LA VERA LUCE

di Dalisca

Nel Vangelo di Giovanni, dopo la resurrezione, Gesù chiede a Pietro per tre volte:

“Simone di Giovanni, mi ami?”

E Pietro risponde ogni volta:

“Sì Signore, Tu lo sai che ti amo”.

Alla terza domanda, Pietro, pur non comprendendo l’insistenza, addolorato rispose:

“Signore, Tu sai tutto, Tu sai che ti amo”.

Quindi, per tre volte la stessa domanda viene rivolta a Pietro; Tre tante quanti saranno i rinneghi da parte dell’Apostolo.

L’episodio, tratta dal Vangelo (dal greco enaughelion passando poi dal latino evangelium) ovvero lieto annunzio fa parte insieme ad altre della Bibbia (dal greco Bibion-libri) di una raccolta di numerosi testi che formano un’unica biblioteca sacra per Ebrei e Cristiani.

Sacro. Vorrei soffermarmi su questa parola spesso usata con faciloneria senza capirne fino in fondo il reale significato.

Cosa intendiamo per sacro? Il termine deriva dal latino arcaico sakros ed indica qualcosa di separato, messo da parte o dedicato ad una divinità.

Separato, lontano da noi, quasi che non ci riguarda pensando che in fondo è riferito ad una divinità!

In verità il fraintendimento deriva dal fatto che siamo molto distratti dalla routine nonché da una vita frettolosa priva di nuove ed interessanti esperienze che non ci consente più di ascoltare quella ‘vocina’ che, di tanto in tanto, bussa dal nostro cuore stratificata da altri interessi che ci allontanano sempre di più da noi stessi.

Sono certa che, se noi potessimo ascoltarci almeno un attimo durante il nostro quotidiano peregrinare, capteremmo quell’input miracoloso che ci fa avvertire il ‘sacro’ che c’è in noi.

Non sono blasfema, noi siamo come Pietro, ignari del nostro destino, semplici, ma dotati del divino dal momento che siamo discendenti di Dio nostro Creatore.

Dal melo nasce la mela, dal pero nasce la pera, dal Divino nasce il Divino. Ecco, noi figli del Padre, che per renderci come Lui si è immolato e consegnato alla Morte per concederci la conoscenza della luce eterna del suo Dio, inevitabilmente siamo della sua stessa essenza.

La nostra religione inizia con la morte di un Dio, dopo tanta confusione creata dalle lotte mixate dagli Dei pagani con i mortali, finalmente la pace di un Dio immateriale, di un logos che cura e lenisce le nostre umane ferite con un unguento profumato e miracoloso proprio come quello che portano a Lui come dono della nascita, nella Grotta di Betlemme i Re Magi provenienti dal lontano ‘Oriente’.

Siamo a Natale e ogni anno in questo tempo immortale a noi tutti viene offerto quell’unguento miracoloso come a Gesù perché noi uomini in questa terra siamo fatti di carne e la carne fa male quando viene ferita, ma è bene ricordare che la cura c’è, Lui ha pensato anche a questo.

Le luci che illuminanno le nostre strade e la capannina che ogni anno tiriamo fuori dai nostri rispostigli sono lì a ricordarci che la vera luce è quella del Presepe fatto di paglia dove le graziose statuine di terracotta di Giuseppe e Maria, insieme a quelle del bue e dell’asinello, vegliano il Bambinello così come il Padre e la Madre vegliano su di noi con amorevolezza e sacralità.

Prima abbiamo nominato Pietro colui al quale è stato assegnato un arduo compito o, meglio, una missione: “Pasci i miei agnelli – Pasci le mie Pecore”. Il dialogo tra Gesù e Pietro traslato tra noi e Lui è un dialogo potentissimo: una riflessione sulla fragilità umana e la misericordia divina.

“Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”. Anche il Manzoni, nel suo capolavoro, aveva preso atto di questa grande verità!

Di Pietro si è ricordato anche Benigni dedicandogli una performance speciale. La location ove è avvenuta questa rappresentazione è una chicca, come spesso si suol dire per indicare una cosa veramente speciale. Stiamo parlando del Giardini Vaticani dove non è possibile avere accesso perché frequentati solo dai Papi nei loro momenti di riflessione. Un luogo molto particolare ed unico anche perché lì sotto sono custoditi i resti del Pescatore di anime Simon Pietro.

Forse per  un evento così nobile,  si poteva scegliere un posto più vicino a noi ad esempio una piazza, laddove raccogliere un gran numero di persone eterogenee così da far sentire partecipe dell’evento chiunque senza sorta di differenza alcuna perché, in fondo, ognuno è come Pietro semplice e ignaro, ma facente parte delle tante pietre che hanno eretto la grande Chiesa.