GLORIOSA E TRAGICA STORIA DI ENRICO FERMI CHE COSTRUÌ LA BOMBA ATOMICA. Parte 2

di Giancarlo Governi 

Le bombe su Hiroshima e Nakasaki mettono fine alla guerra nel Pacifico ma lasciano una nuova guerra di polemiche, di spie e di traditori o presunti tali. Soprattutto le esplosioni nucleari, con i loro effetti devastanti non soltanto sull’ambiente ma anche sui corpi umani, aprono orizzonti inquietanti.

I ragazzi di Via Panisperna si sono dispersi: Segre ha seguito Fermi a Los Alamos, di Majorana si sono perse le tracce e nessuno lo cerca più, Pontecorvo, comunista, si è ritirato in Unione Sovietica, Rasetti non si occupa più di fisica ma della più tranquilla botanica (morirà ultracentenario). In Italia è rimasto il più giovane, Amaldi, l’unico non ebreo non toccato dalle leggi razziali. Fermi è diventato un personaggio conteso da tutto il mondo e vive facendo lezioni e conferenze nelle più prestigiose università di tutto il mondo.

Fermi (morirà nel 1954, a Chicago, all’età di 53 anni), che qualcuno ha definito il “novello Prometeo” è passato alla storia per aver aperto una nuova era alla scienza e all’umanità, ma anche per aver costruito la prima bomba atomica. Di tutti gli scienziati che hanno lavorato al nucleare, Fermi è il solo a non morire in tarda età. Gli altri sono morti tutti ultraottantenni, Rasetti addirittura centenario. Siccome Fermi era considerato uno scienziato “freddo”, probabilmente quando vide il fungo di Hiroshima si pensa che sia stato aggredito da un forte dolore psicosomatico che gli procurò un cancro allo stomaco che lo porterà alla morte.

Per dimostrare la freddezza di Fermi, si racconta che, quando nel deserto de New Mexico fecero esplodere la prima bomba, degli scienziati presenti chi si mise a pregare, chi si mise a piangere, chi rimase atterrito non riuscendo a profferire parola. Fermi invece si mise ad aspettare l’onda d’urto e quando arrivò aprì  la mano e si fece portar via i coriandoli di carta che teneva in pugno, quindi misurò la distanza che avevano percorso e, in pochi minuti, calcolò la potenza della bomba. Tutto con grande lucidità e freddezza. Ma gli effetti del fungo atomico sugli esseri umani avranno avuto un effetto devastante sulla sua coscienza di scienziato. E il forte senso di colpa gli ha portato questi cancro psicosomatico.

Comunque la morte prematura ha preservato Enrico Fermi dai sospetti che hanno invece investito il direttore di Los Alamos, lo scienziato manager del massiccio spiegamento di forze messo insieme per la costruzione della bomba, Oppenheimer, messo sotto inchiesta e inibito all’accesso dei segreti nucleari, per essersi rifiutato, per motivi etici, di lavorare alla progettazione della potentissima bomba all’idrogeno. Oppenheimer è sospettato di essere stato anche comunista, un sospetto che sta avvelenando gli Stati Uniti, devastati da un orrendo clima da caccia alle streghe.

C’è subito un altro scienziato, uno di quelli di Los Alamos, pronto a sostituire Oppenheimer nel progetto superbomba. Si chiama Edward Teller, è uno degli ebrei ungheresi emigrati negli Usa per sfuggire al nazismo. Teller, dopo aver contribuito alla costruzione della bomba atomica è pronto a costruire la bomba all’idrogeno molto più potente, anche senza Oppenheimer.

Nel 1949 il presidente Truman annuncia che l’Unione Sovietica ha fatto con successo il primo esperimento nucleare, quindi risponde dando il via alla sperimentazione della superbomba H, dando a Teller la massima autorità sul progetto, quel ruolo che aveva avuto Oppenheimar a Los Alamos. Teller andò molto avanti e diventò l’oggetto principale delle critiche feroci dei pacifisti che a lui assegnarono il premio Ig-Nobel e il grande regista Stanley Kubrik si ispirò a lui per il personaggio interpretato da Peter Sellers nel film satirico Il Dottor Stranamore.

Come era arrivata l’Unione Sovietica a costruire la bomba atomica, in un paese in pieno maccartismo (dal nome del senatore che dirigeva la commissione per la repressione delle attività antiamericane) tutti sono sospettati, soprattutto gli scienziati che erano stati a Los Alamos e che, quando non era proibito, avevano aderito al partito comunista o che erano stati amici di appartenenti a quel partito.

La bomba atomica ai sovietici l’aveva portata Klaus Fuchs, uno scienziato atomico tedesco scappato dalla Germania nazista in Inghilterra ed era entrato, in rappresentanza della Gran Bretagna, nel gruppo di Los Alamos. Si sospettò che Fuchs avesse passato alcuni piani a elementi del partito comunista americano, che poi li avrebbero girati ai sovietici. Fu così che fu tirato in ballo Julius Rosemberg che non aveva mai fatto mistero della sua iscrizione al partito comunista.  Suo cognato, David Greenglass, militare che lavorava a Los Alamos, decise di collaborare con gli investigatori in cambio di uno sconto di pena. Disse che aveva consegnato a Julius Rosenberg, marito di sua sorella Ethel, dei documenti segreti e che questi documenti erano stati copiati proprio da Ethel nell’ufficio della società di spedizioni navali, in cui la donna lavorava come segretaria. Seguirono dapprima l’arresto, rispettivamente il 17 luglio (Julius) e l’11 agosto (Ethel) 1950. Il 6 marzo 1951 iniziò il processo che il 5 aprile si concluse con la condanna alla sedia elettrica.

La condanna dei coniugi fece molto scalpore e suscitò polemiche feroci fra i due blocchi, in cui si stava dividendo il mondo, in mezzo ai quali, in maniera trasversale si inserì il movimento pacifista, capitanato da Albert Einstein le cui teoria avevano dato l’inizio all’era nucleare. Il blocco comunista agitò nel mondo i “Partigiani della Pace” che criticavano molto gli esperimenti nucleari dell’altro blocco, tacendo accuratamente degli esperimenti da parte loro.

A questo punto i due blocchi dettero vita a un grande paradosso della Storia: la bomba, nata come enorme strumento di guerra e di distruzione, diventò uno strumento di pace, fondato sulla paura che aveva creato un equilibrio mondiale. Ci furono diversi episodi in cui il mondo stava per precipitare nella guerra mondiale ma i due grandi, con una telefonata sul filo diretto, la scongiurarono.

Questa pace paradossale durò 50 anni, tanto che gli esseri umani dimenticarono la bomba atomica. Ma la caduta del blocco comunista, con il dissolvimento dell’Urss, mise in mezzo alla strada una legione di scienziati nucleari in grado di costruire l’atomica.

Questi scienziati alla ricerca di un lavoro al servizio di altri paesi, in trenta anni hanno fatto sì che le bombe atomiche in giro per il mondo sono diventate 20.000. E il mondo è tornato ad avere paura, sapendo che non c’è più il telefono diretto a salvarci.


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