COSÌ SI FECE L’ITALIA: IL TRICOLORE

7 gennaio 1797: la nascita del Tricolore

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Questo viaggio alla scoperta dell’Unità d’Italia parte da Reggio Emilia, la città del Tricolore. La storia della bandiera italiana inizia ufficialmente il 7 gennaio 1797, quando viene adottata come bandiera nazionale dalla Repubblica Cispadana, uno Stato italiano sovrano nato nel 1796 e comprendente Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, rese indipendenti da Napoleone Bonaparte.

Dopo il trattato di Tolentino del 19 febbraio 1797, furono annesse nuove aree, mentre territori come la Garfagnana, Massa e Carrara confluirono solo in seguito nella Repubblica Cisalpina. La Costituzione della Repubblica Cispadana, modellata su quella francese del 1795, fu pubblicata nello stesso anno. Pochi mesi dopo, su iniziativa di Napoleone, la Repubblica Cispadana si fuse con la Repubblica Transpadana dando vita alla Repubblica Cisalpina, con capitale Milano. Per la prima volta, l’Italia centro-settentrionale si trovò unita sotto un’unica entità politica, seppur sotto l’influenza francese.

Questo assetto ebbe però vita breve: con il Congresso di Vienna del 1815 e l’inizio della Restaurazione, l’Italia fu nuovamente divisa in diversi Stati. Il Regno di Sardegna, il Granducato di Toscana e i Ducati di Parma e Piacenza e di Modena e Reggio tornarono autonomi; Lombardia e Veneto passarono all’Austria; Lazio, Marche e Romagna furono restituiti al Papa; il Sud e la Sicilia rimasero sotto i Borbone.

L’invenzione del Tricolore viene attribuita a Giuseppe Compagnoni, che il 7 gennaio 1797 propose l’adozione di una bandiera verde, bianca e rossa durante la XIV sessione del Congresso cispadano, tenutasi nella Sala del Congresso Centumvirato di Reggio Emilia, poi chiamata Sala del Tricolore. La proposta fu accolta con entusiasmo e approvata ufficialmente. Nel decreto si legge che lo stendardo cispadano doveva essere formato da tre colori, verde, bianco e rosso, da utilizzare anche nella coccarda.

La bandiera italiana si ispira chiaramente a quella francese della Rivoluzione. Tuttavia, i colori assunsero significati propri: il verde venne associato alla libertà e all’uguaglianza, il bianco alla fede e il rosso all’amore o all’amor di patria. Per la prima volta, città un tempo divise si riconoscevano in un simbolo comune, segnando un passaggio fondamentale da identità locali a un sentimento nazionale.

Il Tricolore assunse così una valenza politica, superando il precedente uso militare o civico locale. La Legione Lombarda fu il primo reparto militare italiano ad adottarlo come insegna. Fino al 1814, esso rappresentò per molti abitanti della Pianura Padana il simbolo dell’Italia e della Repubblica.

Nonostante la Restaurazione, il clima culturale rimase influenzato dal romanticismo europeo. Gli ideali di patria, Stato e nazione venivano vissuti quasi come una religione dagli intellettuali. In questo contesto nacquero le correnti politiche che avrebbero caratterizzato il futuro: i reazionari, i liberali e i repubblicani, detti “rossi”, osteggiati dalle monarchie europee. In quell’epoca, tuttavia, strumenti fondamentali della vita politica moderna come la costituzione, i partiti e la libertà di stampa e di associazione erano ancora assenti.