INCLUSIONE: I “CALZINI SPAIATI” SI AMMOSCIANO?

di Giorgio Fiorentini

Il giorno 6 febbraio si è celebrato l’evento diffuso dei “calzini spaiati”: bambini e genitori indossano calzini diversi tra loro.
È un simbolo di inclusione, rispetto delle diversità e valorizzazione di ogni persona.

Questa iniziativa nacque a Terzo di Aquileia, in provincia di Udine, nel 2014, in una scuola primaria, dove una maestra, insieme ai suoi alunni, ha ideato una giornata per far comprendere ai bambini che le differenze non cambiano la sostanza delle cose; cioè che una persona è persona indipendentemente dalla sua razza, dal suo genere e dal suo ruolo.

Al di là di alcuni tratti che possono sembrare folkloristici (ma sono pochi), la giornata dei “calzini spaiati”, cioè di calzini uno diverso dall’altro, promuove il valore dell’uguaglianza fra le persone, ovvero il perpetuare l’inclusione di persone di etnie diverse, di razze diverse, di genere diverso, di status diverso e così via.

I bambini, in questo modo, imparano e sviluppano il senso dell’inclusione, che è uno dei capisaldi della sostenibilità del sistema. Se volessimo ulteriormente allargare e correlare questa iniziativa a strumenti di valutazione della sostenibilità, potremmo dire che rappresenta un inizio, per i bambini, di informazione e consapevolezza rispetto, per esempio, al concetto di ESG (Environmental, Social, Governance) e anche della finanza sostenibile.

A questo proposito, sarebbe utile che l’Osservatorio Permanente Giovani-Editori sponsorizzasse in modo puntuale l’evento dei “calzini spaiati” come giornata di grande impatto educativo e conoscitivo sulla sostenibilità.

I bambini con i “calzini spaiati” di oggi non dimenticheranno mai questa giornata e questi valori; essi saranno i cittadini e i clienti che fra 10 o 15 anni apprezzeranno quelle istituzioni, organizzazioni e aziende che fanno dell’inclusione un elemento di sostenibilità.

Comunque, comprendere la differenza tra inclusione e integrazione è essenziale per chiunque desideri approcciare i temi dell’educazione, della diversità e dell’uguaglianza.

L’inclusione si propone di creare un ambiente che non solo accoglie, ma valorizza positivamente la diversità. In un contesto inclusivo, le strutture e le pratiche vengono adattate per garantire che tutti, indipendentemente dalle loro differenze, possano partecipare attivamente e senza ostacoli.

L’integrazione, invece, si riferisce a un processo in cui gli individui appartenenti a gruppi minoritari vengono inseriti all’interno di un sistema preesistente, spesso senza modifiche significative al sistema stesso. Questo può portare a situazioni di marginalità e a un senso di esclusione per quegli individui.

Questo approccio riconosce il valore di ogni individuo e promuove un clima di accettazione reciproca.

Chi è diverso è uguale.

Tutti i bambini e i genitori che indossano “calzini spaiati” possono lavorare e fare la loro vita senza che i “calzini spaiati” diventino un ostacolo o uno stigma.

Oggi, però, i calzini cominciano ad avere un elastico lasco: insomma, stanno scendendo verso le caviglie, perché il contesto politico, giuridico, geopolitico ed economico-finanziario sta sviluppando una serie di cambiamenti nel campo della sostenibilità. In altre parole, i calzini rischiano di ammosciarsi.

Vediamo alcune correlazioni con assetti istituzionali che rendono meno efficace questo tipo di evento pedagogico ed educativo.

La prima correlazione è quella del raccordo asimmetrico fra l’evento dei “calzini spaiati” e il Decreto Omnibus 2025-UE, nel quale sono contenute misure che incidono direttamente e indirettamente sulla condizione di uguaglianza, per esempio di genere, sulla condizione femminile, in particolare sul lavoro, sul welfare familiare e sull’inclusione socio-economica.

Infatti, il post-Omnibus 2025-UE riduce il numero delle imprese obbligate a sviluppare un orientamento all’ESG (un pilastro della S – Social è proprio l’inclusione). Vengono inoltre posticipate alcune scadenze (il cosiddetto “Stop-the-Clock”, che ha rinviato l’entrata in vigore per alcune categorie di imprese).

Un’altra correlazione riguarda il pericolo che il pacchetto Omnibus 2025-UE spinga alcune aziende a sospendere i preparativi per la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Infatti, l’inclusione, insieme ai diritti dei lavoratori, alla parità di genere e alla tutela dei gruppi vulnerabili, è parte integrante della performance sociale nella catena del valore e rischia di essere minimizzata.

La CSRD, attraverso gli ESRS Social (S1–S4), richiede alle imprese di riportare dati e politiche relativi a inclusione e diversità nella forza lavoro (ESRS S1), descrivendo politiche di diversity & inclusion, indicatori sulla rappresentanza (genere, età, disabilità, background), gap salariali, misure per prevenire discriminazioni e promuovere pari opportunità. Oggi tutto questo appare su un binario a “scartamento ridotto”.

Con il decreto di semplificazione si prevede che l’obbligo della CSRD sia limitato alle imprese con più di 1.000 dipendenti e con un fatturato superiore ai 450 milioni di euro, esentando alcune categorie precedentemente contemplate. Il rischio è una marginalità degli effetti.

Un ulteriore collegamento riguarda la CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), focalizzata solo sulle grandissime aziende sopra i 25.000 dipendenti e con oltre 1,5 miliardi di euro di fatturato. Anche questo rappresenta un ridimensionamento rispetto al quadro precedente.

In definitiva, questi ridimensionamenti rischiano di “far cadere alle caviglie i calzini spaiati”, perché si introduce una discrezionalità tale per cui le imprese legano i propri obiettivi sociali concreti e misurabili all’inclusione solo se e nella misura in cui questi risultano materialmente rilevanti e coerenti per l’organizzazione, ma in senso opportunistico: una formale opportunità di disvalore.