di Giorgio Fiorentini
Gli oratori (insieme al terzo settore ed ai comuni in logica di coprogettazione e coprogrammazione) ora sono attori riconosciuti come “attività educative e ricreative non formali” (legge n.135 del 23 luglio 2026).
È il riconoscimento istituzionale di attività che hanno una storia quasi bicentenaria.
Gli oratori sono sempre stati organizzazioni di sussidiarietà orizzontale impegnandosi nel welfare educativo e ricreativo.
Infatti, San Filippo Neri e San Giovanni Bosco hanno creato la griffe degli oratori ed hanno coniugato educazione, assistenza, sport educativo, vacanze e iniziative anche religiose.
Da “ora et labora” a “divertiti e prega”.
Facendo qualche riferimento storico si pensi che nel 1844 il congresso degli scienziati italiani, in nome della filantropia, si poneva come mainstream culturale la necessità di conservare la manodopera infantile portando come motivazione che solo con il lavoro di fanciulli le fabbriche italiane potevano fronteggiare il mercato internazionale.
Infatti, nello stesso anno in Piemonte si impiegavano 7184 fanciulli sotto i 10 anni in fabbriche di seta lane cotone.
Un prete di nome Don Bosco nel 1854 dopo anni di estenuante lavoro all’oratorio di Torino- Valdocco si metteva di traverso a questa cultura contro la violazione di questi diritti umani.
È il Don Bosco come nome accettato dalla morale civile italiana per l’apporto che aveva dato alla causa del proletariato e dell’avanzamento del popolo tramite la grande, complessa e universale organizzazione dei salesiani (così affermava il presidente del consiglio Giovanni, Spadolini).
Lo statista diceva anche: “È Don Bosco che ha fatto parte dell’Italia civile al di là delle polemiche perenni, ormai consumate, fra stato e chiesa”.
Tutto questo avveniva negli oratori.
Oggi la legge n.135 del 23 luglio 2026 introduce una delega al governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali e quindi anche agli oratori.
Sono coinvolti i bambini, gli adolescenti, e contrastano le povertà educative e l’esclusione sociale, favoriscono il protagonismo delle nuove generazioni, anche con il coinvolgimento di queste nei processi decisionali che riguardano la loro vita ed inoltre sostengono le famiglie offrendo loro l’opportunità educativa per il benessere dei figli.
In un contesto di welfare dalla nascita fino al compimento della maggiore età.
Sono la Gen Z ed Alpha che giustamente assumono un ruolo di codecisione.
Tornando alla specificità degli oratori, è ormai consuetudine leggere che, ogni anno, si aprono gli oratori estivi ed inoltre sentire dal pulpito sacerdoti che annunciano questo ruolo sussidiario dell’oratorio
Per esempio, si consideri l’attività di circa mille oratori ambrosiani con 40.000 volontari che offrono il loro tempo qualificato per i progetti degli oratori estivi.
Educazione, attività ludica, sollievo logistico per le famiglie con genitori che lavorano e figli che hanno “finito la scuola” e non si sa dove impegnarli nel periodo estivo.
Considerando anche la loro eventuale solitudine, non avendo parenti disponibili e non avendo la possibilità di andare in vacanza.
In una logica di sistema dove le famiglie sono i nuclei importanti del welfare.
Gli oratori sono le filiali operative delle diocesi: sport, assistenza, sviluppo del senso sociale, cultura, divertimento.
Si può pensare ad un allargamento di queste attività sportive artistiche e musicali sviluppando assistenza sulle discipline scientifiche, tecnologiche ingegneristiche e matematiche e quindi possono essere svolte attraverso degli accordi fra il comune e l’oratorio, fra vari comuni e vari oratori che creerebbero dei centri sempre più funzionali all’educazione e alla ricreazione per i minori e permetterebbero di sviluppare, quello che è il capitale giovanile di un territorio.
Gli oratori, con questi tipi di servizi sono la prova provata che diffondere il vangelo vuol dire offrire anche servizi e svolgono un’attività che risponde alla domanda di supporti concreti per vivere in modo vivibile.
Facendo doposcuola, visitando a casa agli anziani, trovando un posto di lavoro per gli immigrati sviluppano un welfare indispensabile per la tenuta civica di una comunità.
L’oratorio è punto di riferimento per la comunità offrendo servizi laici per le famiglie. Per esempio, quando si ha bisogno di una colf si pensa subito al parroco ed all’assistente sociale che lavora all’oratorio, quando si vogliono avere alcune iniziative di cultura come il cineforum, il teatro, la biblioteca con i libri a prestito il circuito degli oratori offre questo servizio.
Tutto questo fa cultura.
Ma anche si raccolgono carta e stracci che si vendono per finanziare progetti concreti in Italia e nel mondo. Si organizzano feste di carnevale vacanze per bambini, giovani e anziani. Si affittano le sale per le riunioni condominiali. Gli oratori sono entertainment, religioso e solidarietà organizzata in modo puntuale quartiere per quartiere.
Gli oratori sono un tassello del civismo operativo laico e per non cadere nella retorica, cito una ricerca sugli oratori di Milano (2022/2023) dalla quale si può disegnare una “MAPPA DELLA CITTA’ A 10 MINUTI”; infatti tramite curve isocrone si sono disegnate 146 filiali raggiungibile a 10 minuti a piedi e centri di servizi di prossimità per la popolazione e questi sono gli oratori di Milano.
Gli oratori in Lombardia sono 2400 e sono l’espressione di 3068 parrocchie.
In Italia sono circa 6000.
Questi centri di aggregazione giovanile sono realtà capillari e sono una offerta strutturata e flessibile 7 giorni su 7: organizzata per l’inclusione e l’aggregazione sociale. Negli oratori sì confrontano, diverse generazioni ragazzi e ragazze che si impegnano in progetti sociali con un’attenzione particolare per i più giovani, con una missione pedagogica che integra, culture ed etnie diverse. Valorizzando le diverse origini e confrontando usi e costumi diversi senza alcun colonialismo culturale.
È la mixité in presa diretta.
Quindi i “bravi ragazzi dell’oratorio” (descrizione ironica di ingenuità) con la legge 135/2026 svolgono il ruolo di animatori per i più piccoli, costruiscono anche un pezzo di soft skills (relazioni, coesione, partecipazione a gruppi ecc.) in forma strutturata. Tutto questo avviene da quasi 200 anni.
In sintesi, gli oratori come strutture educative e informali, con questa legge diventano protagonisti di una coprogrammazione o progettazione sul territorio di realtà stabili per il welfare e quindi non sono più soltanto operatori estivi, ma assumono una validazione istituzionale di continuità. Sono il motto pedagogico “I care” istituzionalizzato.












