TOMASO ALBINONI 1671 – 1751

Ma Albinoni è una persona reale o è un mistero dietro un adagio? Vediamo un po’.

Tomaso nasce (e muore ottant’anni dopo) a Venezia, in una famiglia di mercanti di carta. È un’epoca in cui la carta è una merce pregiatissima, quindi gli Albinoni non se la passano affatto male.

Come primogenito sarebbe toccato a lui mandare avanti la bottega di famiglia alla morte del padre; invece quando aprono il testamento si scopre che il saggio papà lo ha liberato da questo sgradito peso, scaricato su un fratello. Quindi, via per la strada dell’arte!

Non ha bisogno di guadagnarsi il pane; è uno dei pochi fortunati dell’epoca che si può permettere di snobbare il servizio di principi, duchi, re o arcivescovi, che, certo, garantiva un tetto e la cena ma anche l’obbedienza ai capricci del padrone.

Fa, in anticipo sui tempi, il compositore indipendente e arriva a rifiutare di iscriversi all’Arte dei Sonatori della Serenissima, di cui invece è membro il suo amico Vivaldi, mentre mantiene l’associazione all’Arte dei Cartari.

Quindi non si esibirà mai in pubblico (perché senza l’iscrizione non glielo lascerebbero fare e comunque non gli interessa neanche un po’) né fa parte del mondo dei musicisti professionisti di Venezia; rimarrà sempre un “Musico di violino, dilettante veneto”, come gli piace presentarsi, che però riesce a tirar fuori un reddito dalla sua attività di compositore.

Intendiamoci, non è ancora arrivata la benedetta epoca dei diritti d’autore, quindi il suo è un reddito appena dignitoso, tanto è vero che a Venezia abita sempre in una zona poco chic e fuori mano, fra S. Trovaso e S. Barnaba, popolata da nobili decaduti, chiamati, appunto, Barnabotti.

Da tutti è stimato all’altezza dei suoi contemporanei Corelli, Scarlatti e Vivaldi. Sappiamo anche che è stato il primo compositore italiano a scrivere concerti per oboe, uno strumento ancora poco usato, che lui finalmente valorizza.

Poco però possiamo dire della sua musica a confronto con quella degli altri perché molti suoi manoscritti, che erano conservati nella Biblioteca di Stato di Dresda, se ne sono andati in fumo nei furiosi bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

E allora come mai il nome di Albinoni è così familiare?

In realtà non lo è mai da solo, ma sempre in coda al titolo: “L’adagio di…”, una bellissima composizione che ci viene servita da anni, mattina e sera come contorno di matrimoni, lauree, funerali (quello di Berlinguer nell’84 e quello della Thatcher nel ‘13), a commento di film (“Gli anni spezzati” di Peter Weir), citata in dischi (I Doors: “An American Prayer”).

Ma sotto c’è un quasi giallo storico-musicale. Eccolo:

Un bel giorno del ‘900 un musicologo, Remo Giazotto, già noto come studioso di musica barocca e specialista di Albinoni, si fa vivo e racconta di aver recuperato nella Biblioteca di Dresda una serie di frammenti che ha copiato e dai quali ha ricostruito un brano per archi e organo; e lo pubblica nel 1958, con il titolo di “Adagio in Sol minore” a firma di Tomaso Albinoni.

La scoperta non può essere documentata, dichiara il maestro Giazotto, perché quei frammenti sono andati distrutti insieme a tutto il resto nei bombardamenti citati prima. Da quel momento, un po’ per la sua storia avventurosa, un po’ perché è davvero bellissimo, il tema acquista quella immensa popolarità che ha ancora.

È solo nel 1998 che la nebbia si solleva. In quell’anno Giazotto muore e si viene a sapere che fra le macerie della biblioteca non ci è mai finito nessun frammento di musica di Albinoni perché non c’era neanche prima della guerra. Lo studioso si è inventato tutto!

L’Adagio è una composizione originale di Giazotto. Per quasi mezzo secolo il mondo della musica colta non ha avuto il minimo dubbio su questa faccenda. Ormai è troppo tardi per interrogarne l’autore. Un falso clamoroso come questo bevuto in un sorso da tutti: profani e, peggio ancora, esperti.

Il risultato è che Albinoni è diventato e rimarrà famoso per un brano di musica struggente e bellissima che non è suo, Giazotto è diventato e rimarrà famoso (magari un po’ meno) anche lui per la burla ben riuscita, e ancora di più per essere il vero autore di un brano di musica struggente e bellissima e i sapientoni studiosi del barocco sono diventati e rimarranno famosi per essersi fatti gabbare così bene e così a lungo su un brano di musica struggente e bellissima.

Bravi tutti.

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