Z- LA GUERRA DEL SOLDATO KONSTANTIN

L’UOMO CHE LEGGE

È un diario di guerra di un soldato russo, che il giornalista RAI e inviato de Tg2 in Ucraina, scopre in una teca di un museo di Kiev. Il manoscritto porta alla luce le righe scritte in cirillico dal giovane soldato Konstatin, aprendo uno scorcio sull’animo umano, dilaniato e dubbioso, tormentato dai grandi interrogativi sul perché di questa guerra, di questa distruzione dell’uomo contro l’uomo e di quale sarà il suo destino.

Nel dialogo immaginario tra l’autore, il Capitano-Romoli, e il soldato emergono le paure, la solitudine, le nebbie dell’anima e l’anelito, nonostante tutto l’orrore, di preservare il “divino” che è insito in ogni uomo.

La guerra diventa palcoscenico dei travagli interiori del giovane, che cerca di esprimere le sue sensazioni più dolorose e crude sulla guerra di Putin, le domande incalzanti del suo Capitano fanno emergere la sua umanità che si scaglia contro l’asperità del conflitto.

Konstantin esprime il dolore di essere solo, un “nikto”, un figlio del nulla, per il quale “morire diventa più semplice se non si ha nessuno da cui tornare”, e riflette sulla condizione degli esseri umani, “gli unici animali che trovano piacere nel dolore che infliggono agli altri”.

La guerra del soldato russo diventa emblema di tutte le guerre, scardina i suoi costrutti e sottolinea che chiunque vinca avrà perso, perché sarà lo stigma della disumanità verso l’altro ad accompagnare i combattenti.

Il giovane combattente risponde alle domande del Capitano, che rappresenta il movimento dei pensieri in cui si genera la volontà, il desiderio, le emozioni e i sentimenti e diventa custode del soldato-bambino. Dalle sue risposte si evince il terrore profondo per ciò che dovrà compiere, ma nonostante questo, l’attaccamento alla sua parte sacra gli permette di chiedere “il sacramento del perdono” che lo salverà dalla devastazione.

Konstantin è teso nella ricerca spasmodica della verità con la consapevolezza che l’orrore che è chiamato a compiere verrà condannato dal resto del mondo, un mondo bisognoso di uomini più giusti e saggi.

La ferocia delle battaglie non impedisce all’uomo-Konstantin di far prevalere i suoi sentimenti semplici e di tornare all’origine della vita, perché vivere è più importante di una sconfitta o di una vittoria, dove “diventare pietra tra le pietre e albero tra gli alberi” gli consentirà di salvarsi e di correre più veloce degli istanti della guerra.

La scintilla di Dio, il piccolo soldato, la voce della coscienza cristallizzata dalla figura del Capitano, il territorio aspro, i bersagli e gli artiglieri, in questo libro Andrea Romoli, capitano della riserva dell’Esercito italiano, attraverso le sue parole e le fotografie emozionanti in bianco e nero di Karina Bikbulatova, fotografa russa, toglie il velo insanguinato che avvolge la guerra e mostra la nudità e la complessità dell’uomo, perché la guerra non si può umanizzare, ma solo subìre.


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