di Giorgio Fiorentini
I cluster di popolazione italiana che coprono un range di anni dal 1981 ad oggi sono specificatamente: Millennials (Generazione Y) – anno di nascita: circa 1981–1996; Generazione Z (Gen Z) – anno di nascita: circa 1997–2012; Generazione Alpha – anno di nascita: circa 2013–oggi.
Alcune percentuali offrono un quadro esplicativo delle aree che sono coperte dai servizi di welfare.
Infatti, l’11,9% (su 58,9 milioni di residenti in Italia) ha meno di 14 anni e, su alcuni aspetti epidemiologici, rileviamo che il 46,9% degli over 18 anni è in eccesso di peso, il 34,8% in sovrappeso e l’11,6% in stato di obesità.
Rispetto alla relazione fra peso e livello scolastico, si evidenzia che l’eccesso di peso interessa il 56,4% di chi ha la licenza media, mentre il 35,9% è laureato. Significativo!
I nuclei monogenitoriali hanno raggiunto il 10,8% e sono prevalentemente madri sole.
Questi dati dell’ISTAT, seppur parziali, ci dicono che per la parte della popolazione riconducibile ai Millennials, alla Generazione Z e alla Generazione Alpha ci sono esigenze di welfare come la prevenzione per la salute, comportamenti di vita adeguati, risposte di servizi sociali simmetriche ai profili di questi giovani, proposte scolastiche affascinanti al di là dell’obbligatorietà, ecc., che cambiano il modello dei servizi di welfare.
In sintesi, adeguarsi alle esigenze di welfare con modalità di proposta e linguaggi ad hoc, cogliendo l’opportunità dell’atmosfera, della fiducia e del contesto in modo efficace e coerente, è un dover essere del sistema. Questo welfare è il Welfare Vibes (WV), coerente con i bisogni e le aspettative delle generazioni Millennials, Z e Alpha, coerente ai vibes.
Una combinazione fra la componente soft, come “atmosfera/energia legata al benessere sociale”, “sensazioni positive associate al welfare ex ante” e messaggi, storie e informazioni che trasmettono un approccio positivo, costruttivo o “ispirazionale” sul tema del welfare (“ex post”), unitamente alla componente hard di efficacia di servizio, che è proporzionale al livello di soft.
Perché Welfare Vibes è un insieme di energie sociali, atmosfere relazionali e clima civico-territoriale che caratterizzano una comunità.
Welfare Vibes non sono due parole, ma un concetto che è diventato molto comune, o inconsciamente atteso e sviluppato soprattutto online, nei social e tra i giovani, per descrivere tutto ciò che riguarda emozioni, atmosfera, energia o mood e impatto concreto realizzato.
È terreno di coltura dove si incontrano offerta di servizi di welfare e domanda, che sviluppa un ruolo per i Millennials e la Generazione Z in una prospettiva della Generazione Alpha.
Welfare è la grammatica; vibes è la sintassi del processo.
La concettualizzazione del welfare è tradizionalmente su basi istituzionali, economiche, previdenziali e redistributive, relativizzando le componenti percepite e culturali del benessere.
Il welfare vibes integra le vibes (intese come stati emotivi collettivi, percezioni sociali e sensibilità generazionali) con la dimensione istituzionale, politica e in parte organizzativa del welfare tradizionale e di base.
È un welfare integrato che copre il prima, il durante e il dopo delle persone nella sintesi dei servizi di welfare.
Riferimenti teorici possono essere l’approccio abilitante e costruttivo (Sen, Nussbaum), la società liquida (Bauman), il capitale sociale (Putnam); riferimenti operativi sono le trasformazioni delle esigenze di welfare dei Millennials, della Generazione Z e Alpha.
Se volessimo richiamare i concetti di atto e potenza aristotelici, potremmo definire “vibes” come potenza, cioè considerarle come condizioni latenti, predisposizioni, possibilità culturali o relazionali presenti nella comunità, cioè capitale sociale potenziale.
La potenza sottende l’atto (cioè il welfare) per integrarsi nelle manifestazioni concrete di capitale sociale, fiducia, partecipazione, atmosfere civiche. In sintesi, fornire servizi ai cittadini-clienti.
L’impatto del Welfare Vibes è valutato in termini di output ed outcome materiali e in relazione alla sua capacità di generare risonanza culturale e benessere percepito, in una dimensione circolare che si autoalimenta in divenire.
Vibes di insicurezza (paura del futuro, precarietà lavorativa, instabilità economica), vibes di ansia diffusa con stress lavorativo e sociale, il senso del lavoro, devono essere superate da servizi di welfare coerenti e con un significato esistenziale (inclusione, senso, libertà, benessere).
Nello specifico i servizi di Welfare Vibes possono essere:
| Politiche green, mobilità sostenibile, transizione ecologica, |
| Reddito minimo, sussidi, ammortizzatori sociali |
| Spazi di comunità, servizi sociali territoriali, centri aggregativi |
| Politiche inclusive, accesso equo ai servizi, anti-discriminazione |
| Politiche green, mobilità sostenibile, transizione ecologica |
| Redistribuzione fiscale, welfare universale, accesso ai diritti |
| Prevenzione sanitaria, benessere, programmi di salute integrata |
| Norme su lavoro digitale, diritto alla disconnessione, tutela dati |
| Lavoro flessibile, formazione continua, sostegno all’imprenditorialità |
| Istruzione pubblica, borse di studio, formazione accessibile |
| Politiche culturali, educative, partecipazione civica |
Questo contesto implica un cambiamento di paradigma tale per cui l’esigenza non è quella di avere sempre più servizi di welfare ma avere servizi di welfare verticalizzati e personalizzati perché la domanda vuole riconoscersi nell’offerta.
Inoltre per i MILLENIALS, la GENERAZIONE Z e GENERAZIONE ALPHA sorge sempre di più l’esigenza di avere degli indicatori che misurano e valutano non solo l’offerta di servizi ma soprattutto gli impatti sulle persone sull’organizzazione e sulla comunità.
Per esempio un primo gruppo di indicatori è collegato al benessere individuale con l’indice di soddisfazione dei componenti la comunità, la conciliazione tra la vita lavorativa e la vita familiare, il livello di distress da tramutare in livello di stress positivo, nonché l’engagement dei cittadini (un punteggio medio per il benessere psicologico, la percentuale di utilizzo di benefici ecc.).
Altro gruppo di indicatori si riferisce all’impatto sociale che è tipico del welfare generativo e si deve percepire l’inclusione sociale e il supporto alle famiglie, il valore per il territorio (per esempio la percentuale e la profilatura dei cittadini che accedono a servizi di welfare nonché i beneficiari indiretti per effetto “alone”, e la partnership con enti del terzo settore della comunità).












