di Giorgio Fiorentini
L’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV è una traccia (la via e la strada) per edificare “la città dove Dio e l’umanità abitano”; si potrebbe anche dire dove si dovrebbero fondere il sacro ed il profano.
Se fossero in equilibrio, tutto sarebbe accettabile, ma il profano economicista e performante “ad libitum” (si veda l’Intelligenza Artificiale) ha un ruolo sempre più prevalente e sbilancia il sistema.
Una digressione informativa (n.d.r.) dice che l’enciclica, nella sua forma divulgativa, è una lettera che circola (una circolare), che assume la sostanza del magistero ordinario del Papa.
Il che dà peso, non tanto di infallibilità, ma di grande capacità di magistero.
E quindi è da leggere ed ascoltare.
Nella Magnifica Humanitas si afferma che bisogna interpretare criticamente le tendenze del nostro tempo, nonché il progresso della tecnica: quindi digitalizzazione, intelligenza artificiale e robotica stanno trasformando il nostro mondo.
Tutto questo però deve avvenire nel rispetto della persona, che è al centro del sistema (della geopolitica globale).
Il progresso, che ha sempre vantato, teoricamente, una sua asetticità e neutralità, in una logica di par condicio d’uso per la propria vita, oggi sempre più spesso mostra il volto ambiguo di impatti strumentali capaci di arrecare danno se non sono orientati al bene comune.
Si veda l’ambiente in sofferenza, la coesione sociale sempre più lenta, anche perché non mainstream politica ed istituzionale (si veda la recente marcia indietro dell’UE con la motivazione dell’eccesso di burocratizzazione degli adempimenti delle imprese) ed, in sintesi, l’allontanamento dal raggiungimento dei goals degli SDGs (Sustainable Development Goals).
E tutto questo rende complesso valutare l’impatto e gli effetti a lungo termine sulla dignità delle persone e sul bene comune. Ma anche sull’esistenza fisica delle persone (vivere o morire?).
L’enciclica, tramite un’immagine biblica, dice no alla costruzione della torre di Babele, che si è posta nella dimensione dell’assolutizzazione dell’umano e della pretesa di autosufficienza, mentre la via giusta è quella del libro di Neemia, che è un ebreo al servizio del re persiano Serse.
Neemia, con il popolo di Israele, torna a Gerusalemme in rovina, con le mura crollate e le porte bruciate. Ma non ricostruisce gestendo da solo le opere: Neemia convoca le famiglie ed affida a ciascuna la costruzione di un tratto di muro, ascoltando le paure e le difficoltà. E Gerusalemme rinasce con un’azione ed una capacità collettiva: oggi si direbbe con un modello “bottom up”.
Quindi sì a Gerusalemme ricostruita da Neemia, con un linguaggio comune ed in armonia; no alla sindrome di Babele utilitarista “ad personam”.
Scegliamo quindi la via di Neemia, che mette insieme il valore della condivisione, che ascolta la pluralità di voci ed anche le divisioni, che talvolta ricordano la dispersione delle lingue, ma esiste comunque una possibilità, cioè quella di edificare insieme trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune.
Il dato della trasformazione velocizzata dall’AI interpella la Chiesa in cammino nella storia dell’umanità; il tempo ci sfida e dobbiamo ascoltarlo e dialogare con lui e porci in logica di servizio, sottolineando l’esistenza degli uomini e delle donne con i loro bisogni. La religione non è un fatto intimo.
L’enciclica spesso richiama la Dottrina sociale della Chiesa e le encicliche, nonché i documenti che la compongono.
I principi della Dottrina sociale (bene comune, sussidiarietà, destinazione universale dei beni, giustizia sociale, solidarietà) sono parte vivace dell’enciclica insieme alla tutela dei diritti umani.
Fino ad affrontare tutte le sfide del nostro tempo in filigrana e macramè e, nello specifico attuale, l’Intelligenza Artificiale (AI), che non è l’intelligenza umana (cap. terzo e quarto).
Non si offre una definizione di AI (?) giocando il ruolo di “discernimento morale e sociale che custodisca il primato della persona” e dell’intelligenza umana, che ponga l’uso responsabile ed i limiti agli algoritmi ed al trattamento dei dati.
Il tutto nella logica del Buon Samaritano, ove la Chiesa considera compagni di cammino tutti coloro che cercano sinceramente la verità, la bontà e la bellezza, quindi un’alleanza con loro.
Un rapporto costruttivo con le scienze sociali per avere indicazioni nell’adempimento dei suoi compiti magisteriali.
La Chiesa si fa carico delle sofferenze degli uomini e delle donne del nostro tempo e quindi si pone nella dimensione di intervenire in modo riparativo rispetto alle ferite della società e alla disoccupazione, per esempio, che avverrà con l’intelligenza artificiale.
Questo è un tema caro alla Chiesa: si dice anche che, in questo tempo di intelligenza artificiale, è necessario riflettere sul bene comune e sulle destinazioni universali dei beni, sulla sussidiarietà, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale, che sono elementi che devono essere interdipendenti e correlati fra loro.
Tutti i vari commentatori si sono prevalentemente focalizzati sull’approccio critico (in senso positivo, negativo e di “caveat”) dell’enciclica nei confronti dell’intelligenza artificiale e la cosa, forse un po’ paradossale, è che mentre esce la Magnifica Humanitas, di converso, seppur con peso meno importante a livello planetario, abbiamo le parole del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che afferma che la trasformazione tramite l’AI è un fatto necessario, ineludibile e da sviluppare, seppur governandolo.
Nella relazione della Banca d’Italia si afferma che l’AI è il caposaldo dell’innovazione e ci può permettere di fare uno scatto in avanti, considerando che la situazione economica del nostro Paese è in affanno, ed “è vero – dice Panetta – che le grandi innovazioni non si limitano a rendere obsolete alcune professioni, ma ne generano di nuove, e oggi il sessanta per cento degli occupati svolge mansioni che tanti anni fa non esistevano. Certo, bisogna trovare delle reti di protezione, anche se la parola chiave della trasformazione in Italia è l’AI”.
È salita in Italia la quota di aziende che ricorre all’intelligenza artificiale (30%), ma solo il 5% ne fa un uso intensivo.
Allora, mentre si fanno queste considerazioni molto ancorate a quella che è la realtà socio-economica italiana, l’enciclica Magnifica Humanitas fa considerazioni che non sono oggettivamente in simmetria lineare con l’assetto laico economico (per esempio della relazione del Governatore della Banca d’Italia).
Quindi bisogna costruire un mondo più giusto ed equilibrato, chiamando altri a collaborare nella promozione dello sviluppo integrale di ogni essere umano.
C’è però una considerazione da fare su tutta l’enciclica, che peraltro non aveva l’obiettivo di essere un trattato di economia aziendale e quindi un trattato di economia applicata riguardo agli attori dello sviluppo economico.
Diciamo che questa enciclica è un segno di politica economica sulla quale siamo tutti abbastanza d’accordo, ma non c’è alcun riferimento a quelli che sono gli strumenti e gli attori utili per mettere a terra questa politica economica auspicata e di valorialità.
In sintesi, non si parla di imprese, non si accenna alle imprese sociali, che comunque nella Dottrina sociale della Chiesa più e più volte sono state un caposaldo utile al fine di dare concretezza a principi generali.
Quindi ci troviamo con un’enciclica di grande spessore, non solo esortativo ma anche di denuncia di quelli che sono i mali e gli inciampi del mondo, ma non troviamo la veicolazione riparativa e costruttiva di queste critiche. Cioè mancano gli strumenti possibili e da attivare per rimediare.
Si tratteranno questi temi in futuro, ma la domanda che si pone il lettore della Magnifica Humanitas di Leone XIV è: come si fa ad ovviare a tutti i problemi che vengono denunciati nell’enciclica stessa e di cui si esortano gli uomini-persone a prendere iniziative di trasformazione? Apprezziamo l’esortazione, ma dovremo trovare alcune indicazioni operative al fine di accogliere “l’accorato appello per cui non temiamo di sporcarci nel cantiere del nostro tempo”.
Sicuramente sarà un tema di una prossima lettera apostolica, cioè di una prossima enciclica.












