
Il milione di posti di lavoro che riempie d’orgoglio il Governo in carica non è automaticamente una buona notizia. Dipende dai punti di vista.
I numeri del rapporto “Outlook 2025” dell’OCSE, ad esempio, confermano che siamo in una situazione complessa e delicata e il quadro internazionale no è quello migliore per un paese che basa la sua economa sulla manifattura e l’export. Non cresciamo, ma siamo sempre più disuguali. Aumentano i poveri e i posti di lavoro ma non i salari, il potere d’acquisto o la produttività. Aumentano i 65 enni, i pensionati e l’eta media dei lavoratori, ma i giovani guadagnano un terzo in meno dei loro colleghi over 50…
Insomma in questo quadro il milione di posti di lavoro conferma la debolezza del nostro sistema economico e sociale
L’Italia cresece ma non cresce
Il nostro paese non cresce da trent’anni, o meglio crescono le disuguaglianze tra chi ha tantissimo e chi ha sempre meno, crescono le fragilità e le povertà, soprattutto quelle educative, le più insidiose in prospettiva. Cresce l’età media e la longevità, siamo il paese più vecchio d’Europa, in cui gli over 65 hanno superato e di molto gli under 24. Ma non siamo più in grado di far crescere la nostra economia, i nostri saldi medi e la produttività delle nostre imprese.
Sono cresciuti anche i posti di lavoro ed è diminuita la disoccupazione, oggi ancora molto alta rispetto alla media europea ma comunque molto al di sotto anche rispetto al periodo pre covid.
Insomma un quadro complesso in cui di positivo c’è “solo” il milione di posti di lavoro in più. “Solo” perché a fronte di questo exploit positivo c’è il calo della produzione, cosa che per un paese la cui economia si base sull’export non è sicuramente una buona notizia, il calo della produttività e quello del potere d’acquisto dello stipendio. Non è colpa di questo governo, o dell’Euro o dei dazi di Trump. Mentre l’Italia stagnava in questi anni Francia e Germania crescevano. E noi, dalla seconda repubblica in avanti, non abbiamo avuto il coraggio di mettere mano alle questioni che da anni bloccano il sistema paese,
L’inverno demografico.
C’è poi un ulteriore problema che dovrebbe preoccupare e molto i nostri politici in tema di economia e mercato del lavoro ed è l’inverno demografico nel quale l’Italia si trova da anni ma che ora comincia a far sentire i suoi effetti. Un tema spinoso per tutti i governi, da sempre, perchè richiede interventi sul welfare, sulle politiche del lavoro e sull’immigrazione, sul potere d’acquisto argomenti su cui di solito le elezioni si perdono.
Insomma il milione di posti di lavoro non è una grande notizia, nonostante l’entusiasmo di Meloni e dei suoi. Anzi sarebbe il caso di preoccuparsi, specie ora con i dazi americani alle porte….
Siamo stati in passato un popolo di grandi navigatori, uomini visionari e coraggiosi alla scoperta di mondi inesplorati. Negli ultimi anni invece ci stiamo abituando a galleggiare malinconicamente e senza coraggio, anziché nuotare o navigare, rinviando e procrastinando ogni volta le riforme che andavano fatte. Quando però l’acqua diminuisce, galleggiare è più difficile, e bisogna convincersi che non si hanno alternative se non nuotare, o almeno provarci, altrimenti si affonda.
Il rapporto Outlook dell’OCSE
A fine Luglio il CNEL guidato da Renato Brunetta ha presentato Il rapporto “Outlook” del 2025 dell’OCSE, intesto che fotografa bene le complessità del quadro economico e sociale del nostro paese in rapporto ai numeri degli altri paesi dell’occidente (al fondo dell’articolo il link da dove scaricare il report).
“Il progressivo invecchiamento della popolazione” dice Renato Brunetta – fa aumentare in modo significativo il tasso di dipendenza degli anziani, cioè l’indicatore che esprime il rapporto tra gli over 65 e le persone in età lavorativa (15-64enni): si va dal 19% del 1980 al 52% stimato nel 2060. Ne consegue un rallentamento della crescita del PIL pro capite. Senza interventi di politica economica e senza una crescita della produttività, l’OCSE prevede per l’Italia una flessione del PIL pro capite di quasi 0,5 punti percentuali all’anno”. Tradotto sta invecchiando non solo la popolazione ma anche il mercato del lavoro, e tra qualche anno faremo fatica a trovare i lavoratori per rimpiazzare le persone che andranno in pensione. Inoltre avanti di questo passo ci saranno più pensionati che persone che lavorano, ed il sistema di welfare che conosciamo sarà insostenibile.
Servono idee coraggiose
Per contrastare gli effetti dell’invecchiamento della popolazione sulla crescita secondo Brunetta, e la gran parte degli esperti del tema “occorre ridurre il divario occupazionale tra uomini e donne, aumentare il tasso di occupazione degli anziani in buona salute e aumentare il tasso di immigrazione netta, facilitando l’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro. Questo è un dato con importanti implicazioni di policy per il nostro Paese.” Tradotto serve mobilitare le risorse lavorative inutilizzate, ridurre il divario di genere e favorire la partecipazione al mercato del lavoro di donne e giovani, attivare i lavoratori anziani in buona salute e attirare immigrazione regolare.
Appunto, servono politiche coraggiose per il lavoro, per l’immigrazione e per la natalità, capaci di ridistribuire la ricchezza oggi concentrata nelle mani di pochissimi. Si può fare, ma serve smettere di galleggiare.
Il report Outlok dell’OCSE è disponibile a questo Link
Il report relativo all’Italia è invece a questo link











