ILLUSORIA GLOBALIZZAZIONE

di Beppe Attene

Quando, alcuni anni fa, la parola “globalizzazione” fece il suo trionfale ingresso nel nostro mondo molte anime candide vi individuarono la possibile realizzazione dei loro sogni di pace, giustizia e libertà.

Vi lessero la fine dell’imperialismo (che Lenin aveva definito come fase suprema ed ultima del capitalismo), l’abbattimento dei confini nazionali e delle strategie conseguenti. Insomma, una libertà di mercato generatrice di opportunità di ogni genere.

Ciò tanto più in quanto gli esseri umani venivano immaginati come egualitariamente possessori delle conoscenze comuni attraverso la Rete che avrebbe garantito su ogni materia accesso ai dati per la migliore valutazione.

            È in questo clima che un attor comico ritenne di dover avviare un movimento politico senza analisi ma riccamente provvisto di insulti da distribuire a destra e a manca.

È qui che nacque lo slogan “uno vale uno” che proprio in questa situazione si trovò a verificare ulteriormente la propria vanesia debolezza, già provata da migliaia di anni di storia umana.

Non ci deve, però, stupire della potenza espressa dal sogno.

Durante il cosiddetto secolo breve tre diversi universi dottrinali si sono affrontati contendendosi l’egemonia sul mondo.

Ora dovrebbero onestamente chiedersi in cosa abbiano sbagliato.

Prima, però, converrà rapidamente scrutarli, ricordandosi che sono solo tre ma ognuno è percorso da una miriade di complicazioni e posizioni interne.

            Per primo, naturalmente, il Liberalismo. Fondato sui valori della accumulazione capitalistica e del libero mercato il Liberalismo ha esteso la sua concezione all’intero insieme della società civile e, di conseguenza, allo Stato e alle regole della partecipazione democratica.

Ha immaginato, e in parte costruito, un mondo in cui la Libertà di mercato permeava di sé anche la libertà personale nel campo delle opinioni e delle concezioni del mondo.

La libera circolazione delle merci si affiancava alla libera circolazione dei cittadini e ad un principio di tolleranza che andava progressivamente esteso e rafforzato.

La nostra sacrosanta Democrazia è una tra le molte figlie del Liberalismo.

Esso si nutriva (e si nutre ancora) di un fondamentale ottimismo sulla Libertà come strumento e motore della specie umana verso un futuro sempre migliore.

            A seguire occorre purtroppo parlare del Nazismo. Occorre respingere la tentazione a ridurre i 12 anni di Hitler a una folle e momentanea  deviazione delle menti umane.

Attorno a quell’apparato ideologico centrale vanno intanto collocati sistemi che hanno agito, talvolta in anticipo, sull’onda della stessa visione e percezione del mondo.

Il mussolinismo, il franchismo, il colonnellismo e molti altri regimi hanno in comune un profondo pessimismo sul destino della specie umana.

Da qui l’idea che solo un “ordine” forzoso, gestito gerarchicamente e sotto le vesti della disciplina militare possa guidare i vari popoli evitando che essi si facciano del male usando la libertà.

È naturalmente ben certo che in questa concezione possano facilmente annidarsi interessi strettamente personali ma è altrettanto certo che un grande consenso abbia per molti anni sostenuto questi regimi riconoscendone e accettandone la concezione del mondo.

Tant’è che tuttora molti continuano, pur magari non essendone totalmente consapevoli, ad adottare un punto di vista simile.

Ah, spesso si tratta di militari e soprattutto di Generali.

            Il terzo “blocco di pensiero” che ha invaso il Novecento è, ovviamente, il social-comunismo in tutte le sue diramazioni concettuali e pratiche. Qui ai concetti guida di Libertà o Autorità è stato sostituito quello di Giustizia Sociale.

Essendo il capitalismo basato sostanzialmente sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo occorre lottare per una forma di uguaglianza che non sia di carattere puramente simbolico, come quella rappresentata dal Liberalismo.

La rinuncia alla democrazia e alla libertà può essere largamente compensata da una vera uguaglianza sociale. Per la Libertà vera c’è tempo.

Da questa originaria pulsione sono nate due grandi dittature governate da oligarchie che uniscono direttamente il potere politico – istituzionale e quello economico.

Pochi giorni fa il faccione sorridente di Mao ha accolto e benedetto l’abbraccio riconoscente fra gli oligarchi cinesi e i super – capitalisti portati a Pechino da Trump.

            Gustaw Herling giunse in Italia nel 1943 con il Secondo Corpo d’Armata Polacco che, sotto il comando del Generale Anders, conquistò (lasciando migliaia di morti) la roccaforte di Cassino, liberò Ancona, contribuì alla liberazione di Bologna ed entrò trionfalmente nel 1945 a Milano insieme agli altri Corpi d’Armata delle varie Nazioni che avevano combattuto il fascismo e il nazismo.

Quando, a guerra finita, cercò di tornare in Polonia scoprì, anche lui, che il regime comunista gli impediva di tornare a casa.

Restò in Italia, sposò la figlia di Benedetto Croce e ci lasciò delle pagine e testimonianze straordinarie.

Consapevole della drammatica potenza del Male nella storia degli uomini rappresentò la Russia sovietica e la Germania nazista come “i gemelli totalitari”.

            Ora, è di tutta evidenza che con immensa difficoltà queste tre impostazioni di pensiero avrebbero potuto leggere e interpretare correttamente quella che chiamavano “globalizzazione”.

In realtà, ogni parte si è limitata a interpretare quel che avveniva a seconda delle proprie dirette convenienze, cercando di sfruttarne un aspetto l’altro.

Dietro la parola globalizzazione si nascondono due fatti ben precisi e autorevoli.

Il primo è la mondializzazione dei mercati sotto l’aspetto del consumo come sotto quello della produzione.

Il secondo è un frenetico percorso di finanziarizzazione dell’economia in cui il profitto non appare più creato dall’aumento del valore delle merci ma deriva da dinamiche “monetarie” rese ancora più facili e veloci dalle forme di moneta elettronica.

            Ne “Il Capitale”, verso la conclusione Karl Marx scrisse (mi scuso per la citazione puramente mnemonica) che “giungerà il momento in cui il capitale si riprodurrà da solo, senza passare per le merci. Si riprodurrà naturalmente, come fanno gli alberi con i rami e le foglie.”

Bene, ora ci siamo. Le categorie post ottocentesche che ci hanno condotto sin qui non esistono più.

Nel quadro attuale, in frenetico movimento, possono scatenarsi guerre di religione come vere e proprie perversioni economico – finanziarie.

Possono costituirsi Nazioni senza storia e identità come agglomerati apparentemente anarchici e libertari.

Può essere falsificata la Realtà come esasperata quella reale.

Oggi non vi è responsabilità o passato.

Ogni volta che abbiamo la tentazione di tornare alle vecchie categorie ricordiamoci di Mao che sorride ai padroni americani.

La Lunga Marcia è ormai un ricordo sbiadito anche per lui, che la ha fatta.

            Quelle prospettive generali che ognuna delle tre posizioni sin qui brevemente narrate comunque possedeva, non hanno più alcun valore interpretativo o conoscitivo.

Non possiamo stupirci che qualcuno si sia fiduciosamente innamorato della globalizzazione mentre molti altri ne hanno cinicamente utilizzato degli aspetti funzionali ai loro interessi.

A noi, per capire il mondo e noi stessi, rimangono soltanto la dimensione religiosa e quella etica.

Non male, giacché, visto che bastava a Kant, potrebbe anche bastare a noi.

“Il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.”