di Beppe Attene
“Non per un palmo di terra sassosa lanciammo le nostre giovani vite contro il nemico”.
La citazione è puramente mnemonica ed Emilio Lussu mi perdonerà se è totalmente inesatta o soltanto imprecisa.
È però certamente perfetta per identificare un bisogno tipico in particolare della nostra specie.
Vale a dire quello della necessità di un obiettivo più generale e comprensivo da applicare ad ogni azione umana, specie se assoluta e decisiva come il mettere a rischio addirittura la propria vita.
Sembra che questa necessità ci accompagni praticamente da sempre.
E certamente ci accompagna dalla fondamentale mutazione che ci vide diventare agricoltori e allevatori da raccoglitori e cacciatori come eravamo.
Si tratta del passaggio epocale per la specie umana che implica il riconoscimento di una finalità dipendente ma non direttamente legata alla azione che si decide di compiere.
Uccido e mangio, raccolgo e mangio. Coltivo e mangerò, allevo e mangerò.
L’obiettivo si sposta in una dimensione futura, certamente più imprecisa e a rischio ma, altrettanto certamente, di crescita e insieme di modificazione del mondo.
È in questa dimensione che il concetto di Storia si sostituisce a quello di Evoluzione.
È qui che il Passato e il Futuro si affiancano stabilmente al Presente assumendo spesso una importanza maggiore rispetto alla immediatezza dell’atto e delle sue conseguenze.
Naturalmente, poiché nel mondo degli uomini esiste (dalla cacciata dal Paradiso Terrestre) anche il Male la finalità complessiva che sorregge ogni atto può facilmente essere di carattere negativo e distruttivo.
Il serial killer sistematico e crudele sta anche lui operando in base a un bisogno più vasto e generale del singolo atto compiuto in quel singolo momento.
Deve vendicarsi di qualcosa, deve affermare qualcosa, deve condannare qualcuno.
Tendenzialmente nessun essere vivente di nessun’altra specie aggredisce o colpisce se non per tenersi in vita o difendersi.
Questa finalizzazione più vasta appartiene, che o meno ci piaccia, soltanto agli esseri viventi della nostra specie: gli esseri umani di ogni razza e genere.
Poste queste banali premesse rimane ad ognuno da chiedersi in base a quale mappa dei valori operare nel momento di scelte importanti o comunque significative.
La risposta kantiana è ben nota con tutta la forza della sua bellezza.
“Il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me” vale a dire l’accostamento sistematico della dimensione globale con il suo farsi segmento etico, guida di comportamento.
Tutto sommato, non molto diverso da Emilio Lussu.
In assenza di questo coraggioso accostamento le cose si complicano e tendenzialmente peggiorano.
La vasta diffusione del Cristianesimo nel mondo sembra essere proprio dovuta alla sua capacità di presentarsi non tanto (o non soltanto) come criterio di premio o punizione post vitam ma di proporsi diffusamente come dottrina dell’Amore che lo sostiene e lo rincorre ovunque.
Esso presenta alla specie umana la possibilità di una pratica unica totalmente risolutiva e unificante.
Dove vi è Amore, ivi è il Cristianesimo foss’anche in assenza di pur importanti rituali e Sacramenti.
Questa straordinaria potenza diffusiva su fonda sulla narrazione cristica contenuta nei Vangeli ed è stata, nel corso di due millenni, capace di resistere alle sofisticate diatribe teologiche come alle, talora perverse, guerriglie di Curia.
E, del resto, per calar bruscamente di livello, la chiara semplicità di una idea – forza originaria ha motivato l’impegno diretto ed onesto di mlte migliaia di attivisti comunisti o post-fascisti.
Si tratta, certamente di una specificità tutta italiana. Enrico Berlinguer ne andava incomprensibilmente (?) orgoglioso.
Quel che qui importa è che moltissime persone, generalmente in buona fede, erano in grado di allontanare da sé stessi la conoscenza degli errori e degli orrori dei due regimi per affermarne il valore in quanto principio.
Potevano esserci state distorsioni e devianze, ma le due Idee globali mantenevano ai loro occhi un valore assoluto.
Che si trattasse della Uguaglianza perfetta (ridicolmente riapparsa nel “1 vale 1”) o della corrispondenza totale fra Popolo e Stato, entrambi i due principi venivano percepiti, da chi vi si riconosceva, come operativi nella Storia e destinati comunque alla affermazione finale, pur nella momentanea sconfitta.
Ora però siamo, di tutta evidenza, in un passaggio di sostanziale assenza per quanto riguarda il patrimonio di idee generali.
Politica e cultura appaiono strette in un riferimento soltanto al qui ed ora, mentre le identità proclamate sono prevalentemente, se non soltanto, in negativo.
L’esistenza di una idea, o di una posizione, viene proclamata soltanto in contrapposizione ad un’altra e questa si nutre dello stesso mangime.
Diventa dunque fondamentale costruire ipotesi di riferimento, anche diverse fra loro, che operino sulla globalità della transizione in atto.
Abbiamo bisogno di idee – forza, nuovamente capaci di assegnare un senso alla contraddittoria presenza della specie umana sulla Terra e nell’Universo.
Non ho mai conosciuto effettivamente Emilio Lussu.
Ne ascoltai però, emozionato, un intervento nella sezione PSIUP di via Macomer a Cagliari.
Il PSIUP, per cui votai, avrebbe perso le elezioni e Lussu sarebbe deceduto pochi anni dopo.
Ma di quell’intervento continua a risuonarmi il grido finale:
“Avanti, avanti ancora una volta, Capitano Lussu!”













Commenti
Una risposta a “NON PER UN PALMO DI TERRA SASSOSA”
Mai come oggi. Di questo pensare ce n’è bisogno. Avanti! Con forza Beppe.