LA STUPIDITÀ ARTIFICIALE

di Beppe Attene

Ci stiamo abituando al susseguirsi degli “ante-pen-ultimatum” che l’attuale inquilino della Casa Bianca immette freneticamente su una piattaforma social non casualmente intitolata “Verità”.

Essa è effettivamente vera. Rispecchia, momento per momento, gli stati d’animo e i pensieri del suo abitante e proprietario.

DT non desidera informarci su qualcosa di oggettivo o comunque in qualche modo esistente.

Ci sta comunicando quel che in quel momento pensa, o crede o spera. Non è un messaggio rivolto a qualcuno perché lo riceva e agisca in conseguenza.

            È come un bambino che su un’altalena grida “Che bello! Come mi sto divertendo!” oppure “Ancora più su!”.

Il problema è, semmai, l’eccesso di potenza comunicativa derivante dalla posizione occupata.

Niente potrebbe impedire, né a DT né a chiunque, di avere le proprie personali opinioni anche in merito al Papa o alla sua personale propensione teologica.

Di solito basterebbe non comunicarle o, se dovesse capitare di farlo, magari al bar, basterebbe che nessuno vi prestasse attenzione.

Magari attribuendole a un umanissimo eccesso di Campari.

            In DT, dunque, prevale e diventa spesso dannoso (anche per lui) l’adolescenziale desiderio di essere visti, di essere percepiti e di fare del proprio stato d’animo “uno stabile elemento del paesaggio”, come avrebbe detto Alessandro Pavolini.

Il fatto che, per ottenere questo risultato, il paesaggio venga completamente distrutto, insieme con gli esseri umani che lo popolano, è per lui completamente indifferente.

L’unica cosa importante è esistere attraverso la comunicazione costante ed estensiva della propria modalità di esistenza in un determinato momento.

Persino la sconfitta o l’eventuale vittoria sono meno importanti di questa spinta evidentemente patologica.

            Il quadro diventa più complesso, e persino più grave, quando alle semplici evocazioni verbali si aggiungono modalità di comunicazione e contenuti come quelli grafici recentemente apparsi e realizzati grazie alla cosiddetta intelligenza artificiale.

La complessa immagine di DT che, in modalità Gesù Salvatore, agisce su un Lazzaro per richiamarlo alla vita si è velocemente appaiata a quella del Cristo che lo abbraccia trasmettendogli fiducia e sostegno.

Vi è sicuramente un aspetto di blasfemia che immagino appaia insopportabile a qualunque sincero credente.

La questione della possibilità di rappresentare con le immagini l’Assoluto ha scatenato profonde discussioni anche nel Cristianesimo Romano che pure non ha mai scelto la linea dell’iconoclasmo e del conseguente divieto di rappresentazione divina.

In questo caso poi si giungerebbe sino alla deificazione del povero Trump o alla sua elevazione paritaria con il Cristo.

            Certamente troppo, dunque. Ma ancora insufficiente a mostrarci la gravità strategica della iniziativa.

Siamo in presenza della convinzione che rappresentare ed immettere nel WEB, magari con sufficiente forza, un contenuto porti a farlo comunque esistere come reale.

Non è una cosa che pensa soltanto DT ma è, al contrario, condivisa da un immenso numero di esseri umani.

Non soltanto questo. Il passaggio che stiamo vivendo porta con sé anche la convinzione che immettere in Rete qualunque, anche ripugnante, comportamento lo giustifichi assegnandoli un senso e un significato.

            In altre parole, si infrange qui la ferrea distinzione tra Realtà Oggettiva e percezione, racconto esercitati dalla specie umana come dal singolo essere.

Più la ricerca scientifica ci mostra e approfondisce che da sempre noi esistiamo e lavoriamo sulla base di una parte molto ristretta della realtà e delle sue leggi, più sembra che l’essere umano rivendichi un  ruolo creativo non nell’Universo, ma dello stesso Universo.

Temo che DT, per quanto forse incapace di concettualizzarlo, creda fermamente a questo.

            Qui non stiamo parlando di opinioni espresse con più o meno forza. Non stiamo nemmeno parlando di propaganda di parte che magari presenti interessatamente una realtà qualunque.

La bandiera sovietica che sventola orgogliosamente sul Reichstag a Berlino nel 2 maggio del ’45 è un falso che racconta, però, un fatto vero.

I soldati sono in posa mentre il fotografo lavora ma le truppe russe hanno effettivamente conquistato la capitale tedesca.

Quella foto esisterà per sempre come sintesi di un momento cruciale e drammatico.

L’immagine di DT che invoca “alzati e cammina” aspira, nella sua assoluta inesistenza, al medesimo percorso da qui al futuro.

            È il trionfo, speriamo momentaneo, della “stupidità artificiale” che pretende per sé il diritto di creare un universo che qualcuno riconoscerà come reale.

Pensiamoci un attimo. Possiamo dire che quelle immagini sono false o fasulle? Chi di noi sarebbe in grado di provarlo inoppugnabilmente?

A parte il più che legittimo rifiuto in chiave religiosa e la nostra ferma convinzione della loro strumentale falsità, chi impedirà a quelle immagini di camminare nello spazio e nel tempo costituendone un piccolo ma inarrestabile pezzetto?

E magari, domani, un Pastore Evangelico ci spiegherà che anche se sono fittizie esse esprimono comunque una verità profonda.

Come succede, del resto, a “I Protocolli dei Savi di Sion” che pur da sempre appurato come un falso prodotto dalla polizia zarista, marcia in milioni di copie in tutto il mondo islamico.

            Non è la prima volta, ahimè, che un potente della Terra sogna di disegnare nuovamente tutto l’Universo nel Tempo come nello Spazio.

Quel che rende il nostro momento ancora più pericoloso e drammatico è il fatto di avere a disposizione strumenti e tecnologie in grado di renderlo apparentemente possibile.

In mancanza di questo quei poveri dipinti sarebbero rimasti appesi a un muro, patetica ed efficace dimostrazione del cattivo gusto del padrone di casa (per quanto essa possa essere Bianca).

            Ma questa è forse la più importante partita che giocheremo nei prossimi anni.

I nostri computer e telefonini sono, a parte DT, invasi da un susseguirsi di messaggi e di racconti totalmente inventati ma anche “certificati” dalle immagini e dai suoni che l’Intelligenza Artificiale mette a disposizione della Stupidità Umana.

Lo strapotere creativo si accoppia con i limiti e i fini tipici della nostra specie e il risultato finale potrà essere tanto terribile quanto grandioso.

In questo senso difendere tutti dalla comunicazione fasulla dovrebbe essere un dovere e un compito delle Istituzioni (che dovrebbero comunque impegnarsi a non cadervi).

E chissà che la presuntuosa fantasia del Presidente degli USA non possa aiutarci a capire in che mondo dobbiamo vivere e a difendere la nostra dignità di pensiero e di scelta.