MARCET SINE ADVERSARIO VIRTUS

La frase – avvertimento di Seneca appare a prima vista di una semplicità quasi banale.

Qualunque sportivo (i pugili per primi) sa che è l’avversario a qualificare e rendere possibile l’espressione del valore che si appresta a mettere in campo.

Sa anche che in assenza (come scrisse Seneca circa 2000 anni fa) il suo “valore” deperisce sia perché non può essere misurato ma anche in maniera fattuale.

L’unico ostacolo al degrado è dunque l’avversario, che infatti non viene mai denominato come nemico.

Sembrerebbe quindi logico che codesto principio, figlio dello stoicismo di scuola romana, non possa conoscere crisi e debba continuare, nell’interesse di tutti, ad essere condiviso ed applicato.

Sembrerebbe, ma purtroppo non è così.

Stiamo diffusamente assistendo alla scomparsa del diritto (che pure sarebbe anche un dovere) di porsi, rispettosamente, contro qualunque espressione di valori che non si condividano.

Un corollario sempre presente del “politicamente corretto” dominante è infatti il ferreo divieto che ogni parte in gioco evoca in presenza di opinioni o atteggiamenti contrari ai propri,

“Non si fa!” e “Non si dice!” dominano di conseguenza il panorama politico e cosiddetto culturale.

In una gara alla cancellazione del contraddittore destra e sinistra sembrano destinate ad arrivare appaiate al triste traguardo.

Di fronte alla rappresentazione televisiva dei reali e profondi sentimenti che albergano nella cosiddetta base del suo gruppo politico, Giorgia Meloni si indigna (rivolgendosi addirittura al Quirinale!) per la modalità scorretta con cui questa sgradevole verità è stata fatta emergere.

Certo, se avesse letto il bel volume di Tarchi “Le tre età della Fiamma” non soltanto ne avrebbe preso coscienza (ammesso che già non la avesse) ma avrebbe anche iniziato a comprendere che difficilmente potrà a lungo reggere la contrapposizione fra la sindrome Colle Oppio e quella Alcide De Gasperi che entrambe pretende di rappresentare.

Non meglio, come dicevo, va dall’altra parte.

Qui la cancellazione dell’avversario tende addirittura a colorarsi di un valore etico.

La rimozione di sistemi valoriali non condivisi viene attuata attraverso il dolore che la loro manifestazione comporterebbe per l’altra parte.

Il giusto rispetto che si deve per le scelte di carattere sessuale di ognuno viene “arricchito” grazie alla teoria che la manifestazione di altri atteggiamenti (più consueti, diciamo) suonerebbe come sfida o comunque renderebbe più faticosa o dolorosa la scelta per la quale si propende.

A un modello di società in cui tutte le posizioni e gli atteggiamenti dovrebbero poter circolare liberamente si sta sostituendo una pratica condivisa in cui chi presidia una certa zona di terreno o di tempo vieta come “di cattivo gusto” la presenza di posizioni non analoghe a quella in quello spazio dominante.

Così l’eterosessuale, magari anche anziano, deve fingersi non sbigottito di fronte alle manifestazioni estetiche dei vari Gay Pride o l’elettore filo – nazi e antisemita che da decenni vota in base alle sue convinzioni dovrebbe nascondersi per non turbare con la sua “diversità” la sua parte politica.

Va detto subito che, almeno in Italia, non si tratta di una grande novità.

Per anni abbiamo vanamente chiesto al Partito Comunista Italiano una Bad Godesberg dove abbandonare per sempre le radici marx – leniniste e liberarsi del rapporto di sudditanza con l’URSS.

Hanno invece preferito andare avanti attraverso una serie di incomprensibili mutazioni privandosi progressivamente di un obiettivo e di un’anima.

E, del resto, la logica del digerire progressivamente ma non manifestare, i gruppi dirigenti del PCI la avevano imparata dalla bimillenaria lezione in questo senso della Chiesa di Roma.

Quel che appare ora preoccupante è che al non riconoscimento dell’avversario come elemento prezioso della crescita di ognuno, si è aggiunta la sua riduzione costante al concetto e al ruolo di Nemico.

Ciò sembra avvenire su due piani diversi, a seconda di dove si poggi lo sguardo.

A sinistra tende a prevalere un processo di presunta fascistizzazione di qualunque cosa avvenga.

Chi esprima dubbi o domande sul tema dell’aborto scopre immediatamente di essere mosso non da motivi religiosi o etici, ma dal Fascismo che, attraverso di lui, torna in campo.

Può così succedere che un governo di centro – destra, che di destra non sta facendo assolutamente nulla, si trovi improvvisamente ammantato di una mitologia politica immeritata.

Combattere contro un Nemico è, di tutta evidenza, molto più facile che migliorare sé stessi per cercar di sconfiggere e superare un Avversario.

A questa legge purtroppo non si sfugge.

Così, chi non può per ovvi motivi accusar di Fascismo gli avversari (che non meritano neppure più l’accusa di Comunismo) non rimane, pur di trovare un Nemico, che ricorrere artatamente al repertorio dietrologico degli ultimi venti anni.

A Bruxelles ci sconfiggono dunque i poteri occulti, le forze del deep state che si ritrovano a sorseggiar cognac di fronte ai caminetti (e non hanno neppure caldo!).

Individuare il Nemico aiuta a ritrovar sé stessi.

Ecco dunque la povera Italia, oppressa dalle plutocrazie. In sintesi (grazie alla creazione di un Nemico) Popolo contro Potere. E vai!

Povero, povero Seneca.

In un contesto artefatto da tutti i lati dove il Nemico (contro il quale non si può che combattere e basta) ha sostituito l’Avversario (che ti spinge a migliorare e crescere) il Valore si deteriora dall’interno, marcisce insomma.

Cercò di spiegarci che il mondo esterno va considerato una risorsa proprio quando è diverso da come lo desideriamo e di conseguenza ci spinge a cambiare.

Riteneva che il Valore non si valuta da quanto si sopporta, ma dal come si sopporta.

Ma chissà se oggi non rischierebbe di essere considerato un proto fascista o un servo dei poteri forti.


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Commenti

Una risposta a “MARCET SINE ADVERSARIO VIRTUS”

  1. Avatar Giuseppe Bea

    Quando l avversario diventa il nemico per mantenere lo status quo.

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