di Mariapia Garavaglia
Caro direttore,
alla fine di questa lettera mi sono trovata a rimproverarmi perché mi sono abbandonata a tutte le critiche popolane e populiste in auge. Ma sono davvero solo critiche di protesta banale oppure desiderio di mettere in luce quanto servirebbe che la politica – i politici, nostri rappresentanti – si facessero carico di programmare gli interventi coi quali la politica – la politica, vera, sana, buona – si mettesse al servizio dei cittadini e non viceversa. Finisse di proclamare slogan, di suscitare risse e divisioni e quindi di stancare i cittadini, i quali esprimono come possono la loro disapprovazione disertando le urne. Credono le maggioranze votate dalla minoranza degli aventi diritto al voto, di rappresentare davvero la Nazione e non invece di tradire profondamente le regole democratiche? Nell’ottantesimo anniversario del diritto al voto universale, costato sangue e lacrime, non ci si preoccupa che la maggioranza dei cittadini non crede che valga la pena votare. Ma ci sono stati molti concittadini patrioti che hanno dato la vita per consentici di votare!
Purtroppo, basta leggere i giornali o seguire i talk in TV o i social più social per riconoscere che urge da parte di chi ci governa o si candida a diventare classe dirigente della nostra Nazione una svolta, nel comunicare con gli Italiani, con i programmi, dimostrando il coraggio di attuarli e la trasparenza degli atti e dei comportamenti. Mai visto un parlamento tanto familistico con mogli, cognati… a carico dei contribuenti. De Gasperi non pagava la figlia Maria Romana, sua figlia, sua segretaria, perché riteneva che fossero troppi due stipendi pubblici a carico dei cittadini.
Perciò parliamo delle tasse. Ricorre il settantesimo della morte di Ezio Vanoni, un patriota resistente, costituente.
I cittadini che pagano le tasse sanno bene che non sono diminuite. Le promesse di annullare alcuni balzelli sono state dimenticate. Che senso
ha continuamente evocare che bisogna abbassare le tasse se invece sono aumentate a carico di chi le paga davvero: lavoratori dipendenti, pensionati e imprenditori? Non perseguire l’evasione e l’elusione significa creare grande ingiustizia sociale e aggravare le diseguaglianze. C’è chi paga la sanità, la scuola e tutti i servizi pubblici anche per tutti quelli che ne fruiscono gratis… poi si riduce il finanziamento a sanità, asili nido, RSA, ecc. Chi non paga le tasse può permettersi servizi privati a pagamento e magari deducibili dalle tasse… il famoso Pantalone paga per tutti.
Per un certo periodo ebbe fortuna lo slogan “pagare tutti per pagare meno”, chissà che fine ha fatto. In realtà noi abbiamo a disposizione una grande storia che porta il nome di Vanoni che i più, ignorando la nostra storia patria, non conoscono e quindi non possono nemmeno ispirarsi. Quest’anno ricorre il 70esimo anniversario della morte di Ezio Vanoni. Fu partigiano e costituente. A lui si debbono gli articoli della Costituzione che hanno come anima la ricerca della giustizia sociale, che si ottiene con la razionale e ragionevole distribuzione del reddito.
Fu ministro del Tesoro e anche delle finanze. In un suo celebre discorso affermò: “Il ministro del tesoro è il più disgraziato dei ministri di qualsiasi gabinetto perché è su di lui che incombe il dovere di conciliare insieme con il presidente il consiglio le diverse divergenti esigenze che si muovono nella vita sociale di un paese né è possibile incrementare o suggerire incrementi di nuove spese e nello stesso tempo suggerire e imporre limitazioni delle entrate. Bisogna trovare un punto di equilibrio tra le due diverse esigenze che si presentano nel paese e bisogna ad un certo punto assumersi la responsabilità di trovare l’equilibrio migliore, il più sano il più rispondente le esigenze della nostra produzione, della nostra vita sociale”. Rivolgendosi poi ad un senatore liberale “oltre che addolorato per la grande stima che ho per il Senatore Condorelli, sentirla dire con olimpica tranquillità voi siete uomini di sinistra, la sua squisita cortesia non gli ha permesso di dire ciò che in quel momento mostrava di pensare: voi siete uomini sinistri per il bilancio dello Stato. Noi non ci aspettiamo salvezza da voi” e ha aggiunto francamente un’altra frase che è lapidaria, importante e che dice davvero dei sentimenti di un uomo “guai a noi se inducessi in qualsiasi momento a spese inutili, guai a noi se indulge in qualsiasi momento per considerazioni di tranquillità e di popolarità nell’amministrazione entrata del nostro paese, noi non risolveremo mai i nostri tragici problemi di fondo, se non sapremo trovare il modo di destinare nel limite delle nostre forze, delle nostre capacità, delle nostre valutazioni, ogni lira disponibile per il benessere della gente più umile che popola il nostro paese”. Aveva chiaro, come un altro grande patriota, Enrico Mattei – i dioscuri Vanoni Mattei – la strategia per ricostruire materialmente e moralmente l’Italia.
Con il metodo progressivo non ci vuole né la flat tax – assolutamente ingiusta – né mettere in Costituzione il limite percentuale di tassazione, perché la vera giustizia sociale non è trattare tutti in maniera lineare ma dare di più a chi non ha e meno a chi ha. C’è stato un altro ministro del Tesoro, Padoa-Schioppa, che fu molto dileggiato perché disse che “le tasse sono belle”.
Lo sono, se sono eque e se tutti le pagano, perché garantiscono la serenità sociale con la efficiente organizzazione dello Stato. È una grave ingiustizia l’evasione ma i politici si guardano bene dal denunciarla e agire di conseguenza. E’ la stessa storia della sicurezza.
Tutti la vogliono. Chi per guadagnare voti nel suscitare ansia e paura e chi per addomesticarla ad una concezione ideologica. La sicurezza è un diritto basico, senza viene meno la libertà, la convivenza pacifica. Non è di destra e ancor meno di sinistra, se si dice di schierarsi da parte dei cittadini più fragili e vulnerabili. Ma dopo 5 decreti sicurezza – tutti urgenti evidentemente – avvengono accoltellamenti in strada e perfino a scuola. Senza entrare in questo momento nelle articolate cause, certamente nella prevenzione si può fare già molto. Il controllo del territorio è una attività primaria anche delle Amministrazioni territoriali. Non possono invocare il ministero dell’interno se la polizia urbana è invisibile. Più personale e più preparato. Ci ricordiamo il poliziotto di quartiere? Per la deterrenza spesso è basta la semplice presenza dei tutori dell’ordine. Qualche figura che si prenda cura della città – la casa delle nostre case- che induca a rispettare le regole: monopattini con targa, un conducente alla volta e con casco ecc. Abbiamo visto qualche severa sanzione? Così pure la cura delle aiuole senza consentire che diventino cestino per cartacce e mozziconi di sigarette, se non addirittura gradito spazio per i cani e le loro esigenze…
La educazione al civismo ridurrebbe molto i comportamenti aggressivi in strada, per esempio. Ecc.
E che dire di un’altra limitazione alla libertà fondamentale, che sembra non interessi affatto coloro che hanno il compito di garantirla. Si tratta della libertà che fonda la vita democratica nella comunità. Giova ricordare che nell’80esimo della Liberazione e della Costituente siamo stati inadempienti nell’attuare l’articolo 49 della Costituzione e che avrebbe potuto impedire la moltiplicazione di partiti e partitini che non hanno rappresentanza dei cittadini ma della loro ‘oligarchia’ e quindi con mancanza di visione a lungo termine come fu invece la politica dei costruttori della nostra democrazia. La spia della caduta della politica è la ossessione nella ricerca di leggi elettorali che soddisfino la conquista e il mantenimento del potere il più a lungo possibile. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.
Quando entrai alla Camera dei Deputati per la prima volta nel giugno 1979, con grande senso dell’onore e grande emozione, l’affluenza alle urne fu del 90,95%.
La maggioranza che sostiene l’attuale governo è stata eletta da meno della metà del popolo italiano. Gli eletti non sono scelti dagli elettori ma dalla segreteria dei partiti, quelli di cui sopra! Cioè gli eletti sono fedeli ai capi partito. Si tratta di una situazione che tradisce il valore della politica come strumento che costruisce la speranza, risolvendo i problemi dei cittadini.
Così maggioranza e opposizione si affrontano con linguaggi inadeguati al rispetto delle istituzioni, a suon di slogan e con continue e inutili contrapposizioni anche dove servirebbe coesione come nella politica estera, deludendo le aspettative dei cittadini, soprattutto di quelli che senza la protezione delle istituzioni sarebbero indifesi e vulnerabili. Un po’ di resipiscenza oggi sarebbe necessario. E’ in discussione una nuova riforma della legge elettorale ed è tempo di conquistare di nuovo il voto dei cittadini. Personalmente sono a favore della proporzionale e delle preferenze.
Con le coalizioni ‘vere’, cioè fondate su programmi precisi e reciprocamente vincolanti è stata costruita la nostra democrazia. Studiare i nostri padri della Patria, quelli fieri, a partire da De Gasperi. Bisogna studiare un po’ la storia…
Dovrebbe essere bellissimo (per me lo è stato) tornare tra la gente, guardarsi in faccia anche con quelli che ci fischierebbero ma per sani confronti. A tu per tu si sconfiggerebbero le FAKES, dietro l’angolo della IA! Dopo la riviera di Gaza o King Trump, quando non Papa, in campagna elettorale potrebbe accadere di tutto.
Che belle le campagne elettorali umane e che bello incontrare la magnifica umanità dei cittadini, che si vogliono degnamente e con onore rappresentare.
Mai poveri di speranza e di coraggio, per lanciare il cuore oltre gli ostacoli!













Commenti
Una risposta a “PAGA PANTALONE!”
Assolutamente d’accordo