Inps e Invimit vendono come di pregio immobili di civile abitazione
di Salvatore Sechi
Il governo Meloni ha varato un Piano casa di 100mila alloggi in dieci anni. Ad essere interessati sono per lo più le circa 60mila case popolari fatiscenti, sfitte, occupate illegalmente o bisognose di sensibili opere di ristrutturazione e manutenzione preannunciato il ricorso all’intervento dei privati, di concerto con le vecchie talpe dei poteri pubblici. Si ammette che le Sovraintendenze possano opporre dei veti.
Ci sono, però, dei limiti che colpiscono subito. Non si capisce da dove possano venire le risorse, che sono notevoli, da mobilitare; e come si possano velocizzare i tempi di esecuzione, dal momento che la macchina dello Stato anche solo per decidere ha ritmi inenarrabili. Ciò mal si concilia con la speditezza dei lavori propri delle imprese private.
In secondo luogo, questo progetto si ispira ad una cultura tipicamente statalista, da destra a degli anni Trenta (quella della creazione dell’Iri e dell’Imi), cioè di accentramento e concentrazione. Il potere ideativo, deliberativo ed esecutivo viene tutto dall’alto, escludendo quasi programmaticamente sia le amministrazioni comunali e regionali sia gli organismi e le agenzie delle imprese private.
Nel frattempo, insieme al ministero delle infrastrutture, si sono mossi Inps e Invimit. Sono gli istituti di Stato che hanno in gestione una parte della proprietà immobiliare pubblica. Il riferimento è principalmente agli enti previdenziali Inpdap, Enpals, Inail ecc. Sono stati soppressi e accorpati nell’Inps (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) a partire dal 1° gennaio 2012, al fine di razionalizzare il sistema pensionistico.
Ma questo grande stock di risorse edilizie quasi un paio di decenni fa è stato in gran parte venduto agli inquilini dal ministro Giulio Tremonti di concerto con Cesare Salvi. Per quale ragione?
Dopo la prima, le successive cartolarizzazioni varate da Tremonti, sono state un fallimento. Pertanto, ha cercato di colmare i grandi buchi creati nell’erario dello Stato con una massiccia campagna di privatizzazione dell’edilizia degli enti ex-previdenziali prima citati. Il che è avvenuto nel corso di azioni giudiziarie con dei notevoli strascichi.
Ne è, però, rimasta una quota invenduta. Proprio in questi giorni Invimit ha avviato dei sopraluoghi per la vendita, a cominciare da Bologna.
Nella zona centrale di p.za Roosevelt e di Via IV Novembre se ne stanno occupando due building managers, il Dott. Luca Ponzoni e l’Arch. Claudia Mazzanti. Intendono accertare le condizioni generali degli alloggi al fine di poter stabilire il prezzo di vendita agli interessati all’acquisto.
Si tratta di vendita pura e semplice, di riscatto oppure della fine dell’occupazione degli alloggi pubblici?
Non bisogna dimenticare che tutto il patrimonio immobiliare degli ex-enti previdenziali ha subito numerose vicende con autorità gestionali diverse. Col ministro Cesare Salvi sono state varate le norme che disciplinavano gli atti di vendita. Essi non di rado comportavano la procedura del riscatto, della cooperazione tra inquilini, la difesa degli anziani ecc.
Non di rado i vecchi contratti non sono stati rinnovati ed è subentrato un regime di occupazione, seppure non forzoso, cioè ammesso.
In tutti questi casi (riscatto, occupazione, vendita) delle politiche che prevedevano sconti (per la vetustà, il diritto alla prelazione, la pluridecennale mancata manutenzione ecc.) mi pare si sia preferito parlarne poco o nulla.
Il che può aver significato minimizzare, se non togliere di mezzo, ogni regola che fosse a vantaggio degli inquilini quasi si trattasse di un banale orpello rispetto alle regole di alienazione stabilite dai ministri del Tesoro e del lavoro prima citati.
Per fare l’esempio più plateale, risulta che si siano preoccupati di decurtare dal costo finale degli alloggi gli importi degli affitti corrisposti in molti decenni? Qual è la situazione odierna affidata al ministro Salvini?
Direi che è strettamente intrecciata a quella vecchia. Si tratta, cioè, di stabilire qual è la procedura per la vendita degli immobili, e chi decide il loro valore.
Il punto di partenza è diventata una prassi, cioè il decreto Tremonti. In base ad esso tutti gli immobili ex-previdenziali sono stati accorpati in una disposizione legislativa unica qualificandoli come immobili di pregio.
Occorre chiarire che questa misura è stata assunta con un plateale pretesto, cioè sancendo il principio che tutti gli alloggi da negoziare fossero ubicati al centro delle città. E, in secondo luogo, che per questa ragione fossero in ottime condizioni.
Ma il pregio degli immobili (oggetto di una precisa normativa) come si determina? A questa domanda occorre aggiungerne un’altra. Nei contratti di vendita c’è davvero e sempre scritto che si tratti di alloggi di lusso?
Occorre, a questo punto, ricordare una cosa che viene in generale omessa o sottovalutata. Intendo dire che a stabilire il valore dei prodotti edilizi non è il decreto Tremonti, ma un organo preciso dello Stato. Ieri si chiamava catasto ed oggi Agenzia del Territorio.
E presente in tutte le città italiane. Questo importante ente ha il compito istituzionale primario di classificare il valore degli immobili. Da A1 (cioè quelli di pregio o di lusso che dir si voglia) ad A2 (cioè di cd civile abitazione) fino ad A3 e di ancora minore valore.
La compravendita degli alloggi è disciplinata da queste classificazioni.
Per tanto, se Inps e Invimit vendono come A1 immobili che sono classificati come A2 compiono un abuso e un falso in atto pubblico, cioè rischiano di essere assoggettati a sanzioni penali molto elevate.
Ebbene questa è proprio la situazione che si è rivelata esistere a Bologna e non solo. Stefano Scalera, l’autorevole e stimato Ceo di Invimit forse non lo sa. Ma in città quanti vogliono riscattare i loro alloggi, cioè diventarne proprietari, si sono sentiti chiedere dal personale di Inps e Invimit prezzi assai elevati. L’argomento addotto è che tali alloggi facevano parte del decreto Tremonti, cioè erano ubicati al centro e quindi assolutamente di pregio.
C’è anche dell’altro. Di fronte a queste richieste gli inquilini interessati agli acquisti si sono recati all’Agenzia del Territorio, nella bolognese piazza San Francesco, e hanno fatto questa sconcertante scoperta.Quasi nessun immobile ex-previdenziale risulterebbe classificato come A1, cioè di lusso. Praticamente tutti sarebbero A2, cioè hanno un valore di pure e semplici civili abitazioni o meno.
In secondo luogo, il pregio viene meno e si evidenzia uno stato di degrado se, come in questo caso, la proprietà edilizia pubblica da circa 25 anni non è stata oggetto di interventi di manutenzione.
Che cosa succederebbe se qualcuno andasse a scorrere i contratti di compravendita di Inps e Invimit e riscontrasse che sono indicati di pregio oppure che questa classificazione sia stata omessa? Per timore di non incorrere in un plateale reato di falso in atto pubblico o di abuso di potere.
De te fabula narratur, dicevano gli antichi romani.
(Ringrazio l’arch. Daniela Delvecchio per la collaborazione. Salvatore Sechi)












