di Diego Castagno
L’8 febbraio 2024, all’istituto Enaip di Varese, un diciassettenne colpisce con tre coltellate alla schiena la sua professoressa. Il 4 marzo 2026, all’istituto «Leonardo da Vinci» di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, un tredicenne accoltella l’insegnante di francese e trasmette la scena in streaming. Il 16 settembre 2026, alla scuola media «Verga» nel quartiere Centocelle di Roma, un altro alunno di tredici anni aggredisce la docente di italiano riprendendo l’azione con uno smartphone montato su un casco. Pochi giorni dopo, a Lamezia Terme, i Carabinieri fermano un quattordicenne prima che entri in classe: il piano per accoltellare la professoressa era stato annunciato e dettagliato su Telegram, con le foto del coltello da caccia già introdotto nei bagni della scuola per essere utilizzato in seguito.
L’origine della catena, tuttavia, risale al 29 maggio 2023: all’istituto «Alessandrini» di Abbiategrasso un sedicenne ferisce la docente di italiano con un pugnale e minaccia tenendo in ostaggio la classe con una pistola giocattolo.
Ricomposti in sequenza, questi fatti smentiscono la lettura dell’amnesia o del «raptus» individuale di ragazzi armati di coltello smartphone e magliette con scritto “me ne frego” o “vendetta”. Queste esplosioni isolate di disagio giovanile sono la replica codificata di un modello preciso che nasce 40 anni fa dal radicalismo eversivo degli accelerazionisti americani e da attivisti del Ku Lux Klan. Nei dispositivi sequestrati a Varese, Bergamo, Roma e Lamezia Terme, gli inquirenti della Polizia Postale e i magistrati delle Procure per i Minorenni – in particolare Venezia e Roma – hanno trovato una traccia digitale ricorrente e precisa: l’iscrizione a canali, chat e infrastrutture di messaggistica internazionali orientate alla mitizzazione e all’esecuzione della violenza.
L’INFRASTRURA
Questa violenza è un fenomeno globale, ha una infrastruttura digitale, una storia ormai nota: strumenti di reclutamento collaudati ed efficaci, gerarchie e diversi step di ingaggio e coinvolgimento. Il primo livello è rappresentato dalle reti di adescamento, gruppi informali sul web e sui social noti, come CVLT e 764.
La prima, CVLT, è nata su Discord nel 2019 per mano dell’allora ventenne francese Rohan Sandeep Rane, poi arrestato in Francia nel 2022 insieme ad altri tre co-amministratori statunitensi Kaleb Merritt, Collin Walker e Clint Borge. Rane ha elaborato per primo le tecniche di ingegneria sociale e ricatto applicate ai minori: adescamento su piattaforme di gioco, come Minecraft o Roblox, l’appropriazione di immagini intime, la sextortion, le minaccia di diffusione dei dati personali, il doxxing, e la richiesta di prove di sottomissione. La vittima, per evitare la gogna nei cosiddetti “LoreBooks” o “Dox-Bins”, report dossier che ogni singolo gruppo archivia sulle persone che ricatta, viene costretta a compiere atti di autolesionismo o incisioni sulla pelle, i cut signs, da documentare in diretta video.
Dopo i primi arresti dei vertici di CVLT, i metodi del gruppo sono stati fatti propri da un nuovo network, il 764, fondato attorno al 2020 dal quindicenne texano Bradley Chance Cadenhead, noto come “Felix” nel mondo del web. Cadenhead viene arrestato a 16 anni e si è sempre dichiarato colpevole rivendicando le sue azioni. Viene condannato nel 2023, ormai maggiorenne, a 80 anni di carcere. Il nome del gruppo, 764, risale alle prime tre cifre dello codice di avviamento postale di Stephenville, la sua città d’origine in Texas. Sotto la gestione di Cadenhead e dei suoi successori, 764 diventa un marchio e si trasforma in un franchise decentralizzato, privo di un centro di comando unico, operante su canali Telegram non moderati come Harm Nation, CVLTIST, Leak Society o H3ll.
In queste chat, il valore dell’utente è misurato dal clout (la reputazione): una metrica che si acquisisce fornendo materiale violento, eseguendo “sfide” o producendo archivi digitali di foto e video di abusi, usati come moneta d’accesso o come strumento di scambio all’interno del gruppo, nel quale spesso gli aderenti si trasformano da vittime a carnefici. Tra le varie prove ad esempio la richiesta che gli adepti si tatuassero il numero 764 sul braccio.
L’OBIETTIVO
Un ulteriore salto di qualità nella storia di questi gruppi si verifica quando la violenza smette di essere unicamente uno strumento di ricatto individuale o estorsivo e assume la forma di una dottrina eversiva. È il passaggio dai network di “sextortion” al circuito NLM (No Lives Matter) e MKY (Maniacs Murder Cult).
In questi gruppi l’obiettivo è reclutare e addestrare potenziali “esecutori” di azioni violente e dimostrative scegliendo a caso gli obiettivi e curando la scenografia e la diffusione del contenuto. NLM non è la creazione di un quindicenne che dal chiuso della sua stanza organizza una chat su telearma o apre un profilo su Tiktok , ma è un adattamento delle teorie dell’accelerazionismo neo-nazista in chiave digitale, con una nuova semantica e nuovo stile di comunicazione. I quadri concettuali di questi gruppi derivano dagli ambienti del cosiddetto terrorismo senza leader e dalle teorie eversive di movimenti come Atomwaffen Division.
L’obiettivo di NLM è la destabilizzazione del tessuto sociale attraverso l’uso della violenza diffusa e casuale. La scuola diventa il bersaglio privilegiato in quanto è istituzione pubblica di prossimità più accessibile e più simbolica, non solo per i ragazzi ma anche per le famiglie e le intere comunità: aggredire un docente durante l’orario di lezione o filmare l’azione tramite smartphone serve a dimostrare l’impossibilità di protezione da parte dello Stato e a garantire un immediato ritorno mediatico. E a “portare il caos nelle strade”, alimentando l’insicurezza.
TEORICI ED ESECUTORI
Le inchieste internazionali (condotte da FBI, Europol e dalle polizie postali europee) mostrano quasi ovunque una struttura di gestione di questi gruppi a doppio livello.
I “Teorici” e Amministratori sono quasi sempre adulti, di solito molto giovani. Il nucleo ristretto dei gestori anonimi, spesso basati nell’Europa dell’Est, in Russia o negli USA redige i manuali, gestisce i canali “hub” su Telegram, produce la propaganda e distribuisce le guide tecniche, nelle quali si spiega come fabbricare esplosivi artigianali o come gestire l’anonimato online.
Il canale d’ingresso, il punto di contatto, non si trova sul dark web ma sulle piattaforme di uso quotidiano dei giovanissimi, TikTok, Instagram, Discord, Roblox. Il funnel di adesione sulle piattaforme pubbliche consiste in video brevi con spezzoni di massacri reali, simbolismi e colonne sonore martellanti. Nei commenti o nelle biografie dei profili vengono inseriti link di reindirizzamento, i funnel, che portano ai canali privati Telegram privi di moderazione. La massa di manovra viene reclutata tramite una dinamica a imbuto, il funnel. I bersagli sono i pre-adolescenti e gli adolescenti dagli 11 ai 16 anni, spesso persone in situazioni di isolamento sociale o di fragilità emotive.
Una volta dentro le chat, i ragazzi subiscono un condizionamento graduale. Si parte dalla fruizione passiva di contenuti gore e violenti per poi passare a richieste attive: sfide di autolesionismo (self-harm), atti di vandalismo, maltrattamento di animali o aggressioni, il tutto condizionato dal ricatto e dall’estorsione di materiale personale condiviso (sextortion).
Fino a poco tempo fa il fenomeno veniva trattato in Italia come cyberbullismo o reato informatico marginale. Gli eventi recenti invece hanno mostrato come dalle incitazioni sul web si sia passati ai comportamenti estremi nel mondo reale, spesso testimioniati In Real Life sulle piattaforme.
I “Carnefici, o gli Esecutori” sono invece i minorenni adescati, ragazzi di 13, 15 o 17 anni che frequentano le chat. Vengono indottrinati, desensibilizzati e infine spinti ad agire In Real Life. Per il minorenne l’atto è un modo per guadagnare reputazione presso il gruppo, la “clout” o per sfogare un disagio. Per i registi del progetto l’atto dell’esecutore è, lo strumento, il “vettore” per generare il panico mediatico e la destabilizzazione sociale.
“No Lives Matter”
Il No Live Matters costituisce quindi il punto di fusione tra due matrici ideologiche nate tra Stati Uniti ed Europa nei primi anni Duemila. La base teorica deriva dagli scritti dell’ideologo neo-nazista americano James Mason, raccolti nel testo “Siege”, in cui si teorizza la leaderless resistance che ha per obiettivo proprio quello di portare il caos, istigando singoli individui a compiere atti di violenza casuale per far collassare le istituzioni democratiche.
L’altra fonte di ispirazione arriva dal mondo del satanismo “misantropico”, quello di Order of Nine Angles, “O9A”, un gruppo occultista ed eversivo nato nel Regno Unito negli anni ’70 che promuove la sovversione morale, l’infiltrazione e la manipolazione di individui vulnerabili per indurli ad atti estremi da usare come “test di purificazione”.
NLM nasce attorno al 2019-2020 quando veterani di queste organizzazioni, tra cui affiliati alla Atomwaffen Division poi messa fuori legge e classificata come terroristica negli USA e in Europa, capiscono che per sopravvivere alla repressione delle forze dell’ordine devono abbandonare la struttura paramilitare rigida e migrare su piattaforme non moderate, cambiando target e puntando sui giovani ragazzi minorenni.
La saldatura con la cultura “Com” dei minori avviene in quel momento, con una ulteriore involuzione ed un cambio di target. Estremisti e affiliati adulti iniziato a frequentare i server Discord e le chat di gaming dove si muovono i ragazzi e propongono i concetti più complessi dell’eversione politica nel linguaggio dei teenager: meme, grafica dark, musica phonk, estetica edgy e logiche gamificate da videogioco, cioè il livello, il clout, il punteggio.
Lì’operazione ha un relativo successo e NLM viene lanciato non come un partito, ma come un “brand dell’odio” decentralizzato. Chiunque può aprire un canale Telegram e chiamarsi “NLM Italia” o “NLM Varese”, scaricare i PDF con i manuali e dichiararsi parte del movimento.
D notare che la “Com” (abbreviazione informale di Community) è una sottocultura digitale emersa intorno al 2020 nei circuiti giovanili e non moderati di piattaforme come Discord, Telegram, Roblox, Kik. Si tratta di un ecosistema sommerso, fluido e altamente decentralizzato, composto da micro-cellule di adolescenti e giovani adulti. La “Com” si distingue per una combinazione di cybercrime aggressivo, sadismo psicologico, ricerca di visibilità (clout) e un’ossessiva competizione gerarchica.
Questa sottocultura si sviluppa sulla base di una organizzazione informale in microgruppi capaci di sciogliersi e riaggregassi molto rapidamente.
“SIEGE.” JAMES MASON
Per comprendere infine la natura eversiva dei canali NLM (No Lives Matter), occorre risalire alla genesi teorica dell’accelerazionismo terrorista e ad un corpo dottrinale elaborato negli anni ’80 dall’ideologo neo-nazista americano James Mason, all’interno della newsletter Siege, successivamente raccolta in un volume omonimo nel 1992 a cura di Michael Moynihan, divenuto il testo di riferimento per la galassia dell’estrema destra extraparlamentare globale.
La tesi di fondo di Mason parte dalla premessa radicale che il sistema politico, sociale ed economico della democrazia liberale è arrivato a un livello di consolidamento tale che qualsiasi opposizione politica tradizionale, sia essa elettorale, di protesta o paramilitare non ha più efficacia. Di conseguenza, l’unica opzione strategica razionale non è tentare di “riformare” il sistema o “persuadere” e persone, ma accelerare il collasso strutturale della società, da cui lo slogan “Accelerate the collapse”, portando il caos e destabilizzando il mondo.
Questa accelerazione si realizza attraverso la teoria del terrorismo senza leader (leaderless resistance), formulata originariamente dal veterano del Ku Klux Klan Louis Beam. La dottrina elimina la necessità di una gerarchia di comando, di una catena d’ordini o di un’organizzazione formale, elementi che renderebbero la struttura vulnerabile alle infiltrazioni delle forze dell’ordine e della magistratura.
La “resistenza senza leader” funziona come un’infrastruttura aperta: una dottrina condivisa indica gli obiettivi strategici e la visione del mondo, mentre l’esecuzione è interamente delegata a singoli individui o a micro-cellule autonome che agiscono in totale indipendenza logistica.
Nel passaggio dai gruppi paramilitari tradizionali disarticolati dall’FBI tra il 2018 e il 2021, alle reti digitali giovanili il testo “Siege” si trasforma in brevi “manuali di condotta” anonimi, sulla violenza casuale come detonatore sociale.
All’esecutore non si richiede una formazione ideologica complessa né una formale adesione politica, ma lo si indottrina e lo abitua alla violenza.
Michael Moynihan e “Lord of caos”, l’inchiesta sul Black Metal norvegese (1998)
L’altro personaggio centrale della storia è Michael Moynihan, nato nel 1969 a Boston, giornalista, saggista, curatore editoriale e musicista statunitense. È una figura di primo piano, e da sempre molto discussa, all’interno delle sottoculture della musica post-industrial, del neofolk e dello studio dei movimenti eversivi e underground.
Tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, Moynihan ha appena creato il marchio editoriale indipendente “Storm Books”, quando entra in contatto con l’ideologo neo-nazista James Mason. Moynihan comprende il “potenziale” teorico dei suoi articoli scritti tra il 1980 e il 1986, e si fa carico di raccogliere, riordinare e curare i bollettini di Mason in un unico volume, che pubblica nel 1992, con il titolo “Siege: The Collected Writings of James Mason”.
Probabilmente senza l’operazione editoriale e la promozionale condotta da Moynihan, Siege sarebbe rimasto un ciclostilato introvabile della storia dell’estrema destra americana, anziché diventare il testo guida dell’accelerazionismo moderno.
Moynihan è noto al grande pubblico e nell’ambito della saggistica musicale per essere il co-autore, insieme al giornalista norvegese Didrik Søderlind, del celebre libro d’inchiesta “Lords of Chaos: The Bloody Rise of the Satanic Metal Underground”, pubblicato nel 1998 e tradotto anche in italiano. Il saggio ricostruisce la catena di roghi di chiese storiche, omicidi, violenze e radicalizzazione esoterica avvenuta nella scena black metal norvegese nei primi anni ’90, ispirata da figure come Varg Vikernes e la band “Mayhem”. Il testo è considerato una pietra miliare della pubblicistica sul tema ed è stato adattato nel 2018 nell’omonimo film del regista Jonas Åkerlund.
Oltre all’attività saggistica, Moynihan è il fondatore del gruppo musicale Blood Axis, una delle band di riferimento della scena neofolk internazionale. Nei suoi lavori musicali e nelle sue scelte editoriali ha sempre affiancato richiami al paganesimo europeo, all’esoterismo e alla filosofia Nietzschiana e Tradizionalista, pubblicando anche saggi legati al pensiero di Julius Evola per il pubblico anglosassone. Moynihan ha costantemente rigettato le accuse di appartenenza politica, definendosi un ricercatore e un osservatore neutrale interessato a documentare le manifestazioni più estreme ed eccentriche del pensiero umano. Eppure le sue operazioni culturali hanno avuto un ruolo determinante nel far circolare testi eversivi nelle sottoculture giovanili e musicali dagli anni ’90 a oggi. Per comprendere come questo saggio abbia analizzato l’intreccio tra sottocultura musicale, eversione e violenza giovanile nei primi anni ’90, la visione dell’adattamento cinematografico Lords of Chaos, del 2018, offre un’introduzione visiva e storica al contesto in cui operava Moynihan, il quale ha sempre rifiutato ogni etichetta politica rivendicando il suo ruolo di giornalista e di editore.
DIGRESSIONE: DESTABILIZZARE
Interessante nel nuovo terrorismo neo nazista il riferimento al caos come strumento di destabilizzazione. Nella storia del pensiero e della cosmogonia occidentale e orientale, il caos ha quasi sempre mantenuto un carattere generativo. Dalla mitologia greca fino alle teorie scientifiche e filosofiche della complessità, il disordine rappresenta un momento di rottura di un equilibrio statico da cui può emergere una nuova configurazione o un progetto politico e sociale.
Nei network accelerazionisti prende forma un nuovo concetto di Caos che diventa disordine radicale privo di qualsiasi dimensione costruttiva o trasformativa, e privo di qualsiasi empatia umana. Non c’è alcun “dopo” nella catena di atti eversivi, la tortura psicologica sulla vittima adescata o l’aggressione fisica contro un docente in aula non portano un nuovo ordine morale, politico o sociale, si limitano a erodere la fiducia in quello c’è. Il fine è il collasso sociale, senza alcuna ipotesi su cosa debba subentrare dopo le macerie.
La realtà inoltre si riduce ad una metrica di gioco: si gamifica la sofferenza dell’altro, il sangue, la disperazione della vittima o il panico collettivo generato da un fatto di cronaca, elementi che non vengono percepiti nella loro concretezza umana, ma tradotti nel linguaggio dell’algoritmo. La violenza diventa punteggio, clout (reputazione), moneta d’accesso a sottogruppi riservati. L’azione violenta è svuotata di senso etico e trattata come la risposta a una “sfida” o l’avanzamento di livello all’interno di un videogioco sociale. L’unica certezza oltre alla sfida resta il vuoto senza senso i legami che si creano tra gli adepti.
L’aggressione nell’aula scolastica o la minaccia diffusa in chat rappresentano la violenza “pura” del tutto de-umanizzata, che spinge alla dissoluzione di ogni norma, di ogni valore e di ogni legame sociale.
“LORDS OF CHAOS”
Nel dibattito sulla natura della violenza subculturale, il saggio Lords of Chaos (1998) di Michael Moynihan e Didrik Søderlind aiuta a comprendere meglio la genesi di questi gruppi e il loro stile operativo estremo ed eversivo.
Il fenomeno dell’accelerazionismo puro, con il suo nichilismo orientato alla distruzione delle istituzioni, e quello del black metal norvegese dei primi anni ’90, con le sue propaggini giovanili delineano l’idea della messa in scena della trasgressione, dove l’estetica e la teatralità della violenza finiscono per travolgere e determinare la realtà stessa. Negli episodi di Oslo e Bergen con le rappresentazioni dei roghi di chiese plurisecolari, delle profanazioni, dell’omicidio di Euronymous per mano di Varg Vikernes, la spinta iniziale era un gioco di rialzo folle ed identitario all’interno di un gruppo giovanile ristretto, il cosiddetto “Black Circle”. La violenza serviva a convalidare uno stile, una posa artistica e un’appartenenza subculturale di fronte ai propri pari.
Il caos simulato opera attraverso un meccanismo d’inversione, per cui la finzione scenica, l’iconografia diabolica, la retorica misantropica, le copertine dei dischi, viene portata alle sue estreme conseguenze fisiche per dimostrare “autenticità” del fenomeno nel suo complesso. Non è l’ideologia a generare l’atto, ma il bisogno di costruire e identificarsi in una simulazione stilistica fino al punto di non ritorno.
Lords of Chaos individua precocemente ciò che decenni dopo si è trasferito nell’infrastruttura di Telegram e Discord: la trasformazione del crimine d’odio e della violenza in un contenuto mediatico. Con le evoluzioni del caso: i protagonisti del Black Circle norvegese cercavano l’attenzione dei giornali e della televisione, oggi gli adolescenti delle chat 764 e NLM cercano il clout, la credibilità e il rispetto, e l’attenzione degli algoritmi dei social media.
Se l’accelerazionismo politico di Siege usa il caos come strumento tattico e la sottocultura Com lo consuma come metrica di gioco, il “caos simulato” teorizzato in Lords of Chaos ne rivela la matrice originaria: una recita estetica e identitaria che, a forza di essere esibita e alzata di tono, finisce per produrre sangue reale.
PER APPROFONDIRE: LE FONTI
Le fonti principali cui attingere per approfondire imo tema sono gli atti giudiziari e di polizia, i report di intelligence, le inchieste giornalistiche internazionali e alcuni saggi accademici.
Le fonti giudiziarie e di polizia in Italia ed in Europa, in cui si parla del tema sono emesse dalle Procure della Repubblica presso i Tribunali per i Minorenni di Venezia, Roma, Milano, Caltanissetta. Tra gli Atti i report relativi alle indagini sulle reti Telegram, adescamento e reati di eversione/istigazione alla violenza tra minori.
Altri documenti derivano dalla Polizia di Stato e dal Servizio di Polizia Postale: report annuali sulla pedopornografia e sul cybercrime minorile, in particolare i dossier dedicati al fenomeno della sextortion e delle sfide online le cosiddette challenge.
Ci sono poi i report annuali della EuroPol, dedicati alla convergenza tra cybercrime, la violenza in rete e laradicalizzazione giovanile.
In America l’FBI ha classificato i network 764 e Comcome minacce prioritarie per la sicurezza dei minori e la radicalizzazione interna. Il Department of Justice statunitense rende disponibili documenti relativi ai processi e alle sentenze di condanna di alcuni fondatori dei gruppi ad esempio il procedimento contro Bradley Chance Cadenhead e l’incriminazione federale dei vertici di CVLT del gennaio 2025.
Ci sono poi i Centri di ricerca e i Think Tank specializzati: l’ISD, l’ Institute for Strategic Dialogue con sede a Londra e a Washington, uno dei centri studi leader nel tracciamento del pensiero accelerazionista e delle reti neo-fasciste su Telegram e Discord. Pubblica regolarmente report e policy brief specifici sulla True Crime Community (TCC) e sui gruppi No Lives Matter (NLM).
Il King’s College di Londra produce analisi dettagliate sull’estetica “edgy”, l’uso della musica “phonk” e la gamificazione della violenza nelle chat di minori. Lo stesso fa il MEMRI, il Middle East Media Research Institute, che si occupa di Cyber terrorismo e violenza domestica, con lavori di monitoraggio delle estensioni ideologiche dell’accelerazionismo, inclusa la penetrazione nelle sottoculture giovanili.
Infine ci sono le inchieste giornalistiche di riferimento, cui abbiamo attinto per fare questo prima o approfondimento sul tema.
Il “Washington Post” e il “New York Times” hanno dedicato approfondimenti d’inchiesta alla nascita del fenomeno 764 negli USA, ricostruendo le storie delle vittime e il ruolo delle piattaforme e l’utilizzo dellle metodologie di analisi usate per tracciare i canali Telegram accelerazionisti e i network estorsivi europei.
In Italia del tema si sono occupate “La Repubblica”, “Il Corriere della Sera” e “Domani”, in particolare a proposito delle ricostruzioni di cronaca giudiziaria locale relative ai singoli episodi di Abbiategrasso, Varese, Trescore Balneario, Roma Centocelle e Lamezia Terme.













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