I COMMENTI ALLA MORTE DI EMMA BONINO

Riconoscenza e applausi ma anche tiro incrociato da sinistra e da destra [1]

di Stefano Rolando

Pur con il riconoscimento di  una consacrazione istituzionale, politica e sociale sul ruolo di “battagliera attivista per diritti civili e umani” (attenzione: quelli civili  con prevalenza della tutela individuale che  diventa collettiva per le potenzialità contenute in una norma approvata; quelli umani originati da tutele collettive nei casi di grave negazione e violenza che ricadono poi sulla protezione di infiniti e spesso ignoti casi singoli) Emma Bonino, morendo, ha mantenuto anche una quota di reazioni e commenti con reiterate prese di distanza.

  • In commenti ispirati da alcune posizioni politiche di sinistra, la critica è di non essere stata “di sinistra” (sic).
  • In commenti ispirati da alcune posizioni politiche di destra,  è di avere dato la stura alla slavina di una “modernizzazione” che ha infranto soprattutto regole imposte dalla morale della componente più conservatrice del cattolicesimo italiano tese a riconoscere i “senza Dio” della disgregazione delle famiglie e dell’omicidio di soggetti viventi ancorché fetali.

In queste critiche i più faticano a comprendere che una leader di un partito che per più volte nella storia ha continuato a chiamarsi “radicale” (il partito ispirato a Mazzini; poi quello di Bertani e Cavallotti;  poi l’età salveminiana degli anni ’20;  poi l’Italia libera di Rossi, dei Rosselli e di Calamandrei; poi la rifondazione nel 1955 ad opera della sinistra liberale guidata da Marco Pannella con un vecchio nucleo radicale sommato ad ex-azionisti) possa avere preso le distanze dal bipolarismo ideologico della politica italiana per riconoscere quel radicalismo non nell’essere ideologicamente “più a sinistra” o “più a destra” ma più intransigente in ordine ai temi e agli obiettivi trattati in materia di diritti individuali e collettivi.

E sempre quei “più” capiscono anche poco che l’appartenenza può tendere a volte più ai comportamenti di militanza che di potere.

Ma  soprattutto queste critiche non tengono nel dovuto conto che Emma Bonino (come altri storici dirigenti radicali) aveva totalmente aderito alla grande scoperta del “far politica” introdotta da Marco Pannella nella politica dell’età repubblicana che ha riguardato la capacità di portare in agenda della politica stessa e del connesso dibattito pubblico i temi del corpo umano e dei comportamenti interpersonali che non riguardavano, se non di striscio, i programmi, gli appelli elettorali e la tematica legislativa. Anticipando un’onda internazionale senza la quale oggi non si può comprendere il rapporto tra i giovani e la politica.

Un’enorme scoperta che è anche entrata nel territorio in cui agivano soprattutto i soggetti religiosi, con alcuni dei quali quel radicalismo è entrato in immediato conflitto, con altri (spiegando così la visita di Papa Francesco a casa di Emma Bonino con una scatola di cioccolatini alle viste dell’ultimo peggioramento di salute) è entrato in sintonia e in mutua riconoscibilità.

In questo modo Pannella, Bonino e la “pattuglia radicale” hanno sfidato i partiti politici italiani per decenni in ordine non alla guerriglia comunicativa abituale (tattica e posizionamento),  ma attorno a nodi di metodo che hanno pure salvato il principio etico del far politica e il superiore valore istituzionale del senso stesso di far politica.

  • Da una parte riscontrando così il consenso di giovani aderenti al principio della politica come “ideale”.
  • Dall’altra parte riscontrando così il consenso di intellettuali e persino di alcuni esponenti borghesi in nome di un “patriottismo” diventato minoritario attorno alla difesa delle istituzioni (tutte le istituzioni) che hanno sempre avuto consenso e fiducia in forma minoritaria dal popolo italiano.

Un evidente irritazione in una parte della sinistra e in una parte della destra si è espressa per l’impronta che io chiamo “post-azionista” che i radicali hanno incarnato (incarnato legittimamente, perché dopo lo scioglimento dell’Azionismo storico la confluenza avvenne verso i socialisti, i repubblicani, i socialdemocratici e  i radicali con nomi e cognomi che Pannella e Bonino ben conoscevano). Una intransigenza che corrisponde anche ad un tratto di alimentazione della cultura della componente progressista della borghesia, che è stata decisiva nelle qualità democratiche europee e che è sempre più venuta meno nell’evoluzione populista degli ultimi trent’anni.

Questi spunti sono accennati per motivare che l’uso stereotipato dei concetti di destra e sinistra spiega sempre meno il ruolo di movimenti e di leader che hanno generato la loro identità combattendo in primis quegli stereotipi.

Tanto che, tra i politici più o meno della stessa generazione di Emma, si sono espressi anche antichi suoi avversari che nella revisione della loro stessa vita (per esempio Pier Ferdinando Casini, domenica su Repubblica) oggi riconoscono una coraggiosa indipendenza attorno a cause indispensabili. Così come la sinistra dovrebbe ammettere (lo spiega bene Francesco Merlo) che il proprio pantheon ha tendenzialmente abbandonato i suoi miti ideologici a favore di figure di riferimento che i radicali hanno rivendicato fin dagli anni ’50.

Un punto di sintesi lo ha ricordato Giuliano Amato (Corriere della Sera, domenica 13 settembre): “Grandi battaglie. Ideali e pragmatismo da statista. Le calza perfettamente una frase di Altiero Spinelli scritta nei suoi Diari: i visionari senza gli statisti  non andrebbero da nessuna pate, ma  gli statisti senza i visionari non saprebbero dove andare. Emma incarnava entrambi”.

Per dire ancora che le critiche a Emma Bonino all’interno di questo schema erano prevedibili e sono parte di un vero impoverimento culturale che dopo il dissanguamento intervenuto nella “seconda Repubblica” restano inquadrate nella pagina dei mali che la stessa Bonino considerava in questi ultimi anni un’involuzione di sistema: “il degrado e la dequalificazione della politica”.


[1] Il mio congedo, con tracce di un percorso di amicizia e collaborazione quarantennale, al link: https://stefanorolando.it/?p=12131