MICHELE FERRERO, L’IMPRENDITORE DEL CIOCCOLATO SIMBOLO DELL’ITALIANITÀ NEL MONDO

di Pietro Pierantoni

Quando si pronuncia il cognome Ferrero, immediatamente la mente lo associa all’industria dolciaria tra le più grandi produttrici mondiali del cioccolato. Sinonimo del Made in Italy e dell’italianità nel mondo. Oggi la Ferrero è un colosso da 19,3 miliardi di euro con una compagine di dipendenti, a livello mondiale, pari a 48.697 distribuiti in 22 stabilimenti e 11 uffici amministrativi.

Una storia imprenditoriale di stampo famigliare i cui albori risalgono al lontano 1923, anno in cui nel piccolo Comune di Dogliani Pietro Ferrero, con i propri risparmi, avviò il “Caffè Pasticceria Ferrero” con l’obiettivo prefissato di rendere il cioccolato un prodotto popolare. A quei tempi aveva un costo elevato, essendo riservato alla ristretta cerchia dei ricchi.

Ma la vera anima della Ferrero, come la conosciamo oggi, fu il patron Michele Ferrero[1] del quale ricorrono 11 anni dalla morte avvenuta il 14 febbraio 2015, giorno di San Valentino dedicato agli innamorati.

Michele nacque nel 1925 da Pietro e Piera Cillario che affiancherà prima il marito e poi il figlio nell’impresa di famiglia.

Dopo gli studi affrontati nelle città di Cherasco e Mondovì – è qui che, ospitato nel collegio vescovile, frequentò l’istituto tecnico Baruffi dove ottenne il titolo-diploma di ragioniere – Michele fece ritorno ad Alba, ricongiungendosi con i suoi genitori e affinando al loro fianco il suo genio creativo: «Michele si formò in azienda in tandem col padre, ma la sua abilità manageriale maturò anche in rapporto con la visione strategica e pragmatica della madre Piera (oltre che con la straordinaria capacità di venditore dello zio Giovanni). […] Nel passaggio dalla scuola alla pasticceria, dal laboratorio alla fabbrica, Michele ebbe modo di osservarli in azione, di mettere in relazione i loro diversi modi di essere, e soprattutto di identificare in loro un esempio luminoso di pace e ricostruzione sociale»[2] .

Risulta singolare, come raccontò lo stesso Michele, il suo esordio alla “Ditta Individuale P. Ferrero, fabbrica di cioccolato, torrone e dolciumi vari”, fondata nel 1946 ad Alba. Il padre, che aveva inventato la pasta Gianduja, per responsabilizzarlo lo nominò rappresentante di Asti. Nonostante numerosi tentativi andati a vuoto a causa di una profonda timidezza, il giovane Michele alla fine, senza perdersi d’animo, riuscì a lasciare in prova a una signora che gestiva una panetteria l’antesignano della Nutella che andò a ruba. E fu così che tornò a casa, colmo di soddisfazione e adrenalina per quel primo successo ottenuto, confessando al padre: «Abbiamo vinto, papà! E di lì poi è partita la storia della Ferrero»[3].

E da quel giorno fino alla sua morte caratterizzò con le sue invenzioni (prodotti della linea Kinder, Ferrero Rocher, Mon Chéri, Nutella, Estathé, Fiesta, TicTac, Pocket Coffee) le abitudini e i gusti alimentari non solo degli italiani, ma anche degli europei e delle persone nelle varie parti del mondo. Un talento, anzi un vero e proprio genio come lo definiscono in molti, ma anche qui Michele Ferrero aveva la battuta pronta per strappare un sorriso e restare ancorato a quella disposizione di umiltà che lo contraddistinse sempre: «Quando dicono “Michele è un genio”, rispondo facendo finta di aver capito altro: “Sì è vero di secondo nome faccio Eugenio, la mia mamma mi chiamò Michele Eugenio”»[4].

A guidare “il signor Michele”, come erano soliti chiamarlo affettuosamente anche i dipendenti dell’azienda, furono diversi princìpi e valori ai quali rimase ancorato senza mai vacillare:

1) una fede connotata da una profonda devozione mariana in particolare nei confronti della Madonna di Lourdes, luogo in cui era solito recarsi in pellegrinaggio almeno una volta all’anno «e, secondo alcune testimonianze, organizzava anche viaggi devozionali per i suoi dipendenti. Inoltre, fece collocare una statua della Vergine Maria in ciascuno […] degli stabilimenti produttivi del gruppo nel mondo»;[5]

2) oltre alla fede un altro principio essenziale era l’attenzione verso i suoi collaboratori e dipendenti: «Mi impegno a dedicare ogni attività e tutti i miei intenti a questa azienda, assicurandovi che mi ritirerò soddisfatto solo quando sarò riuscito, con fatti concreti, a garantire a voi e ai vostri figli un sicuro e sereno avvenire»;[6]

3) Una concezione differente dell’impresa, secondo il principio che è la fabbrica per l’uomo e non l’uomo per la fabbrica, una visione oltre la mera logica del profitto per cui l’azienda è intesa «soprattutto come una comunità di persone. […] “lo scopo dell’impresa non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società”»;[7] 4) l’attenzione rivolta ai clienti, in particolar modo alle mamme, alle nonne, alle zie, figure femminili raccolte in quel ritratto speciale, la consumatrice tipo denominata Valeria e sempre al centro dell’attenzione di Ferrero: «La Valeria è la padrona di tutto, l’amministratore delegato, colei che può decidere del tuo successo o della tua fine, quella che devi rispettare, che non devi mai tradire ma capire fino in fondo. […] La Valeria è la mamma che fa la spesa, la nonna, la zia, è il consumatore che decide cosa si compra ogni giorno. È lei che decide che Wal-Mart [la più grande catena al mondo di supermercati fondata da Sam Walton nel 1962 in America] sia il più grande supermercato del mondo, che decreta il successo di un’idea e di un prodotto e se un giorno cambia idea e non viene più da te e non ti compra più, allora sei rovinato»;[8]

5) la visione di distinguersi sempre, da uomo e imprenditore lungimirante e visionario, con quell’attitudine di fare sempre diverso dagli altri come chiave del successo: «Ecco cosa significa fare diverso da tutti gli altri. Tutti facevano il cioccolato solido e io l’ho fatto cremoso ed è nata la Nutella; tutti facevano le scatole di cioccolatini e noi cominciammo a venderli uno per uno, ma incartati da festa; tutti pensavano che noi italiani non potessimo pensare di andare in Germania a vendere cioccolato e oggi quello è il nostro primo mercato; tutti facevano l’uovo per Pasqua e io ho pensato che si potesse fare l’ovetto piccolo ma tutti i giorni; tutti volevano il cioccolato scuro e io ho detto che c’era più latte e meno cacao; tutti pensavano che il tè potesse essere solo quello con la bustina e caldo e io l’ho fatto freddo e senza bustina»[9].

Singolare, come un po’ lo è stata tutta la vita dell’inventore dei dolci più apprezzati da adulti e bambini, fu anche la proposta di matrimonio che riservò alla sua amata Maria Franca Fissolo – scomparsa il 12 febbraio di quest’anno – entrata a soli 22 anni nella galassia Ferrero con l’incarico di interprete. Nonostante un corteggiamento all’inizio non ricambiato, anche questa volta Michele non si arrese e un giorno le estese un invito a cena che venne questa volta accettato. Quando giunse la proposta di matrimonio, dopo un periodo di frequentazione abbastanza breve, Michele si fece avanti con queste parole:

«Sarei contentissimo che tu mi rispondessi di sì. Ma pensaci bene. E bada: se accetti, sposi un uomo che ti parlerà sempre di cioccolato. E se la sera, tornando dall’ufficio, ti dirò oggi ho fatto cinque quintali più di ieri, tu saprai di avere un marito del tutto felice e sereno»[10].

Da quell’unione, durata oltre cinquant’anni e connotata da un legame profondo e di condivisione, nacquero i due figli, Pietro e Giovanni ai quali Michele passerà il testimone dell’azienda nel 1997. Pietro morirà nel 2011 a soli 47 anni durante un soggiorno in Sudafrica per adempiere a una missione di lavoro dallo scopo sociale. Questo evento toccherà profondamente, come un fulmine a ciel sereno, la famiglia dolciaria come traspare dalle parole di Maria Franca:

«Perdere un figlio è disumano. È stato l’unico momento della mia vita in cui ho pensato che avrei voluto morire. […] Se perdi un marito sei vedova. Ma se perdi un figlio cosa sei? Il fatto che non ci sia una risposta ci dice che non è umano»[11].

La sensibilità di Michele al benessere della persona lo portò a istituire la Fondazione “Piera, Pietro e Giovanni Ferrero” nel 1983, allora chiamata Opera Sociale, la cui azione fin dall’origine è orientata dalla trilogia di verbi: lavorare, creare e donare. Lo scopo della Fondazione è da sempre quello di mantenere operosi e coinvolti gli ex dipendenti dell’azienda, una volta raggiunta la pensione, attraverso servizi, laboratori e attività su tre fronti: culturale, sociale e nei confronti dei giovani.

Esiste, inoltre, all’interno dell’azienda «un sistema di welfare avanzatissimo, che assiste le famiglie anche nelle circostanze più tristi: alla morte prematura di un dipendente vengono pagati tre anni di stipendio alla vedova e si garantisce l’assunzione al figlio o alla figlia. Stessa sensibilità verso l’estero. Con il “Progetto Imprenditoriale Michele Ferrero” l’azienda investe nei Paesi più poveri, offrendo lavoro, sviluppo e iniziative a sostegno dell’istruzione e della salute. Non assistenzialismo, ma occasioni di riscatto e crescita, anche per i produttori locali»[12]. Questa cultura della cura dei dipendenti e delle persone è valsa alla Ferrero la vittoria di numerosi premi, tra i quali spicca il prestigioso premio “Randstad”, assegnato nel 2016, che la eleva come uno dei posti più ambiti dagli italiani nei quali lavorare.

Il percorso terreno del padre della Nutella – invenzione della quale ricorre la giornata mondiale il 5 febbraio di ogni anno – si concluse nel 2015 a 89 anni e il bene che profuse in vita fu ricambiato da una compagine sconfinata di persone commosse, accorse per attribuirgli l’ultimo saluto.

Una genialità, un modo di fare impresa, una personalità che continua a vivere ancora oggi attraverso le sue invenzioni dolciarie, il ricordo dei famigliari e delle persone che lo hanno conosciuto poiché come disse il figlio Giovanni che oggi è al timone del gruppo, oltre ad essere l’uomo più ricco d’Italia con un patrimonio di 41,3 miliardi di dollari:

«Nessuno muore su questa Terra finché vive nel cuore di chi resta» [13].


[1] Per conoscere la storia di Michele Ferrero si segnalano i due volumi: 1) S. Giannella, Michele Ferrero. Condividere valori per creare valore, Salani, Milano 2023; 2) L. Cottini, Il fabbricante di cioccolato. Nel mondo di Michele Ferrero, Piemme, Milano 2023.

[2]  L. Cottini, Il fabbricante di cioccolato, p. 50.

[3]  B. Bertoldi, Il più grande imprenditore del XX secolo era un figlio di papà, 15 luglio 2023, in <https://bernardobertoldi.it/il-piu-grande-imprenditore-del-xx-secolo-era-un-figlio-di-papa/>.

[4]  M. Calabresi, Michele Ferrero: “Il segreto del successo? Pensare diverso dagli altri e non tradire il cliente”, 15 febbraio 2015, in “La Stampa”.

[5]  F. Pollio Fenton, Ferrero Rocher e Lourdes: la storia nascosta dietro il celebre cioccolatino, 10 febbraio 2026, in <https://ewtn.it/2026/02/10/ferrero-rocher-e-lourdes-la-storia-nascosta-dietro-il-celebre-cioccolatino/>.

[6]  L. Cottini, Il fabbricante di cioccolato, p. 117.

[7]  La funzione dell’impresa nella società, 30 luglio 2019, in <https://opusdei.org/it-it/article/la-funzione-dellimpresa-nella-societa/>.

[8]  M. Calabresi, Michele Ferrero: “Il segreto del successo? Pensare diverso dagli altri e non tradire il cliente, in “La Stampa”.

[9]  M. Cereda, Ferrero: un nome che racconta l’Italia, in “Via Po. Conquiste del lavoro. Economia”, 14 giugno 2023, p. 5.

[10] Michele Ferrero, raccontato in 10 frasi, 16 febbraio 2015, in <https://www.foodweb.it/2015/02/michele-ferrero-raccontato-10-frasi/>.

[11] M. Calabresi, Maria Franca Fissolo Ferrero, vedova di Michele: «Inventò il nome Nutella in due ore. Dalla Chiesa ci salvò dalle Brigate Rosse», 19 aprile 2024, <https://www.corriere.it/cronache/26_febbraio_12/maria-franca-fissolo-vedova-ferrero-nutella-intervista-0718e926-413d-40f9-8a35-2537ce135xlk.shtml>.

[12] M. Cereda, Ferrero: un nome che racconta l’Italia, in “Via Po. Conquiste del lavoro. Economia”, 14 giugno 2023, p. 5.

[13] A. Sanfrancesco, Ad Alba l’ultimo addio a Michele Ferrero. Il Vescovo: «Campione di umanità», 18 febbraio 2015, in <https://www.famigliacristiana.it/attualita/ad-alba-lultimo-addio-a-michele-ferrero-il-vescovo-campione-di-umanita-gfdf1ea9>. La frase pronunciata da Giovanni durante la cerimonia funebre in onore del padre è una citazione attribuita al poeta e scrittore Ugo Foscolo.