LA SPERANZA DEL POETA

Ognuno di noi ha il suo Dio a cui rivolgersi, le entità spirituali a cui affidiamo i nostri giorni. In questo tempo così cupo ho scritto una supplica come dono anche per voi a cui voglio bene perché torni primavera. Spero la gradiate al di là del credere o meno in qualcosa e che non offenda le vostre sensibilità.

“Rivolgi ancora il tuo sguardo

verso di noi sferzati dal vento angoscioso

che spira dalla linea del crepuscolo,

barcolla ogni cosa anche la luce

nella penombra di questo mondo avvolto nella nebbia,

un tragico ballo dove ognuno nasconde

il suo volto nella menzogna a cui china la testa,

rivolgi a noi il tuo sguardo e salvaci

da questo male recente

che affonda radici nell’anima dei giorni,

leva il tuo sguardo sulle pallide morti,

sugli incendi del mondo,

sulle grida di bimbi che raggiungono i vividi cieli

dove cerchiamo riparo dall’angoscia che grava sul petto.

Tuoi sono l’azzurra notte e il firmamento,

il sussurrio del vento, la luna e le stelle,

tuo il mistero luminoso intagliato nella storia

che come legno di quercia oltrepassa il tempo e le stagioni,

prolisse promesse smarrite in contrade,

la folla che grida,

la tua carezza sui nostri cuori nella morbida ombra della sera,

destaci all’alba senza lacrime sulla via,

inebriaci di speranza e di luna,

avvolgi di stoppie il delirio e lascia che bruci coi suoi poveri stracci,

questa rigida terra che accoglie declivi

dove il pianto pigro respira,

dove non è più primavera sulle cime dei boschi arsi dal sole che divampa

anche nei brandelli serali,

sul riflesso dei giorni afflitti da orizzonti

dove la morte spunta come i venti e la brezza.

Svela il segreto e lo scopo

qual e’ il senso prezioso di questa vita grinzosa che spaventa finanche la civetta,

le impudiche fattezze dell’ebrieta’ funesta,

lascia che il tuo sguardo ci inebri

come i narcisi nella acerba primavera,

che la luce dell’alba conduca una brezza leggera

che dai campi a maggese soffi in attesa di raccolti,

soave ci culla il pensiero delle tue mani tese su noi,

delle tue lievi dita sulle piaghe dell”avidità ,

conduci il tuo volto nelle città rosse di sangue sparso su fabbriche e pietre

che inonda le albe e i tramonti con grida di bimbi

nati dall’odio nel rimbombo dei bronzi di campane

che si stende sulla volta del cielo e le generazioni.”


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