di Beppe Attene
Ogni tanto un singolo episodio rivela qualcosa di molto più grande e profondo di quanto non appaia e venga quindi sottoposto al giudizio generale.
Questa capacità “simbolica” deve però trovare all’esterno chi sia in grado di coglierne i messaggi e non li voglia coprire di significati più banali.
L’immonda aggressione dei cosiddetti Pro Pal alla sede torinese del quotidiano “La Stampa” contiene messaggi e informazioni che vanno molto al di là dell’antisemitismo e dell’attacco alla libertà di stampa.
In primo luogo, occorre considerare il significato comunicativo della completa assenza di senso dell’attacco e della devastazione.
La aggressione fisica ai danni degli avversari fa parte (per quanto da condannare sempre e comunque) dei consueti comportamenti umani.
Non riuscirò mai a vergognarmi di aver partecipato attivamente ad azioni antifasciste e di essermi, di conseguenza, fatto picchiare dai camerati.
Eravamo avversari (non nemici) e lo scontro politico negli anni ’60 comprendeva tranquillamente al suo interno anche il confronto sul piano fisico e della conseguente intimidazione.
Ancora oggi mi capita di incontrare persone che hanno condiviso (dall’altra parte) quelle traumatiche esperienze e di considerarci reciprocamente come esseri umani che hanno fatto il loro dovere.
Ma l’aggressione a “La Stampa” non si è concretata contro un avversario che non condivideva i discutibili valori dei Pro Pal. Anzi.
Dunque, la decisione dell’attacco è immediatamente portatrice di altri messaggi, oltre a quello apparente.
Il secondo elemento da valutare è la natura professionale della aggressione e della strategia ad essa connessa.
Non si tratta di uno scoppio di rabbia collettiva che potrebbe anche essere cieca e colpire indiscriminatamente.
Anche questo è successo tante volte e continuerà a succedere.
Non consiste in una reazione, magari eccessiva, a un fatto appena avvenuto contro il quale immediatamente agire.
Anzi. Paradossalmente in quel momento si profilava una possibilità di soluzione per la crisi mediorientale.
Quindi, un’aggressione professionale organizzata a freddo e rivolta non contro una Sinagoga o un circolo ebraico.
È evidente la differenza con, per esempio, il delirante tentativo di impedire lo svolgimento di una partita di basket. Quella era roba da teppisti dilettanti.
Ora ci stanno comunicando qualcosa, stanno puntando a qualcos’altro.
In primo luogo, ci stanno dicendo “Siamo tra voi”.
Iniziano a rendere percepibile la diffusione, sul territorio italiano, di una rete di professional che sono stati sinora tenuti “in prontezza” limitandosi per adesso ad azioni di propaganda ma restando sempre a disposizione per azioni più significative e strumentali.
Finisce la finzione delle grandi manifestazioni spontanee (stoltamente avvallata dalla maggioranza del PD) e inizia la semina della paura.
Si attacca un quotidiano non certamente filoisraeliano, per di più rappresentativo, nella sua proprietà iniziale come nella sua storia attuale, di un valore di identità e di stabilità dell’intero Popolo Italiano.
Il messaggio implicito che ci viene inoltrato è che la soluzione della questione palestinese attraverso la eventuale sconfitta di Hamas rappresenta un pericolo immediato per tutti noi.
Non si tratta della azione disperata e suicida di un “lupo solitario” che si lancia con la sua auto contro gli utenti di un mercatino.
Quella fa paura e orrore ma si può sempre pensare che se capita a loro non è detto che capiti a me.
È difficile per ognuno di noi accettare l’idea che la collettività umana si comporti, in fondo, come ogni singolo essere umano. Ma è così.
L’angoscia e la paura in essa crescono come una valanga, come avviene in noi.
I piccoli segnali si sedimentano e si collegano inconsapevolmente, sino a creare una percezione del mondo che spesso prevale sino a diventare una vera e propria visione e lettura dello stesso.
Più il contenuto è rozzo ed elementare meglio funziona.
Nei già ricordati anni ’60 marciavamo invocando “via l’Italia dalla Nato” e gli USA ci apparivano i colpevoli di qualunque disgrazia potesse abbattersi sugli italiani.
Poi la valanga si estinse per la crisi dei propagatori orientali.
Ora il Male verrà identificato in qualcosa di talmente vasto da essere nocivo direttamente anche per noi.
Dal potere nascosto sull’economia mondiale sino alla lotta di Israele per continuare a vivere tutto diventerà rapidamente qualcosa che ci riguarda direttamente e da vicino.
Lo Spazio e il Tempo cesseranno di esistere nella pretesa immediatezza di qualcosa che ci agisce contro, qui ed ora.
Se il gioco perverso dovesse riuscire nel suo intento sottrarrebbe alla Politica e alla Morale la valutazione sulle situazioni e sulle cose da fare.
Lascerebbe, come avvenne in Germania ma era spesso già avvenuto nella storia delle varie Nazioni europee, il terreno a teorizzazioni deliranti e infondate che sostenevano decisioni sbagliate e distruttive.
Oggi, ancora una volta, sul terreno del rispetto per la comune matrice ebraica si combatte la battaglia decisiva per la nostra Civiltà che non deve e non può piegarsi ancora una volta alla paura e alla falsificazione della Realtà e della Storia.
Ci aspettano 30 e più giorni di ricorrenze e feste di matrice cristiana che invocano pace e serenità.
La difesa dei Valori in cui confidiamo dovrà velocemente dotarsi di strumenti più vasti della semplice lotta contro l’antisemitismo e assumere la rappresentanza dell’intera identità umana in tutti i suoi aspetti.
Si può fare e, dunque, si deve fare.













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Una risposta a “IL CONTAGIO DEL MALE”
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