GIORGIO BASSANI: ARCHEOLOGO DELLA MEMORIA E DEL PAESAGGIO

di Silvana Palumbieri

Le radici ferraresi e la formazione intellettuale Giorgio Bassani nasce a Bologna il 4 marzo 1916, ma la sua identità rimane indissolubilmente legata a Ferrara, città d’origine della famiglia dove trascorre l’infanzia e l’adolescenza.

Cresciuto in un ambiente appartenente alla florida borghesia ebraica, vive gli anni della giovinezza in una dimensione domestica e sociale privilegiata, inizialmente ignaro delle tensioni politiche che agitano l’Italia. La sua famiglia riflette la complessità della società ferrarese del tempo: il padre medico, la madre dedita al canto e i nonni figure centrali della comunità, come il nonno materno Elias Corcos, primario dell’ospedale Sant’Anna e futura ispirazione per il protagonista del racconto La passeggiata prima di cena. Dopo la maturità conseguita al Liceo Ariosto nel 1934, Bassani intraprende gli studi universitari a Bologna. L’iscrizione alla facoltà di Lettere segna una svolta decisiva: la scoperta dei classici e, soprattutto, la lettura di Benedetto Croce, Marx e Freud accelerano una maturazione intellettuale che lo porta a sviluppare una coscienza antifascista militante già nel 1936, ben prima dell’emanazione delle leggi razziali.

Le leggi razziali e l’impegno nella Resistenza il 1938 rappresenta una cesura drammatica. Con l’emanazione delle leggi razziali, Bassani sperimenta l’emarginazione sociale, simboleggiata dal suo allontanamento dal circolo del tennis Marfisa, di cui era campione. Nonostante le restrizioni, si laurea nel 1939 con una tesi su Niccolò Tommaseo e trasforma il periodo della persecuzione in una fase di straordinaria energia morale. Tra il 1940 e il 1943, assume l’incarico di insegnante presso la scuola israelitica di via Vignatagliata, dedicata agli studenti ebrei espulsi dagli istituti pubblici. Questa esperienza, definita come un tentativo di sottrarre i giovani a un “ebraismo metastorico” per educarli alla libertà e all’antifascismo, si intreccia con la sua attività clandestina. Nel 1943, il suo impegno politico ne causa l’arresto e la detenzione nel carcere di via Piangipane. Una volta liberato, sposa Valeria Sinigallia e lascia definitivamente Ferrara, stabilendosi a Roma dopo una breve parentesi fiorentina.

L’industria editoriale e la scoperta del “Gattopardo” nel dopoguerra, Bassani si afferma come figura centrale del panorama culturale italiano. Collabora con prestigiose riviste come Botteghe Oscure e Paragone, stringendo legami con intellettuali del calibro di Roberto Longhi e Pier Paolo Pasolini. La sua attività si estende all’editoria: dal 1958 è dirigente presso Feltrinelli, dove compie uno degli atti più significativi della storia letteraria del Novecento. È proprio Bassani a intuire l’eccezionalità del dattiloscritto de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, riconoscendone immediatamente il valore musicale e letterario e curandone la pubblicazione dopo i precedenti rifiuti di altri editori.

“Il Romanzo di Ferrara”: Realtà storica e verità poetica l’intera produzione narrativa di Bassani trova la sua sintesi definitiva nel 1980 con la pubblicazione de Il Romanzo di Ferrara, un’opera unitaria che raccoglie e riscrive i lavori di una vita. L’ambizione dello scrittore è quella di rendere “attendibile e credibile” la sua città natale, colta nel periodo compreso tra il 1921 e il 1943.

Il ciclo si apre con Dentro le mura (Premio Strega 1956), che include racconti emblematici come Lida Mantovani e Una lapide in via Mazzini. In quest’ultimo, attraverso il personaggio di Geo Josz, Bassani affronta il dramma del ritorno dai campi di sterminio in una città che desidera solo dimenticare. Ne Gli ultimi anni di Clelia Trotti, l’autore traspone la figura reale della maestra socialista Alda Costa, esplorando il contrasto tra l’enormità dei grandi eventi storici e la fragilità dei singoli individui. Con Gli occhiali d’oro (1958), Bassani introduce per la prima volta l’io narrante, affrontando il tema dell’emarginazione attraverso la figura del dottor Fadigati. Il successo internazionale giunge però con Il giardino dei Finzi-Contini (1962, Premio Viareggio). Attraverso la figura di Micòl, l’autore rappresenta l’impossibilità dell’amore e il rifugio in un passato idealizzato mentre incombe la tragedia della Storia. Il giardino diventa così il simbolo di una separazione necessaria ma vana dalla realtà esterna. La parabola narrativa si conclude con opere più mature e riflessive come L’Airone (1968, Premio Campiello), dove il tema del confine tra vita e morte si fa più metafisico, e la raccolta L’odore del fieno (1973).

Il cinema, la televisione e la difesa del patrimonio oltre alla letteratura, Bassani opera intensamente nel mondo dello spettacolo. Come sceneggiatore collabora con registi del calibro di Mario Soldati, Luchino Visconti (Senso) e Alessandro Blasetti. Nonostante il successo dei film tratti dai suoi libri, il rapporto con il cinema è talvolta conflittuale, come dimostrato dal ritiro della firma dalla versione cinematografica de Il giardino dei Finzi-Contini di De Sica. Parallelamente, l’impegno civile di Bassani si manifesta nella fondazione di Italia Nostra nel 1955. Come presidente dell’associazione, si batte per la tutela del patrimonio artistico e naturale italiano, denunciando il degrado dei monumenti (come la Certosa di Padula o i reperti archeologici a Messina) e la minaccia della speculazione edilizia su paesaggi come il Delta del Po e l’Appia Antica. La sua visione critica si scaglia contro il consumismo e la distruzione delle risorse non rinnovabili, promuovendo una gestione organica e colta del territorio.

La dimensione lirica e il valore dell’ideale sebbene celebre come narratore, Bassani nasce e si spegne come poeta. Dalle prime prove giovanili pubblicate sotto lo pseudonimo di Giacomo Marchi alle raccolte Storie dei poveri amanti e Te lucis ante, la sua poesia mantiene una forma epigrafica e “mortuaria”, capace però di contenere la vita al suo interno. La sua opera in versi viene infine raccolta nel volume In rima e senza (1982, Premio Bagutta). In conclusione, la figura di Bassani si delinea come quella di un intellettuale totale che ha combattuto contro la perdita dei valori e l’oblio della memoria. La sua opera resta un baluardo contro un’umanità priva di ideali, un richiamo costante alla responsabilità della cultura di fronte alla storia e alla natura. Per approfondire la figura di Bassani, possiamo analizzare più nel dettaglio la sua opera più celebre, dove la topografia reale di Ferrara si fonde con la simbologia letteraria, e il suo cruciale impegno civile per la salvaguardia del paesaggio italiano.

Il Giardino dei Finzi-Contini tra Topografia e Simbolo nel capolavoro del 1962, il “giardino” non è solo un’ambientazione, ma una costruzione mentale e politica. Bassani descrive Ferrara come una struttura a gironi: La città esterna la Ferrara fascista, dinamica e ostile. Il Ghetto la cittadella della comunità ebraica, cuore storico e identitario. Il Giardino un’enclave aristocratica e separata, dove i Finzi-Contini cercano di ignorare le leggi razziali e l’imminente catastrofe. Attraverso il personaggio di Micòl, Bassani esplora il paradosso del “rimorso”: la giovane protagonista predilige il passato perché lo considera l’unico luogo sicuro, rifiutando un presente che non offre futuro. Il giardino diventa così una “Tebaide”, un luogo di isolamento ascetico che, pur proteggendo i protagonisti dalla volgarità del regime, li rende vulnerabili alla sua violenza finale.

Bassani e la poesia: la raccolta in rima e senza (1982) non è solo un riepilogo, ma una chiave di lettura per l’intera sua opera. La forma epigrafica molte delle sue ultime poesie hanno la struttura di un’epigrafe, simili a quelle lapidi in via Mazzini che aprono i suoi racconti. Sono versi che hanno una “cornice mortuaria” ma che palpitano di vita interiore. La confessione diretta Bassani sosteneva che mentre la narrativa media la realtà attraverso i personaggi, la lirica permette una “confessione infinitamente più diretta”. Nei suoi versi emerge il dolore per la solitudine e per una società che sembra aver dimenticato i propri ideali.

L’esperienza in Rai e l’impegno televisivo nel 1964, Bassani accettò la vicepresidenza della Rai, vedendo nel mezzo televisivo una possibilità per elevare il dibattito culturale nazionale. Sotto la sua egida nacquero programmi di alto profilo come L’Approdo e Zoom. Tuttavia, la sua integrità morale lo portò a dimettersi solo due anni dopo. La causa fu una serie di nomine decise dai vertici aziendali in sua assenza, un gesto che Bassani interpretò come una violazione della sua autonomia e del rigore intellettuale che doveva guidare il servizio pubblico.

Bassani e “Italia Nostra”: L’Eclissi del Paesaggio,l‘impegno di Bassani come presidente di Italia Nostra (1965-1980) non fu un’attività secondaria rispetto alla scrittura, ma una sua estensione. Per l’autore, la distruzione del paesaggio equivaleva alla distruzione della memoria storica.Le battaglie principali “Il Delta del Po” Bassani fu tra i primi a denunciare l’inquinamento del fiume e a proporre la creazione di un Parco Naturale nelle Valli di Comacchio, opponendosi alla trasformazione industriale selvaggia di un’area che paragonava per importanza alla Camargue francese.”L’Appia Antica” si batté ferocemente contro la lottizzazione abusiva della “Regina Viarum”, vedendo in essa non solo un reperto archeologico, ma uno spazio vitale per il tempo libero e la spiritualità dei cittadini moderni. La critica al consumismo Bassani identificò nel “pragmatismo consumistico” il vero nemico della bellezza. La sua critica era rivolta a uno Stato trascurato, incapace di proteggere tesori come la Certosa di Padula o i marmi di Messina, lasciati all’erosione e all’incuria. “L’umanità senza ideali, senza qualcosa che la trascenda, non è umanità.”

La Teoria della “Verità” nella Finzione per Bassani, scrivere non era inventare, ma restituire. Egli sosteneva che la sua ambizione suprema fosse rendere la “sua” Ferrara storicamente onesta. Anche quando creava personaggi immaginari come Clelia Trotti o il dottor Fadigati, li ancorava a sentimenti e dinamiche sociali realmente vissute. In questo senso, la sua narrativa funge da documento critico, una cronaca dei vinti che la storia ufficiale aveva cercato di cancellare.

La figura di Bassani si staglia come quella di un “umanista combattente” che si trattasse di difendere un quadro del Caravaggio a Messina, di curare l’edizione di un capolavoro dimenticato o di descrivere il silenzio del giardino dei Finzi-Contini, il suo obiettivo rimase sempre lo stesso: combattere la tendenza del mondo a dimenticare, ovvero a una società senza memoria e senza ideali.