L’intervista del direttore di Prima Comunicazione, Alessandra Ravetta, all’editore e al direttore dei nostri magazine
Fabrizia Cusani e Giampaolo Sodano sono una coppia che nel fare trova molte ragioni per condividere la vita, oltre che avere profonde convinzioni culturali e politiche che hanno cementato il loro rapporto.
Lei architetto, lui giornalista, ex dirigente della Rai e produttore, hanno investito in uliveti nella zona bellissima della Tuscia diventando produttori di olio con il Frantoio Artigiano Tuscus, membro del Consorzio Frantoio Artigiani & Piccole Imprese.
Dopo aver fondato una casa editrice di libri la HCS Heraion Creative Space, che ha pubblicata da poco ‘Chi vuole uccidere il cavallo?’ (sulla crisi della Rai), hanno deciso di lanciare un magazine.
‘Il Mondo nuovo’ è la bella testata del trimestrale in edicola con il secondo numero, un’iniziativa ricca di contenuti di cui Cusani e Sodano raccontano le motivazioni in questa intervista.
“L’identità è un problema innanzitutto culturale, di cui vanno ricercate le radici comuni e fondanti. Sappiamo che la nostra società vive una grave recessione culturale per cui è necessario lavorare per ridare credibilità alla vita di comunità anche per ridimensionare l’agitazione movimentista che domina la scena puntando su demagogia e populismo”, dicono. “‘Il Mondo Nuovo, magazine della transizione culturale, vuole essere il ritorno alla competenza, al raccordo tra politica e cultura, alla fiducia nello studio e nella scienza, alla progettazione del cambiamento e dello sviluppo”.
Nel primo numero della rivista avete scritto che “Il mondo nuovo” è da una parte sola, dalla parte dei lavoratori. Cosa significa nel 2024?
Non semplicemente lavoro, come categoria del fare umano, ma quello incarnato, quello prodotto dal e con il corpo e i suoi cinque sensi, con i suoi bisogni materiali, ideali, spirituali. “Il mondo nuovo” è dalla parte di quelli che oggi sono i vecchi e i nuovi subordinati che aspirano alla loro libera realizzazione umana. “Il mondonuovo” èper la tutela della libertà.
Scrivete che la crisi più grave che viviamo è quella del pensiero.
Un nuovo pensiero diventa in potenza “stato nascente” riferito cioè ha una nuova idea/forza che unisce e aggrega persone sulla base di una comune speranza. A ciò si aggiunge la passione, le conoscenze e le esperienze che possono dare densità e profondità al lavoro progettuale.
La vostra convinzione è che sia necessario imparare a creare cultura e non solo parlare di cultura. Come pensate di fare?
Oltre un secolo fa abbiamo vissuto una fase della nostra storia simile a quella che viviamo oggi: allora il passaggio dalla società agricola a quella industriale, oggi il passaggio dalla società industriale a quella digitale. Tutto sta cambiando sotto i nostri occhi. È necessario custodire la memoria, conservare le nostre radici. Ma non solo. La rete ha innescato un processo che ha messo in discussione il primato del mediatore culturale minando il valore delle èlite, intellettuali e politiche, “creando” una nuova classe dirigente pressapochista e populista, che da informazioni e “consigli” che rispondono alla “attualità culturale” dei follower.
E da questi presupposti nasce la necessità di un pensiero critico nuovo?
Non è un vezzo innovatore, è la necessità di un pensiero politico nuovo che sappia guardare ai nuovi processi in atto, comprendere le nuove forme di produzione del valore, le nuove aspirazioni, e scegliere di interpretare il desiderio di liberazione e di autodeterminazione individuale e sociale.
La politica umanista è una politica di civiltà che mira a riportare umanità e convivialità nelle nostre esistenze, che mira a sviluppare l’autonomia individuale, la responsabilità, la libertà. Una politica per fronteggiare le forze regressive che investono la nostra società. Edgar Morin, indica la speranza “coraggiosa della lotta iniziale a condizioni che si restaurino una concezione, una visione del mondo, un sapere articolato, un’etica, una politica”.
E in questo scenario come si colloca ‘Il Mondo Nuovo’? In pratica cosa volete farne?
La sfida culturale, sociale e politica che abbiamo di fronte è promuovere una “coalizione culturale”, prima ancora che politica, in grado di modificare i rapporti di potere nella società. Ancora una volta la cultura è la chiave per cambiare. “Il mondo nuovo” è un prodotto di tante voci, di intellettuali di valore che con contributi lunghi e argomentati sviluppano idee e cultura. Ciascuno dal suo punto di vista”.

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