetti interessati.

Questa esigenza va dunque collegata e finalizzata a un “progetto Europa” con lo scopo di costruire una nuova entità sovranazionale in grado di proporsi autonomamente ed efficacemente sul piano mondiale.

Si deve sottolineare, infine, che è esattamente questo il progetto che può esaltare la nostra italianità con la sua capacità di guardare ben oltre i mari e gli oceani.

Nell’ultimo secolo, sino al 1989, ci siamo trovati rinchiusi prima nella contrapposizione fascismo – antifascismo e poi in quella democrazia – comunismo.

Quando il regime sovietico ha travolto se stesso non siamo riusciti a trovare la forza per aprire un capitolo nuovo che ci vedesse protagonisti, accanto alle altre Nazioni europee, in un disegno adatto ai tempi nuovi.

Ora, però, non possiamo più aspettare.

Hic Rhodus, hic salta.