di Giorgio Fiorentini
L’Intelligenza Artificiale (AI) è sempre e comunque uno strumento, ma attenzione!
Esso può essere correlato al capitalismo “ad libitum” ed alla Milton Friedman e cioè nella dimensione del capitalismo che fa dell’AI “quasi un fine” orientato solo al profitto ed alla sua distribuzione oppure può essere considerato strumento per il capitalismo sociale che consiste nel gestire l’importanza del profitto insieme agli aspetti sociali e dell’impatto sociale non come elemento di “ornato aziendale”, ma di sostanza imprenditoriale.
Oggi avanza la tesi dell’AI collegata all’umanesimo digitale che non è l’ennesimo risvolto del buonismo applicato al digitale, alla strumentazione tecnologica avanzata, ma è la capacità quasi evoluzionista che fa del digitale un elemento che si sviluppa in logica esistenziale. Riprendo cioè quella che era stata una delle intuizioni filosofiche di Teilhard de Chardin (1881-1955) nel suo “Il Gesuita proibito”, ove non aveva demonizzato gli elementi della tecnologia e della materialità, ma li aveva trasformati in logica evolutiva, vivente e sociale dando loro un’anima. L’AI come approccio evoluzionista sociale.
Se questo è vero ci sono delle parole chiave che dimostrano che l’AI è uno strumento che ha un effetto leva ed un moltiplicatore non tanto e non certo agonistico ma deve essere un approccio di azioni integrate fra loro che permettono di sviluppare un impatto sociale economico e di governance distribuita.
Per esempio, la leadership distribuita, tipica di imprese sociali (non profit e profit), attiva processi di produzione ed erogazione di beni e servizi che hanno una loro anima. Si vede ancora che l’approccio “sharing” sviluppa risultati collegati non in modo teorico ma in modo operativo al bene comune.
Infatti, in un recente libro sull’AI di Carlo Fenaroli si trovano schede operative che esemplificano parole chiave sui fondamenti dell’’AI, sulla trasformazione digitale, sulla partnership e filiere ibride, sulla gestione dei dati “nativi “e così via (C. Fenaroli – L’Intelligenza Artificiale per accrescere l’impatto sociale- GAM editrice- 2026).
Ovviamente questa traduzione delle parole chiave hanno una implicazione di tipo non solo operativo, ma anche di senso.
Purtroppo si sta cercando di far passare la cultura dell’AI vista nella dimensione condizionata e sviante alla Palantir (Palantir Technologies è un’azienda statunitense specializzata in big data e intelligenza artificiale, celebre per i suoi software Gotham (in ambito difesa) e Foundry (commerciale) al centro di controversi dibattiti etici sul tracciamento e sulle operazioni militari), cioè una sorta di leviatano che ci porta ad avere una società che dipende dall’intelligenza artificiale, mentre invece è l’AI che dipende dalla società.
Cioè una società nella sua stratificazione integrata di tutte i segmenti di cui è composta, considerando quindi le classi sociali, viste nella dimensione della loro integrazione per raggiungere l’obiettivo del sistema che è quello di dare risposte alla domanda di senso esplicitata dai cittadini e che permette di entrare in una dimensione non solo di compenetrazione, ma anche di complementarità tra quelle che sono le fasce dominanti con le fasce deboli- fragili.
L’opportunità dell’AI strumento è che per il suo tramite le fasce deboli e fragili possono assumere un upgrading utile per prendere quello che è l’ascensore sociale.
Ulteriore considerazione riguarda il concetto dell’impatto dell’AI che secondo la ritualità definitoria potrebbe essere vista soltanto come un fatto solo e soltanto tecnico a che invece ha bisogno di considerazioni di operatività qualificata ed utile per dare risultato e non definizione di narrativa esornativa e ornata.
Ovviamente l’AI deve avere un collegamento possibile con la governance partecipata e distribuita stile impresa sociale. Questo è indispensabile.
Paradossalmente l’impresa sociale vista nella dimensione del decreto legislativo 112/17(si vedano associazioni , fondazioni , cooperative sociali di tipo a e di tipo b, di comitati ed in più di srl o spa come impresa sociale con un azionariato (obbligazioni o azioni) di mercato, ecc.) hanno un ruolo positivo per il sistema che si avvale dell’AI come strumento.
Le stesse imprese di tipo profit a valenza sociale stanno , sempre più adottando sistemi in cui l’AI offre opportunità per un umanesimo digitale sociale interno in parte presidiato dal welfare aziendale ed un umanesimo digitale esterno in parte presidiato dal un welfare esterno per la comunità.
I territori in cui insiste l’impresa sociale profit sono oggetto di azioni globali di AI in ottemperanza allo sviluppo della loro sostenibilità ottenuta da imprese in logica di CSR.
Se questa visione dell’AI in logica di umanesimo digitale, è un’affermazione che viene accolta nella dimensione di un sistema che rispetta esigenze sociali, esigenze ambientali ed esigenze di compartecipazione nella governance distribuita non si può dimenticare che questo può avvenire solo tramite un nuovo asset informativo e formativo.
Cioè la verticalità della tecnologia viene indirizzata dalla orizzontalità del senso sociale dell’impresa sociale in logica non giuridica, ma di tipo aziendale.
Ricordo che il concetto di azienda applicato a tutte le fattispecie giuridiche, anche del terzo settore, è un concetto che pian piano si sta introducendo e sviluppando.
Si è capito che l’azienda è lo strumento operativo utile per raggiungere il senso del suo “purpose” come impresa sociale e degli obiettivi tangibili, in cui il senso sociale deve trovare applicazione.
Qualche anno fa avevo scritto (insieme a S. Slavazza) un libro che fece un certo scalpore perché il titolo era “La chiesa come azienda non profit” (1998) in cui cercavo di dimostrare che l’evangelizzazione è una idea alta del senso religioso che non sarebbe stato mai raggiunto se la stessa Chiesa non avesse sottolineato che le 25.000 parrocchie dovevano diventare delle aziende nella sua logica strumentale e funzionale. Anche esse, per esempio, non possono sottrarsi all’uso dello strumento AI.
Ritornando alla formazione e alla alfabetizzazione informativa sull’AI diffusa all’interno delle imprese sociali (non profit e profit) è utile ricordare che il loro vantaggio competitivo per il tramite della gestione dell’impresa sociale come strumento di produzione, ma fanno diventare l’AI per il tramite della formazione diffusa all’interno dell’impresa come un elemento “forma mentis”, sempre comunque gestita dalle persone e dalla loro razionalità non verticale, ma orizzontale.












