Come l’esperimento grillino ha aperto le porte alla debolezza europea e al sovranismo identitario mondiale
di Francesco Meringolo*
Di fronte a un’Europa che oggi fatica a trovare una voce unitaria, schiacciata tra le ambizioni neo-imperiali di Mosca e l’isolazionismo americano, è necessario compiere un’operazione di memoria storica per capire realmente come siamo arrivati ad oggi.
Senza memoria, infatti, non può esistere nemmeno il futuro e non è un caso se oggi appare sempre più incerto.
Se l’Unione Europea appare oggi come un gigante d’argilla, una parte non trascurabile della responsabilità ricade su quel laboratorio politico che, a partire dal 2009, ha trasformato l’Italia nel “paziente zero” del populismo: il Movimento 5 Stelle.
Quell’esperimento ha saputo erodere e bloccare quell’insieme di piccoli passi che a partire dalla CECA aveva saputo integrare tra loro le popolazioni europee conducendole alla unione monetaria a cui è mancata la cosa più importante: l’unità politica.
Il primo grande colpo inferto dal Movimento alla solidità europea è stato di natura identitaria. Prima ancora che il sovranismo di destra diventasse egemone, furono le piazze di Beppe Grillo a sdoganare l’idea che l’Euro fosse una “moneta di occupazione” e che la stabilità fiscale fosse un complotto delle élite finanziarie contro i popoli.
Questa retorica non ha solo inquinato il dibattito pubblico italiano; ha fornito l’alibi perfetto per ogni altra forza centrifuga nel continente aprendo le porte a regimi come quelli di Orban (di cui possiamo finalmente festeggiare il crollo) e a propagande come quelle di Meloni e Salvini.
Parlando di referendum sull’uscita dalla moneta unica e sbandierando apertamente tesi programmatiche in direzione del superamento della NATO, il M5S ha trasformato l’Italia da perno della stabilità mediterranea a “anello debole” della catena occidentale aprendo le porte a quello che oggi è il sovranismo mondiale e che ha nel Presidente Trump il suo più grande esponente.
Il Movimento 5 stelle è stato il “Cavallo di Troia” della propaganda esterna e non si può ignorare il ruolo di ponte che il Movimento ha svolto per le influenze estere. Stanno lì a dimostrarlo le posizioni ambigue di Giuseppe Conte sia nei confronti di Putin che di Trump e di cui si può trovare traccia su qualsiasi testata giornalistica.
Mentre l’Europa cercava a fatica di compattarsi contro le minacce ibride, parlamentari e responsabili della comunicazione dei penta-stellati frequentavano i congressi del partito di Putin, rilanciavano le fake-news di Sputnik e trasformavano le aule parlamentari in un palcoscenico per teorie del complotto funzionali alla destabilizzazione dell’ordine liberale.
La missione “Dalla Russia con amore” del 2020 è rimasta il simbolo plastico di questa debolezza: un contingente militare straniero che attraversa le strade di un paese fondatore della NATO con il beneplacito di un governo a trazione 5 Stelle.
È stato in quel momento che l’Europa ha capito di avere una falla interna nel sistema di sicurezza collettiva.
Inoltre, l’azione populista degli ultimi 15 anni ha portato alla paralisi su decisioni vitali. E c’è da dire che il danno più profondo è stato metodologico. L’ideologia del “Uno vale uno” e il sospetto sistematico verso la competenza hanno paralizzato la capacità decisionale dell’Italia e di riflesso dell’Europa, su temi cruciali come l’indipendenza energetica e le infrastrutture causando problemi che in seguito alle guerre oggi stanno riverberando i loro effetti.
L’opposizione di natura esclusivamente ideologica ai gasdotti (come il TAP), ai rigassificatori e alle grandi opere, presentata per anni come battaglia ecologista, si è rivelata col senno di poi una spaventosa vulnerabilità strategica. Ogni “No” gridato nelle piazze italiane è diventato un “Sì” alla dipendenza dai regimi autoritari, lasciando l’Europa nuda e senza alternative energetiche nel momento del bisogno. E questa è un’eredità difficile da smaltire perché produce conseguenze ancora oggi e ha prodotto nel frattempo quel vento sovranista, identitario e nazionalista in tutto l’Occidente.
Oggi il Movimento tenta una faticosa normalizzazione, ma il virus del sospetto che ha inoculato nel sistema democratico continua a produrre varianti e continua ad avvelenare non solo il Paese, ma l’intera Europa.
Il sovranismo identitario che oggi minaccia l’integrazione europea, indebolito dalla sconfitta di Orban, ma non ancora sconfitto, non è che l’evoluzione raffinata del populismo di velluto delle origini.
L’Europa è debole perché è stata privata della sua autorità morale e tecnica attraverso una narrazione che ha equiparato la verità scientifica alla bufala del web e l’alleanza strategica al complotto dei potenti.
Se oggi Bruxelles fatica a decidere è anche perché per un decennio abbiamo permesso che la politica venisse dettata dagli algoritmi della rabbia e dai post di un blog, invece che dalla lungimiranza della storia.
E pensare che da quel dettato oggi possa venire fuori la leadership del centrosinistra italiano è la mortificazione di una storia gloriosa che rivendicando diritti per i lavoratori e la redistribuzione di quella ricchezza prodotta con la rivoluzione industriale è stata una storia di emancipazione sociale e di progresso. I socialisti di fine ‘800, che rappresentano le origini della sinistra che conosciamo oggi, insegnavano agli umili a leggere, scrivere e orientarsi. I populisti di oggi, attraverso strategie digitali, carpiscono la fiducia e anestetizzano le coscienze attraverso strategie comunicative e post verità.
Le strade percorribili oggi per gli italiani rischiano di dividersi tra morire sovranisti identitari nelle mani delle peggiori destre oppure spirare populisti demagogici in grembo a quanti non hanno mai affrontato le preoccupazioni del presente con la necessaria lungimiranza. E lascia molto a desiderare il fatto che questa strada sia stata legittimata dal Partito Democratico rincorrendo alleanze con i pentastellati a tutti i costi; anche al costo di cedere loro la leadership di un campo politico che dovrebbe fare della verità e della competenza il suo più grande valore e programma politico. Infatti non vi potrà mai essere libertà e giustizia sociale senza verità e, nella complessità di questa epoca, senza competenza.
*Segretario Circolo PD – San Demetrio Corone
Membro Assemblea Regionale PD – Calabria
Portavoce Laboratorio Riformista Calabrese












