Le nuove politiche sociali, il pensiero futuro e i dati.

Rivoluzionare le politiche sociali con il pensiero futuro e l’analisi dei dati.

Negli ultimi anni, stiamo assistendo a cambiamenti sempre più rapidi, connessi e imprevedibili, il mondo si muove a una velocità tale che mette alla prova la nostra capacità di prevedere e decidere.
La globalizzazione, la digitalizzazione, l’innovazione tecnologica, i mutamenti sociali, economici e politici creano un ambiente instabile dove caos e paura sono variabili da affrontare quotidianamente rendendo il contesto globale sempre più complesso e interconnesso. Secondo recenti studi in campo economico di alcune istituzioni come il Bureau of Labor Statistics negli Stati Uniti e la Commissione Europea, molte aziende chiudono i battenti a pochi anni dalla loro nascita perché non sono in grado di adattarsi ai rapidi cambiamenti.
Una risposta efficace a queste sfide è il future thinking o pensiero futuro. Politici, imprenditori e leader devono essere in grado di governare le pressioni del presente ma anche avere la capacità di pianificare a lungo termine. Bisogna abituarsi a convivere con l’incertezza e con questa condizione diventa fondamentale individuare in anticipo le tendenze, le mode e le esigenze emergenti al fine di immaginare scenari possibili e, di conseguenza, sviluppare quelle strategie che possano garantire, nel tempo, vantaggi competitivi nei mercati o una gestione efficace delle trasformazioni sociali.
Partendo da un’affermazione della futurista Barbara Marx Hubbard: “Il futuro esiste nell’immaginazione, poi nella volontà e infine nella realtà”, possiamo intuire che il future thinking consiste essenzialmente nel comprendere che il futuro non è scritto e non è prevedibile ma può essere influenzato da scelte e azioni del presente. Immaginare più scenari possibili può aiutare a percepire le opportunità e rischi che potrebbero prodursi nel tempo e prepararsi a gestirli di conseguenza.
Questo approccio metodologico combina elementi di previsione, analisi strategica e creatività utilizzando una vasta gamma di strumenti che possono dare un supporto a leader e stakeholder nel comprendere meglio le mutazioni dei contesti e interpretare correttamente i segnali e i trend che sono gli indicatori dei cambiamenti che si stanno avverando. Riconoscere i driver del cambiamento permette di elaborare con maggiore accuratezza gli scenari futuri e quindi di pianificare strategie più efficaci per rispondere alle probabili sfide di domani.
Per comprendere le complessità del nostro tempo sono stati concepiti diversi modelli di future thinking e, la loro applicazione risulta vantaggiosa nell’analizzare i fenomeni e elaborare i dati al fine di delineare la continua evoluzione che condiziona i contesti con particolare attenzione all’incertezza e alla complessità che questa comporta. In questo scenario, il caos e l’incertezza non devono rappresentare un limite ma possono essere trasformati in opportunità grazie all’impiego dei modelli di analisi come il VUCA acronimo di Volatilità, Incertezza, Complessità e Ambiguità. Associato al VUCA, un modello già adeguato per comprendere le sfide del mondo contemporaneo, sono stati sviluppati nel tempo altri modelli come BANI, TUNA o CAVEAT che, oltre a offrire una prospettiva più specifica e composita su come studiare e affrontare fattori come l’incertezza, la complessità e il cambiamento considerano quale fattore di valutazione anche le attitudini che i leader e i manager dovrebbero essere in grado di sviluppare e esprimere per affrontare le trasformazioni globali con una visione che sia più strategica avvalendosi di moderni approcci concettuali, validi strumenti di analisi e nuovi linguaggi.
Per i governi, le organizzazioni e le aziende la capacità di anticipare i cambiamenti e adattarsi rapidamente alle nuove condizioni è fondamentale per sopravvivere e prosperare. Per quanto possa sembrare del tutto coerente e logico un approccio in questo senso, in Italia come in molti altri paesi, la cultura del pensiero futuro è ancora poco sviluppata e gli investimenti in ricerca nel campo sono limitati. Questa situazione non solo impatta negativamente sulla capacità di innovazione del paese e sulla potenzialità di competere in ambiti globali ma, contribuisce altresì al rallentamento, con gravi ripercussioni sul benessere economico e sociale, dello sviluppo di strategie idonee per affrontare le grandi sfide come i cambiamenti climatici o le trasformazioni sociali e demografiche, temi che per la loro complessità richiedono importanti investimenti e una pianificazione a lungo periodo.
Il concetto del pensiero futuro viene normalmente associato ai modelli di business ma può e deve essere impiegato anche nel sociale. Infatti, le politiche di investimento adottate nel settore sono spesso focalizzate sui bisogni emergenziali, si tratta di situazioni che richiedono risposte rapide e immediate con interventi che solitamente vengono messi in atto per affrontare problemi specifici e vengono valutati principalmente nel breve termine, di solito in un arco di 12 massimo 18 mesi. La valutazione degli interventi messi in atto spesso si basa sulla mera rendicontazione di numeri, ovvero di quante risorse sono state impegnate, quanti utenti sono stati coinvolti o quanti servizi sono stati forniti, tuttavia, questa modalità di analisi quantitativa si concentra più su quanto è stato fatto piuttosto che sui risultati effettivamente ottenuti.
Nella maggior parte dei casi siamo di fronte a un approccio che ha dei limiti in cui emerge l’inadeguatezza di politiche amministrative che tendono, per semplificazione, a categorizzare le varie forme di disagio o esigenza sociale trascurando una visione d’insieme e la proficua collaborazione tra istituzioni, associazioni e professionisti. Si tratta di un sistema che non fornisce gli elementi utili per riprogrammare efficacemente gli interventi successivi o per definire obiettivi a lungo termine come, non consente di elaborare la previsione degli scenari futuri lasciando le istituzioni e, soprattutto, gli utenti in una condizione di costante emergenza. In questo quadro disorganico le risorse economiche, già poche, vengono spese per dare risposte sollecite al bisogno del momento senza una visione strategica di medio e lungo termine generando, di fatto, un ciclo perpetuo di interventi emergenziali con un impiego inefficiente delle risorse disponibili.
Per superare questa situazione si dovrebbe adottare un approccio basato sull’analisi e elaborazione dei dati basati sul pensiero futuro o future thinking, il metodo permetterebbe di avere un quadro complessivo più delineato consentendo di attuare politiche sociali più mirate e di offrire servizi personalizzati, rispondendo così in modo più efficace alle reali esigenze dei destinatari. Spesso le risposte standardizzate non tengono conto delle differenze tra le varie situazioni e delle loro priorità mentre, elaborando i dati disponibili e immaginando gli scenari futuri, le istituzioni potrebbero individuare con maggiore precisione i veri e attuali bisogni degli utenti e prevederne anche quelli futuri ottimizzando così le risorse e migliorando l’efficacia quanto la sostenibilità degli interventi.
Ci sono comunque alcune esperienze italiane in cui ha trovato applicazione il futures thinking, ad esempio lo studio “Futuri Sociali” di Fondazione Cariplo. L’ente con questo progetto ha promosso iniziative di analisi di scenari futuri per il settore sociale e culturale attraverso il coinvolgimento di esperti, operatori sociali e cittadini che si sono confrontati per immaginare possibili evoluzioni delle prossime sfide sociali come l’invecchiamento della popolazione o la povertà minorile. Un altro progetto è stato promosso dall’Istat, “Scenario Planning per le Politiche Sociali”, in questo caso sono stati condotti studi per integrare il pensiero futuro, utilizzando strumenti di elaborazione di scenario, per la previsione dell’impatto sulla coesione sociale di alcuni fattori emergenti come le politiche migratorie o le crisi economiche. Anche alcune città italiane come Bologna e Torino hanno sperimentato laboratori partecipativi di futures thinking per affrontare temi come l’inclusione e l’innovazione sociale o la sostenibilità urbana.
In conclusione per rendere le politiche sociali più efficaci, sostenibili e orientate al futuro, è fondamentale abbandonare l’approccio esclusivamente reattivo e adottare strumenti e metodologie che permettano di prevedere, pianificare e adattarsi velocemente ai cambiamenti. L’analisi dei dati combinata con i metodi del pensiero futuro rappresenta una strada promettente per costruire un sistema sociale più resiliente, capace di rispondere non solo alle emergenze di oggi ma anche di predisporsi ad affrontare le sfide future offrendo, a chi ne ha bisogno, non solo un aiuto nell’immediato ma anche la prospettiva di una vita migliore.
Diego Spadafora


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