NON C’È EUROPA SENZA EUROPEI

di Giovanni Trani

Due recenti contributi pubblicati su questa testata, uno dell’Associazione degli ex-parlamentari della Repubblica dedicato alla necessità di una Costituzione europea, l’altro di Andrea Attilio Grilli incentrato sul tema del riarmo e della difesa, offrono spunti diversi ma complementari per una riflessione più ampia sul futuro dell’Unione.

Entrambi, a modo loro, indicano una stessa direzione: quella di un’Europa finalmente unita, dotata di poteri reali e di una legittimazione politica all’altezza delle sfide del nostro tempo.

L’Associazione degli ex parlamentari, che si pone come centro culturale e politico al servizio delle istituzioni e della società civile, in una fotografia al nostro Continente ne mette in evidenza caratteristiche quanto mai problematiche e preoccupanti: da un lato la bassa intensità delle nostre democrazie, per dirla con le parole di Mattarella, dall’altra un individualismo aggressivo ed accentratore in grado di sovrastare i valori della tradizione civile.

La democrazia e il sistema dei partiti sono in crisi, astensionismo e populismo fanno da protagonisti. Che fare?

Dobbiamo capire da dove si origina questa crisi per poterla gestire e provare a risolvere.
Sembra necessario rinnovare la democrazia attraverso l’edificazione di spazi e luoghi per la riflessione e la possibilità di creare comunità, per poi da queste tirare fuori un pensiero nuovo, un rinnovato spirito critico, nuove idee e dialogo. Perché la crisi ha origini più profonde. La crisi è del pensiero, è culturale, è dell’essere umano. L’essere umano e le sue componenti politico-sociali non sono più al centro della riflessione, si è preferito metterci il mercato e questo non ha fatto che inaridire il terreno in cui nascono culture politiche al passo con i tempi: quello delle comunità di persone.

Le culture del ‘900 sono superate, i partiti sono in crisi, il capitalismo ha trionfato e la globalizzazione corre veloce grazie alla rivoluzione digitale e l’intelligenza artificiale.
L’articolo in maniera brillante cita Agamben ed una sua riflessione del 1966 quanto mai utile oggi: “L’eclissi della politica è cominciata da quando essa ha omesso di confrontarsi con le trasformazioni che ne hanno svuotato categorie e concetti, accade così che paradigmi genuinamente politici vadano ora cercati in esperienze e fenomeni che di solito non sono considerati politici: la vita naturale degli uomini, il linguaggio come luogo politico per eccellenza oggetto di una contesa e di una manipolazione senza precedenti”.

Quindi cosa fare per un nuovo pensiero politico? Dobbiamo fare un passo indietro e soffermarci sul pensiero in generale dell’uomo sulla vita, sul lavoro, sulle relazioni, sulla cultura. Un pensiero sull’uomo stesso; un nuovo umanesimo in grado di rimettere al centro l’essere umano, le sue relazioni e le sue esigenze contemporanee.

Dobbiamo quindi concentrare la nostra attenzione sul terzo settore, l’associazionismo e le formazioni intermedie. Se vogliamo ricostruire la legittimità della rappresentanza politica, a livello nazionale quanto comunitario, dobbiamo portare le persone a ritrovare il gusto dello stare insieme, dell’incontrarsi e confrontarsi nelle comunità. Oggi mancano luoghi e occasioni di vera aggregazione e formazione umana. Luoghi in cui poter coltivare un senso, uno scopo, uno stare consapevole dentro la propria vita e con gli altri. Le istituzioni che un tempo assolvevano questa funzione – la chiesa, le parrocchie, il sindacato, la famiglia estesa, i partiti politici, la scuola – hanno perso forza o si sono trasformate.

Rimane forse solo la scuola, ma anche qui troppo spesso la formazione si riduce a un accumulo di nozioni, svuotata della sua funzione essenziale: formare esseri umani.

Dobbiamo recuperare quelle funzioni ed inserirle in contenitori nuovi, al passo con i tempi e utili all’emersione di un pensiero sul mondo e sulla vita, sulla politica.

Solo a quel punto potremo riprendere in mano il discorso sul sistema dei partiti.

Dobbiamo recuperare le componenti spirituali, relazionali ed emotive e facilitare processi di consapevolezza. Come scrive Paulo Freire ne “Il diritto e il dovere di cambiare il mondo”: attraverso l’alfabetizzazione, di base o culturale che sia, si prende coscienza di sé e quindi dell’importanza delle cose. Un ciabattino, dopo processi di alfabetizzazione, si rende conto dell’importanza del suo lavoro, così come un cittadino qualsiasi può rendersi conto dell’importanza della politica e della partecipazione politica.

Coscienza di sé vuol dire anche consapevolezza di una vita fatta di e per le relazioni. Ma non può esserci colloquio perché c’è la crisi del pensiero, e quindi della cultura.

Il pensiero è cosa da stimolare in ognuno di noi, prima individualmente ed in gruppo poi, ma se gli attori sociali oggi non afferrano questo, continueremo ad alimentare il populismo. Stando così le cose manca il colloquio diretto con il cittadino e quindi si decide di parlare ad un popolo nella sua interezza, alla pancia di questo popolo, e magari sfruttando la nostra Europa come ottimo capro espiatorio di problemi altri.

Lo scontro tra il blocco statunitense, sempre più autarchico e ossessionato dalla difesa dei propri interessi, e il modello cinese, autoritario e pervasivo, è il perno attorno al quale si intrecciano numerosi altri conflitti. Pensiamo alla guerra tra Russia e Ucraina, alle tensioni mai sopite in Medio Oriente, o alle lotte interne all’Africa e all’Asia che si stanno progressivamente internazionalizzando.

In questo scenario troviamo un’Europa totalmente incerta ed ininfluente, di fronte al bivio tra l’integrazione verso la federazione, un completamento della sua carta costituzionale, e il lasciare spazio a misure ed assetti maggiormente sovranisti.

La scelta federalista sembra l’unica in grado di consentire la sopravvivenza della cultura europea e del suo fondamentale ruolo geopolitico; avremmo bisogno di un grande Paese in grado di dialogare alla pari con le grandi potenze mondiali ed eventualmente mediarne i contrasti. Un’Europa unita serve più al mondo che a sé stessa. Ed il fatto che le grandi potenze la preferiscano divisa dovrebbe farci riflettere.

Qui si inserisce il secondo articolo di Grilli sulla difesa; è chiaro che gli armamenti siano, ancora oggi, sinonimo di deterrenza e legittimità politica. Se altri Paesi accrescono i loro arsenali, per un semplice principio di uguaglianza e difesa del proprio status è ovvio che si vada verso investimenti in armamenti. Sicuramente un gran peccato dover ancora fare questi discorsi, ma la società internazionale ha fallito ed il mondo è troppo frammentato. Incontriamo quindi il discorso CED ed Europa Federale. Va bene il riarmo ma, in teoria, dovremmo prima fare una Comunità Europea di Difesa. Più i nostri paesi sono divisi e armati, più questo continente diventa di grande interesse per le potenze mondiali, perché appunto composto di tanti Paesi piccoli e forti ma facilmente soggiogabili.

Dovremmo unirci sopratutto per favorire il dialogo internazionale, la diplomazia; la politica, anziché continuarla attraverso l’uso di altri mezzi, per dirla con le parole di Carl von Clausewitz.

Ma se non ci soffermiamo sulle persone, sulla formazione, sulla cultura, sui luoghi di aggregazione e comunità è difficile mettere in piedi un discorso serio per la pace nel mondo e in grado di far sparire quelli sulle armi.

È difficile fare l’Europa senza gli europei, così come creare un nuovo pensiero politico senza stimolo ed effervescenza culturale. Il terzo settore può e deve ricoprire questo ruolo. Dobbiamo mettere le basi di una nuova comunità in grado di generare nuovi partiti riempiti di visione e senso. Allo stesso tempo formare gli europei, trasferire la cultura, la storia e i costumi dell’Europa ai nostri cittadini, specialmente ai più giovani.


Commenti

2 risposte a “NON C’È EUROPA SENZA EUROPEI”

  1. Avatar Eleonora Contucci
    Eleonora Contucci

    Sono perfettamente d’accordo. Serve un nuovo Umanesimo. Uomini nuovi per un pensiero nuovo. Serve essere comunità. Serve la formazione. In questo senso ritengo l’Arte, la Bellezza un mezzo unico, privilegiato e insostituibile. La musica, la danza, la pittura, la Natura, il Paesaggio, tutto porta al nutrimento dello Spirito. Lo Spirito arricchito porta alla condivisione, alla relazione, alla condivisione, alla comunità.ricominciare a studiare Storia dell’Arte, Storia della Musica in tutte le scuole. Partecipare ad eventi artistici. Lo Spirito sazio si allontana naturalmente dalla Barbarie, dalla legge del più forte, dall’individualismo, dalla soddisfazione della ‘pancia’. L’umanità bella, colta, spirituale può federare l’Europa. l’Europa o diventa esempio etico/morale, o imploderà e scomparirà.

  2. Avatar Elena Ascenzi Contucci
    Elena Ascenzi Contucci

    Mi trovo assolutamente d’accordo con questa analisi chiara della situazione dei rapporti umani fra singoli e fra gruppi, una,azione mirata a tessere una rete di persone consapevoli del proprio essere individuale /sociale, è la base necessaria per il cambiamento auspicato

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