Il digitale, l’algoritmo, il disformismo e i disturbi alimentari

Nell’era delle IA, dei Big Data e dei social media l’immagine è il nuovo tiranno? E che cos’è il corpo nella percezione dell’uomo tecnologico e digitale di oggi?
Nel ‘900 il modello estetico era veicolato da cinema e riviste, in quello precedente dalla pittura e dai ritratti, ora la pressione mediatica viaggia nelle tasche delle persone attraverso lo smartphone. Tra i tanti effetti collaterali del successo deI social media c’è quello di aver trasformato negli ultimi anni il corpo in un oggetto e assieme in un “prodotto”. Un oggetto costantemente e ossessivamente guardato, osservato, giudicato e stigmatizzato, e in un prodotto, un campo di battaglia ed un oggetto di lavoro e costruzione costante per uno “status” all’altezza delle aspettative e della moda del momento, da associare ad un’idea di successo e performance ansiogena se non patologica. Da esibire o di cui vergognarsi nella piazza sterminata delle piattaforme del social.
È finito il tempo in cui si associava la vanità alla donne, un pregiudizio largamente diffuso e falso da sempre. Non siamo più nell’epoca di Edipo, ma in quella di Narciso, in una sua versione 4.0. che crea le condizioni ottimali per un nuovo “Panopticon” digitale, che si diffonde grazie alla potenza e all’onnipresenza dei dispostivi, e alla facilità di accesso e di utilizzo. Una potenza che nella società della performance e delle aspettative rinforzano un meccanismo che polarizza, accelera e digerisce praticamente tutto.

Perché l’anoressia e i vari disturbi alimentari si sono diffusi con questa velocità negli ultimi anni? Esiste davvero una causa? La risposta scontata è che nel mondo complesso ed interconnesso di oggi non esiste una causa ma molte cause che si sommano e si ricombinano tra di loro. Il punto è capire come prendono forma questi processi che derivano dalla ricombinazione, punto questo che rende questo periodo storico cosi interessante.

Tutti ormai sono d’accordo sul fatto che l’intelligenza artificiale ci apre scenari inediti, pieni di insidie e di strumenti potentissimi, e che questa spinta genera un timore interiorizzato ormai da tutte le persone in forma di precarietà, di incertezza e di “rischio”. La complessità, con le sue contraddizioni però ad un certo punto va compresa e “risolta”, con coraggio ed uno sforzo etico enorme ma necessario. Dal momento che cominciamo a capire e a vedere come funziona e dove sta andando questo nostro mondo digitale dobbiamo essere ambiziosi e pensare a come sia giusto usare questi strumenti, mettendoli realmente a disposizione delle persone. E costruire un futuro “migliore”, come si pensava nel secolo scorso. Non si usa più parlare di “progresso”, ma bisognerebbe tornare a farlo. Nel frattempo ci tocca fare i conti con la fase di cambiamento in cui viviamo, che va governata, gestita e “normata”. L’innovazione ha senso se è per tutti e produce qualcosa di buono per il maggior numero possibile di persone. Altrimenti l’innovazione di senso ne ha poco. Quando si dice che ci servono nuovi paradigmi, altro hype ormai inflazionatissimo, sostanzialmente si ragiona su questo, e su che cosa ci serve davvero.

Dal Body building a Photoshop e Kurtzweil
Tornando alla diffusione straordinaria e sorprendente delle patologie legate al consumo eccessivo di cibo o al digiuno nel tempo dell’IA e dei social, si deve guardare a quello che c’è senza moralismi o pregiudizi, L’obiettivo qui è far parlare della cosa, provando ad accendere una luce sui singoli aspetti che compongono la complessità del fenomeno senza gerarchie e volutamente lasciando aperta la questione.
Se poi fossimo costretti a dire cosa pensiamo e di chi è la responsabilità allora potremmo rispondere consigliando a tutti di leggere i due libri di Kurzweil, una sorta di mago che dice cose che poi realmente accadono. Nei tempi ipotizzati. E allora diciamo che quando avremo l’intelligenza artificiale in grado di fondersi con quella umana allora i bisogni dell’uomo potrebbero non esistere più, né ci sarà più la malattia perché avremo strumenti di cura e prevenzione super efficaci oggi inimmaginabili. Ogni patologia sarà ridotta ad un malfunzionamento organico e sistemata organicamente. Niente cancro ne patologie psichiche, ma Nanobot nel sangue in grado di riparare tutti i pezzi, compresi i neurotrasmettitori. Inutile aggiungere che si vivrà 120 anni, e che naturalmente serviranno tanti, tantissimi care giver….
Tra le varie evoluzioni spinte dalle IA c’è il superamento del confine tra il reale e il virtuale attraverso l’immagine, un superamento che innesca processi culturali nuovi. L’uso sistematico e facilitato di filtri o di app di fotoritocco non serve solo a “migliorare” una foto, ma crea nuovi standard estetici biologicamente impossibili da raggiungere. Come abbiamo detto, questa non è più l’era di Edipo ma quella di Narciso, si diffonde anzi una pandemia da narcisismo molto insidiosa e con altissimo indice di contagio, contro la quale non abbiamo un vaccino né un rimedio efficace.
Le persone che vorrebbero essere super-belle e super-in forma, cosi come impongono i canoni estetici che vanno per la maggiore sui social non pensano più di assomigliare a una modella o ad una attrice famosa, come accadeva in passato, ma partono dalla loro versione virtuale, cioè dalla loro immagine elaborata dalla IA con i vari filtri e le correzioni e provano a tradurla nella realtà concreta lavorando sul proprio corpo reale.La costruzione del proprio corpo sulla base di standard sempre più difficili da raggiungere in un contesto che spinge alla competizione totale genera grande frustrazione, e lo, specchio, quello reale, può diventare un nemico ed un tiranno. Competere in bellezza o in magrezza a colpi di photoshop non è un problema, lo può diventare se pretendo di fare lo stesso con il mio corpo reale, costruendolo pezzo per pezzo con le diete, l’allenamento fisico o la chirurgia plastica .

Gli Algoritmi e le “Camere dell’Eco”
L’elemento critico del social web come vedremo è il funzionamento stesso del social, governato da algoritmi esclusivamente orientati a massimizzare il profitto attraverso un uso discutibile della profilazione degli utenti. Piattaforme come TikTok o Instagram tendono a proporre contenuti simili a quelli già visualizzati con l’obiettivo di catturarlo ed aumentarne il suo tempo di permanenza. Questo meccanismo contribuisce a creare bolle e community o a favorire una segmentazione del target in altre bolle sempre più piccole e omogenee, cosa che per l’utente equivale a restare imprigionato nelle cosiddette “camere dell’eco”, dove dominano alcuni contenuti e sempre gli stessi.
Se l’utente è fragile ed il contenuto è “tossico” il social, o meglio il suo algoritmo può essere pericoloso. Questo fenomeno si osserva molto bene nel mondo virtuale frequentatissimo da utenti che hanno patologie autolesive o legate ai DCA, che guardano o producono contenuti Pro-Ana (pro-anoressia) o profilati sotto altri hashtag chiamati “Thinspiration”, mascherati spesso in consigli di “fitness” o “wellness estremo”.

La “Fitspiration”
Secondo la teoria della “Social Comparison Theory” il spinta a confrontare il proprio corpo con quello degli altri è un bisogno che nei soggetti più fragili e più giovani rischia di diventare compulsivo e patologico.
Il confronto sociale costante con corpi “iper-performanti” e regimi alimentari restrittivi normalizza di fatto comportamenti che possono essere legittimamente considerati patologici, e paradossalmente il disturbo alimentare diventa una sorta di ideale di successo e autocontrollo. Il corpo, che è già diventato un campo di battaglia in cui si combatte senza esclusione di colpi, prende il sopravvento su tutto, anima e relazioni sociali comprese.
C’è oggi una nuova trappola, ancora più sofisticata, che consiste nel passaggio dalla “Magrezza estrema” alla “Tonicità performante”. Il modello della magrezza estrema e sofferente degli anni ’90 è superato: prevale la cosiddetta “Fitspiration” che prevede un corpo magro ma muscoloso, sodo, “perfetto”. Questa ulteriore evoluzione aumenta ulteriormente la complessità della genesi dell’ossessione patologica spostando il confine del disturbo verso l’ortoressia, l’ossessione per il cibo sano e la vigoressia, l’ossessione per il tono muscolare. La diagnosi precoce diventa ancora più complicata perché questi comportamenti vengono spesso scambiati per uno stile di vita “salutare” e sono molto diffusi.
Lo smart phone e i social accelerano questi processi, in sé non nuocciono gravemente alla salute ma rendono necessari percorsi educativi che insegnino a tutti gli utenti, giovani e diversamente giovani, a stare nel virtuale, in questo caso specifico a “decodificare” i processi con cui i contenuti e la comunicazione digitale nel suo complesso vengono costruiti e distribuiti. L’educazione all digitale non risolve tutti i problemi forse, ma è una “cassetta degli attrezzi” molto utile a stare nel mezzo del cambiamento di cui si parla tanto.

Digitale e patologie DCA
Negli ultimi anni la ricerca scientifica si è occupata della relazione tra nuovo mondo digitale e la diffusione di patologie psichiche tra i minori, con tesi ben argomentate e convincenti rimaste pero all’inizio nelle accademie, o considerate leggende metropolitane alimentate dal complottiamo 4.0. la tesi della pericolosità del social per i ragazzi e i giovanissimi oggi è comunemente accettata e condivisa. Alcuni paesi hanno vietato i social ai più giovani o l’uso dello smart phone a scuola. In Italia la discussione è aperta ma prevale l’orientamento alla proibizione.
Nel frattempo mentre in Europa si discute di come dare regole al mondo del digitale e delle intelligenze artificiali dagli Stati Uniti, curiosamente proprio dalla California della Siliucon Valley e in piena era trumpiana arriva una notizia di cui da noi si è parlato poco ma che rappresenta un fatto nuovo potenzialmente decisivo nel futuro degli algoritmi.
Il tribunale di Los Angeles ha condannato Meta e Alphabet per “cattivo funzionamento” del prodotto (TikTok e Snap avevano patteggiato da subiuto, evitando il processo) ad un risarcimento di 6 milioni di dollari a favore di una ragazza che si è ammalata di anoressia. Tradotto, la giuria del tribunale californiano ha sentenziato che Meta e Alphabet erano a conoscenza del rischio dipendenza indotto dall’algoritmo, erano in possesso di studi e report interni sui rischi che pero hanno secretato ed ignorati, ed hanno continuato a indurre dipendenza nei giovani utenti per continuare ad ottimizzare i loro profitti. Le due Big Tech non hanno avuto la forza né il coraggio di mettere un freno ad una macchina che produce un valore e un potere incredibile. Così facendo però, dice la sentenza del tribunale californiano, hanno creato i danni che oggi pagando le persone e che ricadono sull’intera collettività.

Chi deve fare che cosa…
La questione è sempre più centrale, anche se bisogna fare chiarezza su un punto. Non esiste una causa come si diceva all’inizio, ma un serie di cause che si ricombinano tra di loro in un contesto sempre più complesso e connesso. Inoltre bisogna dire con la necessaria onestà intellettuale che che Meta e Alphabet sono “presumibilmente (siamo garantisti ed aspettiamo il processo di appello) responsabili” di aver contribuito a diffondere il dimorfismo e le patologie DCA, e l’idea che sapessero tutto ma che abbiano fatto finta di niente per il puro profitto è detestabile, ma non si può non rilevare che non tocca a Meta ed Alphabet fare le leggi e scrivere le norme, ma alla politica. Meta fa la Big Tech, e deve fare profitto, questo è il suo mestiere. In un sistema autenticante democratico bisogna costruire un quadro normativo che metta in equilibrio i poteri, tutti i poteri, compreso quello economico e mediatico.
Per anni ci siamo preoccupati del potere economico debordante delle Big Tech, poi ci siamo accorti del lor0 potere politico, altrettanto debordante. Oggi scopriamo che l’intelligenza artificiale è potenzialmente uno strumento pericoloso. A questo punto scrivere le regole dentro le quali ognuno può fare bene il suo mestiere è una priorità per tutti. Anche per Meta e Alphabet. DC.