di Annamaria Barbato Ricci
Si è ricongiunta in Cielo con la sua grande famiglia Patrizia Nitti, che, con i suoi talenti, seppe tenere alto un cognome che tanto ha significato per la storia italiana.
Un vocabolo attualmente usurato, ma per Lei davvero appropriato, è “resilienza”. E’ una cifra del suo modo di essere, attingendolo da un DNA familiare che ebbe proprio questa specificità.
Il lungo esilio di Francesco Saverio Nitti e della sua famiglia in Francia, dopo che le persecuzioni fasciste lo indussero a temere per la propria vita e quella dei suoi cari ne determinarono la nascita a Parigi; appena tre anni dopo perse il padre, Federico, ucciso a 42 anni dal suo amore per la ricerca e l’umanità, perché, medico e farmacologo, ricercatore all’Istituto Pasteur, si contagiò durante il contatto con una coltura di bacilli di Koch particolarmente virulenta, contraendo una tubercolosi fulminante.
Suoi furono gli iniziali studi sui sulfamidici che, approfonditi dal cognato Daniel Bovet e dalla sorella Filomena, si aggiudicarono nel 1957 il Premio Nobel per la Medicina (naturalmente solo per Bovet, ignorando il contributo fondamentale della moglie: nulla di nuovo sotto il sole).
Patrizia è appartenuta alla formidabile genealogia al femminile di casa Nitti, pe’ li rami della bisnonna Filomena, donna di grande polso, che tanta importanza ebbe nella formazione di suo figlio Francesco Saverio, determinandone con mille sacrifici la costruzione culturale di colui che fu rinomato economista in Italia e in Europa e Stati Uniti e presidente del Consiglio nella difficile stagione pre-fascista, fra il 1919 e il 1920, nella temperie della fine della prima guerra mondiale e la complessa situazione sociale e politica nazionale.
Nelle vene di Patrizia, però, scorreva anche il sangue della nonna, Antonia Persico, il suo intrepido approccio culturale e il suo sostegno all’altissima figura politica del marito e, sul lato materno, quello dei Cianca, altra famiglia di intellettuali antifascisti che tennero alta la tradizione intellettuale italiana.
E Patrizia si sentì investita, con la sorella Maria Antonietta in altri versanti professionali internazionali, di una missione: quella di non far dimenticare chi fosse stato Nitti e quanta importanza avesse avuto il suo pensiero nell’itinerario di quest’Italia, di cui fu anche fra i Padri Costituenti.
La presenza di Patrizia Nitti quale alacre colonna dei beni culturali si è dispiegata sia in Francia, quale direttrice di due importanti Musei: quello del Senato francese, ovvero il Musée du Luxenbourg, allestito nel Palazzo di Maria de’ Medici, dove curò una memorabile mostra sul Rinascimento italiano, ottenendo prestiti prestigiosissimi e, poi, il Museo Maillol. In Italia ha lavorato a lungo sulle opportunità rappresentate dai ritrovamenti pompeiani e dell’area vesuviana, tessendo iniziative ancor oggi in itinere e che, una volta pienamente realizzate, ne consacreranno l’acume progettuale, che ha applicato tante volte nella sua esperienza di curatrice di mostre ed eventi culturali, in Italia e all’estero.
Ebbe un ruolo fondamentale nella creazione dell’Associazione intitolata al grande statista, che ha un ruolo precipuo nella Fondazione Francesco Saverio Nitti, presiedendola per un quarto di secolo e rendendola un polo culturale attrattivo per la Basilicata, un discorso d’amore mai interrotto, prosecuzione di quello che il nonno espresse per la cultura lucana.
Nell’arco della sua esistenza laboriosa e creativa, ha ricevuto numerosi riconoscimenti istituzionali, quali la Stella d’Italia, conferitale nel 2003 dal Presidente Ciampi, preceduta dall’onorificenza di Cavaliere Ufficiale della Repubblica nel 1990 e dall’Ordre du Mérite francese nel 2002.
Questi scarni elementi biografici di Patrizia Nitti, però, non possono restituirci la sua grande anima, la sua creatività, la sua fame di vita e di sapere: quelli sono ben fissati nel ricordo di tanti che la conobbero e l’apprezzarono e rappresentano l’eredità che la renderanno indimenticabile. Un testimone che ora passa a Edoardo Fabbri Nitti, prestigioso manager e figlio devoto.












