I RUOLI INVERTITI DEI PARTITI POLITICI AMERICANI

In America si sta sviluppando tutta una letteratura su ció che rappresenta il Partito Repubblicano, tradizionalmente indicato come conservatore. É un partito populista? É rivoluzionario? Puó diventare il partito della classe operaia (come vorrebbe il senatore repubblicano Josh Hawley)? 

            Stranamente questo dibattito interno é praticamente inesistente nel Partito Democratico, tradizionalmente indicato come “progressista”.

            Il dialogo tra i repubblicani é pilotato dal quotidiano “Wall Street Journal”. Mentre la sinistra, supportata dal quotidiano “The New York Times”, si compatta su specifici temi sociali come aborto, razzismo e paritá tra i sessi, la destra si interroga su ció che la stessa rappresenta. Non vuole piú identificarsi con il suo recente passato: il populismo e nazionalismo dell’ex presidente Donald Trump, l’intolleranza degli evangelici e con gli apostoli del laissez-faire.

            Il populismo di Trump ha portato estremisti rivoluzionari verso un conflitto armato contro il governo (come visto nell’assedio del Congresso del 6 gennaio 2021); l’esempio di Brexit ha dimostrato che il nazionalismo ha devastato la Gran Bretagna; gli evangelici hanno elevato l’intolleranza a potenza, con un vice presidente (Mike Pence) che non stringe la mano alle donne. Inoltre, i proponenti della teoria del “business knows best” (“il mercato sa cosa fare”) e della deregolamentazione, si sono resi conto che dopotutto c’é bisogno di regole per rendere, ad esempio, i voli aerei sicuri, l’acqua potabile ed i cibi sani, anche se alcuni repubblicani del nocciolo duro non vedono  il “business knows best”, come un fallimento, ma come le “forze del mercato distorte dalla concorrenza cinese”.

            La sfida per la conquista della classe operaia ha addirittura portato i repubblicani a rinnegare il globalismo, tanto caro al “big business”, e a predicare il “made in USA”. Afferma il super-conservatore deputato Jim Banks,”abbiamo abbracciato la gobalizzazione per troppo tempo ed esportato il lavoro all’estero in nome della crescita economica”.

            Il senatore repubblicano Marco Rubio vorrebbe anche penalizzare le societá americane che investono in Cina e ricompensare quelle che riportano gli investimenti negli Usa. Da tener presente che tra il 1992 e 2022, il 23% del lavoro manufatturiero é stato portato fuori dagli Usa.

            Trovare intese con i sindacati é anche in agenda. Infatti il senatore repubblicano Tom Cotton ha proposto che i rappresentanti dei lavoratori siedano sui consigli di amministrazione delle societá.

            Riformare il sistema fiscale a beneficio della classe operaia, la posizione che era tipica del Partito Democratico, é ora proposta dal deputato repubblicano Jason Smith.

            Il giornalista, opinionista e autore conservatore George Will (era una firma del “Washington Post”), proponente del libero mercato, ha infatti affermato che oggi la “destra é diventata la sinistra”.

            Anche il senatore conservatore Ted Cruz del Texas afferma che in passato il Partito Repubblicano era il partito dei ricchi ed il Partito Democratico era il partito della classe operaia. Oggi, dice Cruz, la situazione si é rovesciata, tenendo conto che la classe operaia che va alle urne é aumentata dal 48% nel 2012 al 62% nel 2022.

            Tutto ció é anche noto ai democratici, come dimostrato lo scorso novembre dal mensile politico progressista “The Atlantic” con un articolo sul “Lungo addio alla classe operaia dei democratici”. 

            Ci sono alcuni elementi che i democratici non possono abbandonare, come l’ideologia del “woke” (ingiustizia razziale), che interessa poco la maggior parte della classe operaia bianca, ma che é diventata un argomento del “politically correct”, di cui la sinistra é portavoce con scarsa flessibilitá.

            La modernizzazione delle infrastrutture é invece un argomento di dibattito per entrambi gli schieramenti, difficile da trattare per via degli alti costi e che i democratici vorrebbero abbinare alle misure per ridurre il cambiamento climatico, misure che i repubblicani identificano con un aumento ulteriore dei costi.

            Ci sono altri punti di convergenza, come ad esempio i repubblicani che vedono le “virtú” dell’immigrazione controllata e l’acquisto delle armi (con i democratici che ora spingono alla regolamentazione, piuttosto che al loro bando).

            Poi, l’impegno per la sicurezza, con i democratici che vorrebbero togliere ai repubblicani l’immagine di sceriffo contro la criminalitá.

            Il dibattito continua anche tra gli esponenti repubblicani a favore di un deficit pubblico azzerato e tra i repubblicani che non vogliono tagliare i costi del social security (pensioni) e del Medicare (assistenza sanitaria), che rappresentano il 34% della spesa pubblica annuale del governo federale. Tagli che significherebbero la perdita dell’appoggio di pensionati, pensionabili e della classe media operaia.

            Il Governo, secondo Will, non fa ció che dovrebbe fare, ma ció che non puó fare a meno di fare. Una posizione che si distingue dalla sua precedente affermazione (presa dall’ex presidente Ronald Reagan) che “il Governo non dovrebbe fare nulla”. E la illustra con una battuta: “La prima legge dell’economia é la scarsitá. La prima legge della politica é ignorare la prima legge dell’economia”.


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