LA FATA NON INVITATA

di Dalisca

È proprio lei: Emma Dante, la fata non invitata alla festa perché scomoda, non in linea con gli stereotipi di un teatro che soffre e aspetta il nuovo che tarda a venire.

La leonessa così è stata definita la regista, dal momento che le è stato assegnato il LEONE D’ORO alla carriera in quel di Venezia. Dopo l’assegnazione dell’ambito premio, lei ha ringraziato, visibilmente commossa, tutto il pubblico definendosi testualmente. “una donna piccola ma con un LEONE D’ORO alle spalle“ suscitando così una ovazione soprattutto da parte delle donne che hanno interpretato questa sua dichiarazione come un riscatto di genere.

La premiazione è avvenuta presso la Sala delle Colonne di Palazzo Ca’ Giustiniani, alla presenza di alte personalità quali, ad esempio, il Presidente della Biennale Roberto Buttafuoco, ad opera del famoso attore statunitense Willem Dafoe direttore artistico della Sezione Teatro che ha esplicitati tutti i meriti dell’artista  che hanno motivato l’assegnazione del premio.

Un‘ovazione, applausi scroscianti ed, infine, una standing ovation hanno accolto l’ annuncio della premiazione segno questo di approvazione e condivisione per quanto era stato assegnato.

Il coinvolgimento emotivo è stato notevole e, come sempre accade, in questi casi, il ripercorrere gli inizi di una così importante carriera, da parte di una altrettanto artista è doveroso, per cui il tornare indietro nel tempo è di prassi, quasi a giustificare il lavoro occorso realizzato in un lungo arco di vita.

La storia del teatro di Emma Dante va ricercata soprattutto nel suo luogo di origine, nata e vissuta a Palermo, siciliana doc trascrive nelle sue opere l’essenza dell’amata Sicilia. I suoi personaggi sono anonimi riportati alla ribalta con i propri pregi, ma anche con i propri limiti, pertanto, le opere che ne conseguono sono dedicate ai meno abbienti, ai meno fortunati, un tema questo ritrovato anche nell’edizione 2026 della Biennale d’Arte titolata: ‘In minor keys’.

Dopo i primi esordi tenutisi in luoghi impensati e di fortuna, Emma si impone al grande pubblico con opere iniziali nelle quali si riscontra uno stile personale molto incisivo che affonda la lama nelle piaghe della cultura popolare. Gli argomenti trattati sono molto scottanti e riguardano la vita familiare con tutte le sue problematiche nonché il rapporto con i simboli di una terra di fuoco come la Trinacria che ha radici profonde che non possono essere in nessun caso tradite.

Il linguaggio usato è ibrido, fatto di dialetti arcaici, di suoni e lamentazioni che caratterizzano le varie opere rendendole riconoscibili e attribuibili come lo sono le pennellate su di un quadro. L’approccio della regista è leale; sa di non poter mentire né a sé stessa  né al suo pubblico che la ama proprio per la sua fierezza scevra come è da ogni compromesso con una realtà spesso dura ed avversa.

A seguito della premiazione, si è svolto un incontro dal titolo: Rito, nostalgia, commozione. Emma Dante: essere umani nelle piaghe del tempo,  presso il Palazzo Ca’ Giustiniani. Gli amici nonché collaboratori, hanno voluto omaggiare la leonessa, appena premiata, ricordando aneddoti vissuti insieme, regalando agli spettatori una memorabilia dai primi passi della sua carriera artistica fino ad oggi.

Tra gli interlocutori ricordiamo Carmine Maringola, Davide Yodice, i fratelli Mancuso (commoventi) e non ultimo Arturo Cirillo, il tutto coordinato dal bravo Andrea Porcheddu.

Sono stati momenti di curiose rivelazioni e di grande commozione grazie anche al modo affabulatorio e spontaneo (cuore in mano) degli amici che hanno mostrato i loro sentimenti senza quell’imbarazzo solito quando ci si trova “coram populo”.

L’episodio più divertente, che vale la pena, di raccontare è stato quello riferito a Cirillo attore napoletano che non necessita di ulteriore presentazione, vista la sua riconosciuta bravura e notorietà. L’episodio riguardava il suo primo incontro con Emma. La loro conoscenza avvenne alla “Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico”; siamo agli esordi, quando ancora tutto doveva accadere. Entrambi inostri beniamini erano in attesa spasmodica per fare un provino di ammissione, la scena che avrebbero dovuto recitare era tragica, ma nel momento culminante della tragedia il Cirillo estrasse dalla tasca un ”pistolone” tant’è che, a quella ridicola visione, i membri della commissione  scoppiarono a ridere. Finito il provino, i due attori si ritrovarono faccia a faccia e Emma Dante, molto arrabbiata, si rivolse al partner dicendogli: per causa tua io non sarò ammessa all’Accademia!

Poi sappiamo bene come sono andate le cose!

Finito l’incontro, l’artista è salita sul palco e, prendendo a spunto l’ultimo intervento di Gabriele Vacis il quale sosteneva che una funzione del teatro sta nell’azione di risvegliare il pubblico, ha spiegato cosa per lei aveva rappresentato il LEONE D’ORO: uno schiaffo, una esortazione a produrre sempre con attenzione stando presente a se stessa così da non tradire mai il proprio istinto e la volontà di regalare allo spettatore la curiosità di andare a teatro per assistere alle sue opere realizzate apposta per lui.