Nazionalismo e autoritarismo la fanno da padroni, ma durerà?
di Luigi Troiani
Guardando alla struttura degli affari internazionali nel terzo decennio del XXI secolo, si ha la sensazione che la maggior parte degli stati si ritrovi, per seri errori di prospettiva commessi nel periodo che ci separa dalla fine del regime sovietico, di fronte al bivio esistenziale. Da un lato il percorso che porterebbe a restituire razionalità1 al sistema internazionale. Dall’altro quello che potrebbe condurre gli stati a veder deperire il ruolo che la modernità, dalla fine dell’assolutismo europeo, ha loro assegnato.
Paradossalmente il secondo percorso potrebbe essere imboccato a causa della pretesa degli stati al protagonismo ipertrofico, attraverso il recupero di due fattori che nella storia hanno sempre giocato contro di essi causandone, nel lungo periodo, l’indebolimento se non l’irrilevanza. Questi fattori sono il nazionalismo proteso all’egemonia con il rifiuto alla collaborazione con altri stati in fori multilaterali istituzionalizzati, e la forma di governo autoritaria o peggio dispotica.
I due fattori, combinati o in solitario, generano le situazioni definibili come “diplomazia dell’arroganza”: gli stati abbandonano i percorsi del dialogo e della trattativa, in particolare nei fori multilaterali, e adottano quelli della minaccia sino all’aggressione armata.
Quando la Russia, il 24 febbraio 2022, invade l’Ucraina, fornisce l’esemplificazione drammaticamente più riuscita nel nostro tempo, degli effetti destabilizzanti di una politica estera arrogante.
Nel terzo decennio del secolo, gli stati e il loro concerto risultano inadempienti rispetto alla soddisfazione dei bisogni manifestati dal sistema internazionale, e dalla stragrande maggioranza degli esseri umani. Le richieste avanzate nei loro confronti non trovano risposte adeguate.
Il bisogno di pacificazione e giustizia sembra non poter riscuotere riscontro, mentre non risulta nell’agenda delle priorità effettive la risoluzione dei maggiori problemi globali, quello climatico e ambientale su tutti.
La vicenda legata all’espansione e alle modalità di cura della pandemia generata dal virus Sars CoV-2 (Severe acute respiratory syndrome Coronavirus 2) ha confermato, ammesso che se ce ne fosse stato bisogno, che la prospettiva di una diplomazia globale cooperativa è tutt’altro che scontata.
La medesima considerazione vale nel caso dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. L’efferatezza delle operazioni militari condotte dalla Russia in terra ucraina, il prolungarsi delle operazioni sul campo, ribadiscono da un lato la crescente difficoltà della diplomazia a risolvere i conflitti, dall’altra come gli atteggiamenti arroganti degli stati siano l’anticamera di operazioni aggressive che lesionano l’impianto della cooperazione tra le nazioni.
La storia ha il vezzo di ingravidarsi di nuove soluzioni, quando le vecchie non funzionano. Se gli stati, e il sistema internazionale che conosciamo, continueranno a fallire gli obiettivi che molte popolazioni e stati e loro raggruppamenti stanno indicando come necessari, non potranno che perire, almeno nella forma che conosciamo e nelle modalità attraverso le quali hanno sinora operato.
In alternativa, gli stati e la loro cooperazione formalizzata negli esistenti fori multilaterali, dovranno accettare le sollecitazioni al mutamento, la trasformazione necessaria.
(da La diplomazia dell’arroganza, L’Ornitorinco ed.)












