LA CREAZIONE DEL NON REALE

di Beppe Attene

I cosiddetti “social” sono invasi da immagini della Presidente Meloni che, in abbigliamento più che succinto, offre allo sguardo due splendide tette a completamento di una posizione ammiccante e sessualmente disponibile.

Si tratta, di tutta evidenza, di immagini false e di uno schifoso assalto in chiave volgarmente antifemminile.

Nella fattispecie dovremmo tutti decisamente indignarci e manifestare solidarietà umana a Giorgia Meloni come a qualunque altra donna che fosse sottoposta a questa violenza.

In realtà, purtroppo, la questione generale è ancora più grave e complessa di quanto non appaia al primo, e giustamente indignato, sguardo.

            Per affrontarla occorre prima di tutto uscire dal contenuto in sé stesso e considerare l’immagine in quanto tale, vale a dire nel suo valore documentale che inevitabilmente acquisirà una volta superata la prima fase di ribrezzo e polemica.

Poniamo, per esempio, che tra una ventina d’anni un giovane storico giapponese stia lavorando a un’opera sulla storia europea dei primi decenni del XXI secolo.

Ritrovando quella particolare immagine cosa gli impedirà di usarla per sintetizzare velocemente e curiosamente un momento e una Nazione?

Si può osservare che da sempre l’Umanità viaggia in mezzo a tanti documenti falsi, ma ora le cose stanno cambiando. E non in meglio.

            L’anonimo estensore della “Donazione di Costantino” che la Chiesa di Roma utilizzò a lungo per dimostrare la legittimità del proprio potere temporale era certamente consapevole della “non verità” del suo scritto e del suo significato profondo.

Ne avrà avuto dei vantaggi o credeva veramente nella causa per cui operava. Non lo sapremo mai.

Ma la cosa era tanto reale da far sì che Lorenzo Valla, che aveva dimostrato la falsità del documento, venisse messo all’Indice dei testi proibiti.

Ed erano passati più di 1200 anni dalla immaginata Donazione.

            La novità del nostro tempo è però, prima di tutto, la immensa estensione del numero dei possibili creatori di documenti.

In secondo luogo la possibilità di creare immagini documentali a sostegno delle proprie convinzioni o illazioni.

Che si tratti di Giorgia Meloni in posizione eroticamente seducente o della terribile violenza su una bimba palestinese poco cambia nella dinamica della azione condotta.

Il realizzatore della immagine non pensa di rivelare qualcosa: egli esprime direttamente la sua analisi e il suo pensiero su quel che rappresenta tramite l’immagine.

            Sia chiaro che non intendo minimamente paragonare Giorgia Meloni a Maria di Magdala, ma il riferimento può essere interessante.

Quando nella Chiesa dei primi secoli iniziò a manifestarsi una pulsione antifemminile (peraltro completamente assente nei Vangeli) Maria Maddalena, che era stata la discepola preferita di Gesù Cristo, venne deliberatamente confusa con la prostituta che Gesù incontra in casa di Simone, il fariseo.

Così colei che era stata la prima cui il Risorto si manifestò (Noli Me Tangere) diventò rapidamente la peccatrice che lavò i piedi del Cristo con le sue lagrime e glieli asciugò con i suoi lunghi capelli.

Da qui una meravigliosa serie di straordinarie opere d’arte, con Maria di Magdala a seno scoperto sotto una folta chioma.

Sino alla disperata statua del Donatello che la rappresenta penitente e imbruttita dal dolore.

En passant, alla fine dell’episodio a casa di Simone Gesù perdona la donna, salvata, come le dice, dalla Fede.

            Insomma, la rappresentazione crea la realtà molto più facilmente delle parole dette o scritte che siano.

Il passaggio che rende più drammatica questa banale consapevolezza è il diffondersi della convinzione che ciò che esiste in Rete sia per questo reale.

O meglio: che anche quando non fosse provatamente reale quel che si mostra e documenta con l’immagine sia comunque la verità profonda che si nasconde dietro i fatti e le menzogne ordite dal Potere.

In un secondo si abbatte e si cancella il ruolo della analisi e della ricerca.

Queste procedure vengono sostituite dalla esibizione, spesso anonima, della prova provata, vale a dire della immagine sia pure falsata o costruita ad arte.

            Quando si fanno questi ragionamenti ci viene spesso ricordato quanto sia illusorio combattere contro lo sviluppo tecnologico e soprattutto che si tratta comunque di espressioni di libertà non casualmente vietate o impedite nei diversi regimi che occupano diverse parti del mondo. Una osservazione corretta e verissima.

Non si tiene però conto che, alla fine, il vero danneggiato è proprio quel valore che di vorrebbe difendere.

            La creazione del non reale è, quando assume diffusione estrema e facilità assoluta, il peggior nemico del libero pensiero e della sua possibilità di manifestarsi.

Ogni singolo creatore o diffusore di contenuti non reali come componenti della realtà effettiva si va ad aggiungere alla vastissima schiera di chi considera il mondo elettronico come unico e vero universo capace di contenere in sé tutto.

Dovrebbe forse considerare che sta andando a sedersi a un tavolo da gioco dove siedono e governano forze ben più importanti e consapevoli di lui.

Quella che gli viene concessa è la illusoria libertà di giustificare e arricchire la posta generale che abbisogna anche del suo insignificante apporto.

            Queste povere pagine si sono già soffermate su Donald Trump che si ritrae e consegna alla Storia nell’atto di far risorgere Lazzaro dal letto di morte.

Immagini non vere, certamente. Ma, nella logica che sta prevalendo, altrettanto certamente reali che descrivono la percezione di se stesso del biondo Presidente USA.

Destinate, anche esse, a diventare documento da esporre e analizzare, ma dotate di una potenza di fuoco miliardi di volte superiore a quella di chi si sofferma a giustapporre alla innocente Meloni il seno di chissà quale altra donna.

Verrebbe voglia di dirgli quello che i monatti gridarono all’ingenuo Romeo dopo averlo salvato dalla folla inferocita: “Va’, va’, povero untorello, non sarai tu quello che spianti Milano.”