IN GRAZIA

di Dalisca

È il caso di dirlo!

Mi riferisco al film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo, suo valido alter ego; film da poco uscito nelle sale cinematografiche.

Finalmente un film giocato sull’amore, sui sentimenti quelli più nobili e sulla rettitudine di comportamenti da parte di persone che hanno a cuore non solo la propria reputazione, ma anche e soprattutto il bene della comunità sentendosene essi stessi parte integrante.

Il protagonista Servillo, nelle vesti di un  Presidente della Repubblica, investito di tutta la sua autorità concernente il  suo ruolo, in abiti rigorosamente scuri, governa, in base alla sua coscienza, lo Stato con un impegno morale ed etico rigoroso proprio di una persona conscia della responsabilità  che il suo compito istituzionale gli impone  in qualità di responsabile del destino del suo popolo.

Oserei definire il film quasi uno strip-tease dell’anima!

Essa, spogliata di tutti gli orpelli, che servono da paravento per oscurare la parte migliore di sé quella stratificata sotto le macerie di una pseudo democrazia, finalmente libera, si concilia con il suo essere di appartenenza, sedando così la sua smania di potere.

Il potere, questa perversione che ci illude di  poter gestire la vita degli altri e che soddisfa  quel desiderio sfrenato di possesso, uccide ogni residuo di umanità.

Sorrentino a questo punto della sua ricerca interiore, tenta questa azione di ”redenzione” restituendo al protagonista e quindi all’uomo la certezza del “dubbio” che, necessariamente ogni persona, a prescindere dal ruolo che occupa nell’ ambito sociale, dovrebbe porsi prima di ogni sua scelta-azione riguardante un suo simile.

Di chi sono i nostri giorni? Mariano De Santis chiede alla figlia Dorotea in un momento di colloquio intimo tra padre e figlia e Lei risponde: “sono i nostri”, con la certezza tipica dei giovani  che ancora non si pongono “quel dubbio” che ci rende più forti e capaci di  una scelta analitica e, per quel che è possibile, oggettiva.

Generalmente i figli seguono i padri durante il percorso della vita, ma accade che, ad un certo punto, i padri seguono i figli ciò perché, in fondo, essi rappresentano il futuro; il loro sguardo si allunga a vedere oltre speranzosi di quel che la vita darà loro.

Del resto, lo scarto generazionale è stato sempre oggetto di discussione tra padri e figli; si sa che è più facile riferirsi al passato, infatti, esso è passato e quindi superato per cui non spaventa più .

Ma i tempi cambiano e con essi le condizioni e i modi di vivere; le nuove generazioni accettano con entusiasmo il presente qualunque siano le reali prospettive per cui, per coloro che lo comprendono, i giovani diventano fari di luce per l’avvenire.

Nel film si avverte molto questa diaspora, ma in modo pacato senza tensione  piuttosto  in forma elegante e raffinata come del resto l’intero svolgimento dello stesso, alla fine il tutto si concilia con intelligenza, semplicità e leggerezza.

Mariano De Santis spesso si trova in situazioni difficili come nel caso in cui deve decidere se firmare o no la legge sull’eutanasia che la figlia, costantemente, lo invita a farlo vista l’urgenza con la quale essa viene da tempo richiesta.

“Se non firmo sono un torturatore, se firmo sono un assassino”. Afferma De Santis.

Che fare?

A questo punto appare una scena molto emozionante e gestita registicamente in modo eccellente.

Un cavallo della  loro scuderia sta per morire, il veterinario suggerisce di finirlo per evitargli la sofferenza, ma il Presidente non è dello stesso parere. La macchina da presa si ferma sull’occhio semiaperto del cavallo che sembra di chiedere “la grazia”, ma essa non gli viene concessa: me la deve chiedere ripete il Presidente!

La commozione e la pietas espresse in questa scena sono tali che non consentono alle parole di esprimerle nella loro piena essenza…

Anche i paesaggi annebbiati, sbiaditi e confusi si associano alle atmosfere soffuse che hanno fatto parte di un passato che inevitabilmente riaffiora nel ricordo del protagonista che li osserva da lontano con quella tenerezza di colui che sa che tutto è passato ma che vive intensamente nel suo essere.

Il film è a mio parere un’opera bellissima, direi addirittura troppo matura per un Sorrentino ancora giovane, ma non si sa mai qual è il tempo giusto per tirare fuori il meglio di sé!

Da vedere!