VIBES: CHI SONO COSTORO?

“Vibes” è un forestierismo che letteralmente vuol dire vibrazioni, ma nel linguaggio informale indica: il clima emotivo di una situazione, la sensazione o intuizione che una persona, una struttura o un ambiente (quasi in chiave evoluzionista) ti trasmette.

I Late Millennials (nati tra il 1993 e il 1996), la Gen. Z (nati tra il 1997 e il 2012) e la Gen. Alfa (nati dopo il 2011) usano, nel loro parlare, questa parola come un indistinto-distinto che indica un contesto-atmosfera positivo o negativo.

Io lo uso per definire il loro Welfare che non potrà essere uguale al welfare tradizionale in atto. Cioè il WELFARE VIBES.

Il welfare “vibes” vuole dare all’uomo una dignità di cittadino che esprime “cittadinanza” e quindi sviluppa il ruolo del “cittadino-cliente”.

Il “cittadino-cliente” vuole decidere, fare azioni che i consumatori (non i consumisti) compiono quando scelgono, acquistano, usano e smaltiscono prodotti o servizi, superando le barriere di sola e semplice fruizione.

Questo comportamento è influenzato da diversi fattori:

  • psicologici, come motivazione, percezione, apprendimento, atteggiamenti e personalità;
  • sociali, come cultura, classe sociale, famiglia, gruppi di riferimento e influenze sociali;
  • personali, come età, occupazione, stile di vita e situazione economica;
  • situazionali, come contesto di vita e wellbeing.

Il welfare “vibes” è un “bundling” di servizi integrati e sinergici; fa massa critica a favore del cittadino.

Ambiente coinvolgente che crea curiosità, partecipazione e interazione.

Le “vibes” sono una combinazione fra la componente “soft”, come “atmosfera/energia legata al benessere sociale”, “sensazioni positive associate al welfare ex ante” e messaggi, storie e informazioni che trasmettono un approccio positivo, costruttivo o “ispirazionale” sul tema (per esempio, del welfare “ex post”), unitamente alla componente “hard” di efficacia di servizio — la concretezza della prestazione — che è proporzionale al livello di soft.

La sfida è la costruzione di servizi che fruiscono delle “vibes” per trovare soddisfazione esistenziale e, per esempio, aiutino la gestione della vita familiare, supporti alla genitorialità, conciliazione lavoro-famiglia, previdenza e tutela economica.

Late Millennials, Generazione Z e Generazione Alpha tendono ad adottare un paradigma decisionale differente rispetto alle generazioni precedenti: mentre il razionale conservativo privilegia stabilità, continuità e riduzione del rischio, il razionale innovativo valorizza cambiamento, sperimentazione, flessibilità e impatto sociale, nonché rischio calcolato.

Le nuove generazioni non rifiutano la razionalità, ma la reinterpretano: dalla conservazione del valore esistente alla creazione continua di nuovo valore attraverso innovazione, sostenibilità e connessione digitale.

Questo paradigma si basa sulla reciproca circolarità fra “vibes” (emozioni, vibrazioni, ambiente favorevole, ecc.) e le azioni di wellbeing (salute, inclusione sociale, futuro economico sicuro, realizzazione di se stessi, ecc.).

Per i Late Millennials, la Gen. Z e Gen. Alfa sono la condizione indispensabile per avere un asset di welfare positivo.

Le “vibes” sono le condizioni di implementazione delle attività prestazionali di welfare.

Le “vibes” facilitano l’evoluzione indispensabile, ma asettica, delle prestazioni in SERVIZI.

Il ruolo delle “vibes” è una precondizione culturale per i Late Millennials, la Gen. Z e Gen. Alfa al fine di renderli permeabili alle sollecitazioni di fruizione delle azioni offerte dal sistema pubblico e privato. In seguito diventano condizioni di fruizione, intese come regole generali per poter gestire il processo e l’impatto delle azioni stesse.

Nei sistemi sociali, il termine “vibes” può essere formalizzato come insieme di norme informali, relazioni, fiducia e benessere che alimentano le persone nel ruolo di condizione di cessione delle azioni di welfare.

Le vibes agiscono, influenzando:

  • la disponibilità individuale alla partecipazione e alla fruizione delle attività;
  • la propensione alla reciprocità;
  • la percezione di equità e sicurezza sociale;
  • la qualità delle relazioni fra cittadini e istituzioni.

Ovviamente, la premessa è il paradigma che l’integrazione fra “vibes” e azioni sviluppa BENE COMUNE E COLLETTIVO.

In un territorio caratterizzato da “vibes” positive, risulta, infatti, più probabile l’emergere di forme di cooperazione, di solidarietà e di mutuo aiuto, di convergenza su un potere di distribuzione dei vantaggi.

La biblioteca di quartiere diventa comunità culturale tramite le “vibes”. Essa offre: libri; studio; accesso digitale, ma l’incontro e lo scambio relazionale produce riconoscimento reciproco, relazioni diffuse, senso di appartenenza. Le “vibes” offrono clima e facilitazione non solo strutturale.

Un ospedale umanizzato, con evoluzione da prestazione sanitaria indispensabile a servizio sanitario, è l’obiettivo.

Infatti, possiamo avere due reparti con alta qualità prestazionale: in un reparto la comunicazione è fredda, le attese incomprensibili e l’empatia scarsa; nell’altro, con personale che ascolta, informazioni chiare e ambienti accoglienti.

L’auspicabile secondo reparto ha “vibes” positive e produce “commitment”.

Gli esiti clinici possono essere simili, ma l’esperienza soggettiva cambia radicalmente e spesso alcune ricerche affermano che il “clima”-“vibes” aiuta a stare meglio.