GAUMARJOS (vittoria)

di Dalisca

Il sipario era aperto: due file di bicchieri e un tappeto fatto di vetri rotti ci hanno immersi subito nel pieno del racconto.

Ma a cosa si riferivano, in particolare, quei vetri in frantumi?

Di sicuro vi era stata una festa, e si ipotizzava che quei vetri erano il risultato di tanti brindisi. Qualcosa come spesso si fa alla fine dell’anno per dare il benvenuto al nuovo anno appena iniziato lanciando per l’euforia, stando attenti alla incolumità degli astanti, i calici.

Nulla di tutto questo, infatti, durante lo spettacolo, gli attori hanno rivelato il significato simbolico di quella striscia di vetri rotti: Quando tutto, intorno a noi, va in pezzi, riusciamo ancora trovare un motivo per festeggiare?

Ma andiamo per gradi. Al Teatro India di Roma dal 6 al 17 maggio è in scena “La Festa” opera di Leonardo Manzan e Rocco Placidi. Più precisamente si svolge una supra ovvero un tradizionale banchetto georgiano, una maratona di cibo e vino. Durante questa festa, a turno, ognuno dei partecipanti alza il calice per brindare a qualcosa; i calici devono essere sempre pieni e solo alla fine del rito si beve il vino tutto in un solo sorso.

La compagnia teatrale composta da attori provenienti da Tbilisi, capitale della Georgia, incontrano una turista europea che avevano precedentemente conosciuta durante una sua visita nel loro paese, la quale  viene coinvolta nel rituale del brindisi mentre racconta al pubblico la sua esperienza in quel paese che lei definisce il paese delle meraviglie.

Infatti, lì in Georgia tutti si vogliono bene e chiunque si può unire alla supra qualunque sia la sua motivazione, lì si parla di ospitalità, di accoglienza, di unione tra i popoli e della necessità di stare insieme.

Quando si avverte la mancanza di qualcuno che non c’è più, ci si ferma, si versa a terra il vino e si recita una preghiera.

Detta così davvero questo paese sembra il paese delle meraviglie, ma, purtroppo non lo è infatti la compagnia in questione, durante lo spettacolo, ci mette al corrente della disavventura politica che si è verificata nel loro paese in seguito alla quale il loro teatro è stato chiuso.

Sono 500 giorni che il teatro è chiuso e al momento non se ne prevede la sua riapertura; si sa che il teatro è la cattedrale della libertà di espressione e ciò non coincide con la politica di regimi autoritari che non accettano di buon grado la protesta dei cittadini sotto qualunque forma fosse pure quella teatrale.

L’ultimo spettacolo è coinciso con il giorno delle elezioni politiche che hanno decretato l’abbandono del percorso intrapreso dalla Georgia per entrare a far parte della Unione Europea a seguito dell’instaurazione di un governo dittatoriale che, come tale, inevitabilmente, non vede di buon occhio coloro che non condividono le regole da esso stabilite.

Alla chiusura del teatro si sono succeduti due arresti quali quello del direttore e del primo attore: Andro, che è in carcere da 2 anni senza aver commesso alcuna colpa. Il figlio sa che il padre è fuori per una tournée.

Quella sera, comunque, con la tristezza nel cuore tutta la compagnia teatrale unita alla nostra turista europea ha inscenato una supra perché, come è loro abitudine, in ogni caso bisogna essere uniti e brindare, tanto che ad un certo punto, gli attori hanno coinvolto il pubblico in sala e hanno offerto a coloro che lo gradivano un calice di vino proveniente dalla loro terra quale simbolo di fratellanza e di condivisione.

Alla fine, il pubblico ha gradito molto lo spettacolo sia per l’argomento trattato sia per la nuova forma di linguaggio a passo con i tempi facendo coincidere il passato con il presente. Il plauso è sato meritatissimo da parte di un pubblico che ha condiviso  e compreso la difficoltà degli artisti che, nonostante tutto, hanno reso la performance leggera e gradevole.

Allora, simbolicamente, alziamo i calici e brindiamo alla loro libertà ed insieme gridiamo: gaumarjos.