di Silvana Palumbieri
Retrospettiva al Palazzo delle Esposizioni Roma (17 marzo – 12 luglio 2026) e sulla complessa personalità dell’artista che ha segnato indelebilmente la cultura visiva del Novecento.
L’esposizione dedicata a Mario Schifano (1934–1998) non si configura come una semplice rassegna di quadri, ma come un vero e proprio “progetto” di studio. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e curata da Daniela Lancioni, la mostra mira a restituire la complessità di un artista che ha fatto di Roma il suo palcoscenico attraverso l’unicità della sua pittura.
Il Percorso espositivo: una Genesi Cronologicala mostra si snoda attraverso la Rotonda e le sette grandi sale del piano terra, coprendo un arco temporale che va dagli esordi alla metà degli anni Cinquanta fino agli ultimi lavori degli anni Novanta.
Dalle Sabbie della Libia al Fango dell’Arte Informale le origini e il trauma bellico nato a Homs -Libia nel 1934, arriva a Roma nel dopoguerra. Il suo carattere “irrequieto” lo allontana precocemente dagli studi canonici, fondamentale l’esperienza come restauratore al Museo Etrusco di Villa Giulia insieme al padre, il contatto con la materia antica, i segni arcaici e le superfici corrose sarà il seme della sua prima fase artistica quella Informale degli esordi (Galleria Appia Antica, 1959), caratterizzata da un forte materialismo poi. Gli Esordi e i Monocromi il percorso evidenzia la fase di rottura con la tradizione, dove Schifano sperimenta con materiali e superfici, approdando ai celebri monocromi, interpretati non come negazione, ma come “schermi” pronti a ricevere nuove immagini. Schifano e la sua Rivoluzione di Piazza del Popolo negli anni Sessanta, diventa il volto di quella che verrà chiamata la “Pop Art italiana”, un Collettivo insieme a Tano Festa, Franco Angeli e Mimmo Rotella, Stagione Pop e le Iconografie viene documentata la capacità di Schifano di assorbire il linguaggio mediatico dai loghi pubblicitari (Esso, Coca-Cola) ai temi della storia dell’arte rivisitati, l’artista trasforma il quotidiano in Icona.Una sezione cruciale riguarda l’integrazione tra pittura e tecnologia: i “Paesaggi TV” rappresentano il tentativo di catturare il flusso continuo delle immagini televisive, fermandole sulla tela con una gestualità nervosa e immediata. L’Impegno Sociale la mostra si conclude con le opere degli anni Novanta, dove il pennello si fa strumento di cronaca e riflessione civile, dimostrando che la “passione per la pittura” di Schifano non si è mai isolata dal mondo esterno.
Un elemento distintivo di questa retrospettiva è l’importanza data alla produzione cinematografica di Schifano Il Cinema-L’Immagine in Movimento, per l’artista, il cinema non era un hobby, ma un’estensione della pittura. Nella Sala Cinema del Palazzo delle Esposizioni, un programma di proiezioni gratuito permette di esplorare film come Trilogia per un massacro, evidenziando come il montaggio e la visione dinamica abbiano influenzato direttamente la struttura dei suoi quadri.
La personalità di Schifano è indissociabile dal clima culturale della Roma degli anni Sessanta Schifano e la Roma “Rock” Un Incrocio di Culture. La relazione evidenzia il legame viscerale dell’artista con la musica internazionale:grazie all’amicizia con il produttore Ettore Rosboch, Schifano divenne il ponte tra la Roma artistica e la scena rock londinese. Frequentò assiduamenteI Rolling Stones: Mick Jagger e Keith Richards, che parteciparono persino ai suoi esperimenti cinematografici. La vita privata di Schifano si intreccia con Le Muse e la Musica la storia del rock: figure come Anita Pallenberg e Marianne Faithfull furono compagne dell’artista prima di legarsi ai membri dei Rolling Stones. Il brano “Monkey Man” del 1969 rimane un tributo iconico a questa profonda amicizia.Il suo appartamento romano divenne il fulcro di festini e incontriIl Salotto di Via del Babuino a cui partecipavano icone della musica italiana (Patty Pravo) e volti della TV (Eleonora Giorgi), rendendo Schifano una vera e propria “popstar” dell’arte.
Non si può comprendere Schifano senza guardare al suo lato oscuro,Eccesso e la Fragilità, il rapporto con la tossicodipendenza, che la mostra e il relativo catalogo (edito da Electa) non ignoranoil suo temperamento compulsivo, la sperimentazione con gli stupefacenti, iniziata negli Stati Uniti con l’LSD, divenne a Roma una dipendenza cronica che segnò la sua biografia con arresti (sei volte in prigione), ricoveri in cliniche di disintossicazione e persino un passaggio in manicomio criminale. Tuttavia, come descritto dal critico Cesare Vivaldi, questo “nocciolo sensibilissimo” era ciò che alimentava la sua pittura: un bisogno vitale di rigenerazione continua, spesso pagato a caro prezzo sul piano personale. Mario SchifanoCronaca di un’Esistenza tra Arte, Media non è solo un’analisi delle sue tele, ma il racconto di una vita vissuta come un’opera d’arte totale, segnata da un’insaziabile curiosità per il nuovo e da una profonda radice romana.
La mostra al Palazzo delle Esposizioni celebra proprio questo l’incredibile capacità di Schifano di restare “giovane” e d’avanguardia fino all’ultimo respiro, capace di passare dal restauro di vasi etruschi alla pittura digitale senza mai perdere la passione che lo ha reso l’ultimo grande pittore di Roma. La mostra al Palazzo delle Esposizioni ha il merito di presentarlo nella sua interezza, un pittore bulimico di immagini, capace di passare con disinvoltura dalla pittura al cinema, dalla fotografia al video, sempre guidato da un’istintività fuori dal comune. La mostra si conferma un appuntamento imprescindibile per comprendere non solo Mario Schifano, ma l’intera evoluzione della cultura visiva italiana del secondo Novecento.
Informazioni Utili:
Curatela: Daniela Lancioni
Sede: Palazzo delle Esposizioni dal 17 marzo – al 12 luglio 2026 Roma
Catalogo: Electa (con contributi di nuove generazioni di storici dell’arte come Stefano Chiodi e Flavio Fergonzi)












