VERSO UN’EUROPA ‘FORTEZZA BASTIANI’?

di Lucio Leante

Caro direttore,

dopo la riunione del 7 giugno 2026 a Londra dei tre maggiori leader europei (Friederich Merz, Emmanuel Macron e Keir Starmer) con il leader ucraino Volodimyr Zelensky, conclusasi con una, probabilmente vana, richiesta di un cessate il fuoco immediato (sulla base delll’attuale linea del fronte) e con una proposta dei negoziati diretti russo-ucraini da svolgersi con “l’assistenza” di quegli stessi leader europei (oltre che degli americani) Le voglio rivolgere qualche semplice domanda sulle strategie di fondo di quei medesimi leader.

Non Le sembra che quei tre leader, spingendo per un velleitario riarmo europeo (su basi nazionali), in vista di una immaginaria minaccia di invasione russa, ricordino quei militari decadenti che, nella “Fortezza Bastiani” immaginata da Dino Buzzati nel suo romanzo “Il deserto dei tartari”, si consumano nell’attesa di un nemico che non arriverà mai?

Non Le sembra che oggi in Europa, proprio come in quel romanzo, ci si appresti a consumarsi nella patetica prospettiva di una gloriosa quanto onirica resistenza ad un invasore che non arriverà mai perché a invadere l’Europa non ci pensa nemmeno non avendone né gli interessi, né la volontà, né i mezzi? 

Secondo Lei, a chi giova questa grande bufala se non a quegli stessi leader che sembrano ansiosi di creare un clima di allarme e di emergenza per favorire, (probabilmente ad uso di supporto al loro periclitante consenso politico interno), una nuova ondata di gigantesca spesa pubblica (a debito) intesa a favorire (soprattutto in Germania) una riconversione industriale verso fabbriche di carri armati, missili eccetera, destinati in partenza a diventare ferri vecchi inutilizzati e obsoleti? 

Le chiedo anche: non Le sembra che quei leader possano voler utilizzare il prolungamento della guerra in Ucraina – e la caduta probabilmente accidentale sul territorio UE-NATO di qualche drone, frettolosamente definito “deliberato attacco russo” –  per alimentare una minaccia fittizia e immaginaria all’Europa, al fine di forzare una egemonia dei loro grandi paesi europei su quelli medio-piccoli al costo tra l’altro per questi ultimi di una sostanziale riduzione dei servizi pubblici essenziali e al rischio di una insostenibilità finanziaria di paesi, come l’Italia, già iper-oberati da un debito pubblico al limite della insostenibilità?

Non ritiene che l’obbiettivo conclamato di fare “tornare a contare nel mondo” un’Europa unificata politicamente (e sotto la loro egemonia grazie all’abolizione della regola dell’unanimità in Consiglio), tra l’altro in autonomia dall’ombrello USA-NATO, oltre che pateticamente nostalgico, sia anche del tutto irrealistico, e che comunque implicherebbe la costosissima costruzione di un deterrente europeo, sia convenzionale, sia nucleare?

Non Le sembra infine inspiegabile il fatto che gli attuali grandi leader europei, mentre agitano una minaccia russa a dire poco improbabile, ignorino del tutto invece, almeno nelle loro dichiarazioni pubbliche, minacce ben più concrete ed attuali? 

Non Le pare infatti che stiano chiudendo gli occhi sul fatto che gli Houti yemeniti da qualche tempo, con i loro attacchi, costringono le navi commerciali europee a evitare lo stretto di Bab el Mandeb ed il Mar Rosso e a circumnavigare l’Africa?

Non stanno anche forse quei leader ignorando del tutto, almeno nelle loro dichiarazioni pubbliche, i progetti iraniani di dotarsi di missili “Korramshar” a lunga gittata (fino a 4.000 km) in grado di colpire (in prospettiva anche con testate nucleari!) tutte le grandi capitali europee?

Non Le sembra un po’ patetico che si chiamino gli europei alle armi verso Est ben sapendo che lì non ci sarà mai la prova del fuoco e della forza, mentre si evita accuratamente di prendere atto della minaccia da Sud, che potrebbe implicare la possibilità di un confronto reale?  

Non Le sembra, quindi, che queste politiche europee, vigorose e reboanti in apparenza verso una minaccia improbabile da Est, e deboli e “struzzesche” verso le reali minacce da Sud, siano un’ulteriore conferma di un’inconsistenza strategica e politica dell’Europa e, nonostante le dichiarate intenzioni contrarie, un più deciso passo verso un suo progressivo ulteriore declino politico, economico e finanziario? 

Non Le sembra, insomma, che quelle politiche rischino di condannare l’Europa al ruolo di una patetica e mal orientata e diretta “Fortezza Bastiani”?

Spero di non avere messo troppa carne al fuoco.

Cari saluti,

Lucio Leante

Ex corrispondente dell’ANSA da varie capitali estere, già collaboratore de “Il Mulino”, “Mondoperaio” e altre testate.