NEL MONDO MA NON DEL MONDO

di Beppe Attene

Si tratta della semplificazione più usata di un passaggio importante del Vangelo di Giovanni.

Il monito di Gesù è ovviamente a integrare in un’unica visione la necessità (o forse l’opportunità?) di vivere nel mondo materiale tenendo presente e ben sapendo, però, che il vero mondo a cui tendere è quello superiore ed eterno.

Che l’elaborazione del testo giovanneo risalga davvero al “discepolo più amato” o sia successiva è cosa di cui si discute, e litiga, da sempre.

Quel che però effettivamente conta, anche per l’eventuale non credente, è la assoluta potenza e modernità del concetto che viene espresso con quelle poche parole.

Di tutta evidenza noi non possiamo non vivere se non nel mondo materiale e quando l’Oscura Mietitrice ci abbatte questo passaggio viene elaborato (da chi rimane) come l’abbandono del posto nel mondo.

Cessiamo, dunque, di occupare una porzione definita del tempo e dello spazio.

Quel minuscolo frammento materiale che rimane inconsapevole nel contenitore assegnatogli non è persona, né individuo.

Esiste solo come supporto al ricordo degli altri viventi.

Al massimo, e non vi è da augurarselo, rimane nel tempo come traccia di DNA da utilizzare per finalità giuridico – processuali.

Siamo quindi situati all’incrocio delle due assi Tempo e Spazio e, in entrambi i casi, in maniera sempre limitata e destinata a interrompersi.

E tuttavia quella zona costituita dall’accostamento (forse casuale) non è definito solo da quei due portanti.

Essa contiene infatti una immensa serie di elementi che sono depositati (talvolta inconsapevolmente) nella coscienza e nella identità di chi si trova a vivere quell’incrocio spazio – temporale.

Voglio dire che, a dispetto della predicazione Cristica e Giovannea, noi nasciamo e siamo obbligatoriamente “del mondo”.

Esso è organicamente presente in noi attraverso una immensa infinità di percezioni ed elaborazioni.

Il nostro apparato cerebrale opera attraverso molte decine di miliardi di connessioni elettromagnetiche che costantemente realizza, verifica e modifica.

Tutto questo avviene per grandissima parte in maniera non consapevole ed è necessariamente alla base della vita in attesa della Oscura Signora di cui sopra.

In sintesi, non esiste la possibilità di essere nel mondo ma non del mondo.

Lo stilita che sceglie di trascorrere la propria vita su una colonna o il buddista che fa della meditazione individuale il perno dell’esistenza sono, anche se non lo ammetteranno mai, prodotti del mondo che agiscono nel mondo.

Se potessero distendere in un immaginario file i percorsi che li hanno condotti a quelle rispettabilissime decisioni scoprirebbero che esse sono il frutto del mondo e delle sue manifestazioni all’interno della propria coscienza.

Esattamente come accade anche a chi, invece, sceglie strade sbagliate o si abbrutisce nelle peggiori pieghe dello stesso mondo.

Il paradosso, però, è che tutto questo non toglie alcun valore all’insegnamento evangelico.

Anzi, lo rafforza, introducendo necessariamente il tema della responsabilità individuale di fronte a tutte le possibili scelte.

“Noli me tangere” è l’espressione con cui (sempre dal Vangelo di Giovanni) Gesù si rivolge a Maria di Magdala.

Maria Maddalena, la Discepola preferita, corre piena di gioia verso quel Gesù che ha visto risorgere dal Sepolcro.

E quel Gesù le dice “Non trattenermi”, come a significare che desidera essere lasciato per la sua strada, per la strada che ha intrapreso.

Che ha scelto di intraprendere.

Si tratta di un passaggio epocale che ci permette ancora di distinguere fra i vari comportamenti umani nelle condizioni date.

Posto che viviamo nel mondo, che il mondo siamo noi e che al mondo apparteniamo ci rimane intatto il potere di esplicitamente decidere quali comportamenti del mondo intendiamo avallare con i nostri atti e con la nostra esistenza.

La responsabilità individuale, da questo punto di vista, non si esplica nella fuga o nella speranzosa attesa di un mondo migliore

Le leggi del mondo che vive attorno a noi, e di cui noi siamo comunque parte integrante, non sono assolute e possono essere modificate.

E comunque occorre provarci.

Certo, l’idea che esista una Sfera Superiore e che ognuno possa sperare convintamente di potervi accedere abbandonando tutti i limiti della vita materiale, ha il fascino della certezza finale della vittoria.

E non è poco.

Ma torniamo per un attimo alla drammaticità di quell’ultimo incontro di Maddalena: ella vede risorgere materialmente l’Uomo ai piedi della cui Croce ha pianto insieme a Maria e alle Pie Donne.

Lo vede vivo, come lei lo desidera. Ma Egli la allontana per scegliere un’altra strada.

Potrebbe vincere tutto, ora, nel mondo. Ma sceglie un altro percorso.

È molto difficile comporre dentro sé stessi la responsabilità della scelta da compiere.

Si può facilmente sbagliare e molti hanno spesso gravemente sbagliato.

Perché non lasciare che il mondo vada come vada e magari, per comodità, assecondarlo?

Non sembri blasfemia chiudere questo povero tentativo di ragionamento accostando a nobili citazioni quella di un tale Pietro Nenni.

Ma lui l’ha detto benissimo e io sento una certa vicinanza tra le sue parole con messaggi così antichi e importanti.

“Tu fai quel che devi e accada quel che può”.


Commenti

Una risposta a “NEL MONDO MA NON DEL MONDO”

  1. Avatar marcello paci

    Che bella questa cosa di Pietro Nenni.! A lui mi lega il ricordo di mio nonno segretario del partito in un paese di 2000 persone in alta Umbria. Quando morì arrivò da Roma un biglietto di condoglianze con la sua firma in calce. e un’altra cosa é il primo governo di centro-sinistra con lui vicepresidente che mi permise di studiare con un presalario dal liceo fino alla laurea!!

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