di Francesco Carbini
La guerra tra Stati Uniti e Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz ha riportato il mondo davanti a una verità che l’Europa conosce bene dalla crisi del gas del 2022: la dipendenza energetica dalle fonti fossili rappresenta oggi non solo un problema climatico, ma anche geopolitico, economico e strategico. Quando una delle principali arterie del petrolio mondiale si ferma, i prezzi dell’energia schizzano verso l’alto, i mercati entrano in tensione e l’intero sistema produttivo globale diventa vulnerabile. Per l’Italia e per l’Europa questa crisi potrebbe trasformarsi nel definitivo punto di svolta verso un modello energetico fondato sulle rinnovabili, sull’elettrificazione e sull’autonomia energetica diffusa. Non più soltanto una scelta ambientale, ma una necessità industriale e di sicurezza nazionale.
Negli ultimi anni il costo delle tecnologie pulite è crollato. Secondo l’International Renewable Energy Agency (IRENA), il solare e l’eolico associato a sistemi di accumulo risultano ormai in molti casi più economici del gas e persino del carbone. La produzione elettrica da fonti rinnovabili non è più un’opzione marginale: sta diventando il pilastro della nuova economia energetica globale. L’elettricità come cuore della nuova economia. Al centro della trasformazione c’è l’elettricità. Filippo Spertino, professore del Dipartimento Energia del Politecnico di Torino, la definisce “il vettore di più alto livello”, perché può essere convertita in qualunque altra forma energetica: calore, movimento, illuminazione, alimentazione industriale. La vera sfida non è più produrre energia rinnovabile, ma gestirla in modo intelligente.
Solare ed eolico sono infatti fonti variabili: producono quando c’è sole o vento, non necessariamente quando la domanda è più elevata. Per questo il futuro energetico europeo dipenderà dalla capacità di costruire reti intelligenti, sistemi di accumulo e infrastrutture digitali in grado di bilanciare continuamente domanda e offerta. Al Politecnico di Torino il laboratorio Photovoltaic Zero Energy Network (PVEN) lavora proprio su questo scenario: microreti fotovoltaiche, batterie elettrochimiche e sistemi avanzati di controllo che simulano il funzionamento delle future comunità energetiche. Il blackout spagnolo e la lezione per l’Europa. Il blackout che il 28 aprile 2025 ha colpito Spagna e Portogallo è stato interpretato da alcuni come una dimostrazione dei limiti delle rinnovabili. In realtà ha mostrato esattamente il contrario: il problema non era l’eccesso di energia pulita, ma l’insufficienza dei sistemi di gestione della rete. Un guasto a una linea ad alta tensione da 400 kV ha provocato una reazione a catena, aggravata dalla disconnessione della Francia dalla rete iberica.
In poche ore il sistema è passato da una sovrapproduzione a un grave deficit energetico. Secondo Spertino, attribuire il blackout alle rinnovabili è tecnicamente scorretto. L’episodio dimostra piuttosto quanto siano fondamentali sistemi di stabilizzazione avanzati, accumuli diffusi e interconnessioni europee più robuste. Le reti elettriche del futuro dovranno essere molto più flessibili, digitalizzate e resilienti rispetto a quelle costruite nel Novecento attorno a carbone, petrolio e gas. Italia: ancora troppo gas, ma il potenziale è enorme L’Italia continua a dipendere dal gas per circa il 40-50% della propria produzione elettrica. Una vulnerabilità evidente soprattutto in una fase di crisi internazionale nel Golfo Persico. Al contrario, Paesi come la Spagna stanno già viaggiando verso mix energetici dove le rinnovabili coprono stabilmente quote superiori al 60-70%. Eppure, il potenziale italiano è straordinario. L’Italia possiede: una delle migliori esposizioni solari d’Europa; Un vasto patrimonio idroelettrico; migliaia di chilometri di coste adatte all’eolico offshore; competenze tecnologiche avanzate; una forte rete industriale e manifatturiera. Secondo diversi studi, i tetti di abitazioni e capannoni industriali potrebbero teoricamente produrre gran parte dell’energia necessaria al Paese senza ulteriore consumo di suolo. Il ritorno strategico dell’idroelettrico Nel nuovo sistema energetico l’idroelettrico torna ad avere un ruolo centrale, soprattutto attraverso il pompaggio idroelettrico. L’Italia dispone di circa 6.000 MW di capacità di pompaggio, ma molti impianti risultano oggi sottoutilizzati. Il principio è semplice: quando eolico e fotovoltaico producono energia in eccesso, questa viene utilizzata per pompare acqua verso bacini in quota. Quando serve elettricità, l’acqua viene rilasciata generando energia. L’impianto di Entracque, in provincia di Cuneo, da solo può fornire circa 1.000 MW.
In un sistema dominato dalle rinnovabili, strutture simili diventano gigantesche batterie naturali. Comunità energetiche: l’energia diventa locale. Uno degli sviluppi più innovativi è quello delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). La prima comunità energetica sostenibile italiana è nata a Magliano Alpi, in Piemonte, grazie alla collaborazione con il Politecnico di Torino. Il modello è rivoluzionario: cittadini, imprese e territori producono, consumano e condividono energia localmente. Non più utenti passivi, ma “prosumer”, produttori-consumatori. Le comunità energetiche permettono: riduzione delle bollette; maggiore indipendenza energetica; resilienza delle reti; minori dispersioni; partecipazione sociale alla transizione energetica. In un contesto internazionale instabile, avere migliaia di microreti diffuse significa anche ridurre la vulnerabilità strategica dei sistemi nazionali. Agrivoltaico e fotovoltaico galleggiante. La nuova generazione di rinnovabili non si limita ai pannelli tradizionali. L’agrivoltaico integra agricoltura e produzione elettrica sullo stesso terreno: i pannelli proteggono alcune colture dal calore eccessivo, riducono l’evaporazione e garantiscono reddito aggiuntivo agli agricoltori. Il fotovoltaico galleggiante, invece, sfrutta laghi e bacini artificiali. L’acqua raffredda i pannelli aumentandone l’efficienza e limitando l’evaporazione. Sono tecnologie particolarmente interessanti per l’Italia mediterranea, sempre più esposta a siccità e cambiamenti climatici. L’energia del mare: la frontiera italiana. Una delle innovazioni più promettenti arriva dal mare. A Pantelleria il Politecnico di Torino ha sviluppato ISWEC, un sistema capace di trasformare il moto ondoso in elettricità attraverso un giroscopio installato in uno scafo galleggiante.
L’energia marina presenta vantaggi decisivi: è più costante rispetto a sole e vento; è prevedibile; ha alta densità energetica; si integra perfettamente con le altre rinnovabili. Tecnologie come ISWEC, PeWEC e WEPA potrebbero alimentare in futuro isole e comunità costiere riducendo drasticamente l’uso di generatori diesel. Per un Paese circondato dal mare come l’Italia, il Mediterraneo potrebbe diventare una gigantesca piattaforma energetica naturale. Eolico offshore galleggiante: il Mediterraneo come nuova centrale energetica Nel Mare del Nord l’eolico offshore utilizza turbine fissate al fondale. Nel Mediterraneo, dove i fondali diventano rapidamente profondi, il futuro sarà invece l’eolico galleggiante. Queste piattaforme permettono di installare turbine lontano dalle coste, con minore impatto paesaggistico e maggiore intensità del vento. Il Politecnico di Torino sta studiando anche piattaforme ibride che combinano eolico offshore e moto ondoso, migliorando stabilità e continuità produttiva. L’Italia, insieme a Spagna, Grecia e Francia, potrebbe diventare uno dei leader europei di questa tecnologia. Accumuli: la vera chiave della transizione. La rivoluzione energetica non sarà possibile senza sistemi di accumulo avanzati. Le batterie al litio stanno diventando sempre più economiche ed efficienti, ma il futuro comprenderà anche: accumuli termici; idrogeno verde; pompaggio idroelettrico; batterie allo stato solido; accumuli gravitazionali. L’idrogeno verde avrà soprattutto un ruolo industriale: acciaio, chimica, trasporto pesante, navigazione e aviazione difficilmente potranno essere elettrificati completamente con batterie. Geostrutture energetiche e città intelligenti. Una delle idee più innovative riguarda le cosiddette “geostrutture energetiche”: infrastrutture urbane capaci di produrre e accumulare energia. Ponti, gallerie, fondamenta profonde, parcheggi e metropolitane potrebbero trasformarsi in elementi attivi del sistema energetico urbano attraverso geotermia, accumulo termico e integrazione elettrica. La città del futuro non sarà solo un luogo che consuma energia, ma un organismo che la produce, la accumula e la redistribuisce. La fine inevitabile dell’era fossile L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede che nei prossimi dieci anni le rinnovabili cresceranno più velocemente di qualsiasi altra fonte energetica. Carbone, petrolio e gas sono destinati a raggiungere il loro picco strutturale. La crisi di Hormuz accelera ulteriormente questo processo. Ogni shock geopolitico dimostra che le fonti fossili espongono i Paesi importatori a rischi enormi: guerre, speculazioni, ricatti energetici, volatilità dei prezzi. Le rinnovabili, al contrario, sono distribuite, inesauribili e sempre più economiche.
L’Europa davanti a una scelta storica L’Europa si trova oggi davanti a una decisione cruciale: continuare a inseguire la sicurezza energetica attraverso nuovi accordi sul gas e nuove dipendenze geopolitiche, oppure accelerare definitivamente verso un sistema energetico autonomo, elettrico e rinnovabile. L’Italia può diventare uno dei protagonisti di questa trasformazione grazie alla sua posizione geografica, al sole, al mare, alle competenze scientifiche e industriali. La transizione energetica non sarà semplice. Richiederà investimenti giganteschi, nuove reti, accumuli, ricerca e consenso sociale. Ma la direzione ormai appare segnata. Il futuro energetico europeo sarà fatto di sole, vento, acqua, batterie, idrogeno, reti intelligenti e comunità energetiche diffuse. E ogni crisi internazionale, compresa quella che oggi scuote il Golfo Persico, rende questa trasformazione non solo più urgente, ma anche più inevitabile.












