ECONOMIA VEGETALE ED “ANDAR PER FUNGHI”

L’ECONOMIA VEGETALE è  titolo suggestivo , scientificamente e concettualmente dimostrato ,del libro di Luigino Bruni .E’ appena stato edito da Aboca editore(casa editrice dell’azienda Aboca,una healthcare company che si occupa  di cura della salute con prodotti al 100% naturali basati su evidenze scientifiche) e offre spunti per la sostenibilità.

L’ECONOMIA VEGETALE è trattata sotto due aspetti:il primo come modello di economia che si basa sui meccanismi di vita delle piante ed il secondo  come contesto vegetale per dimostrare la teoria contro la “tragedia dei commons”.

E’ interessante e originale il richiamo al regolamento dell’”andare per funghi” che viene assunto come applicazione nazional-popolare di una economia solidaristica,sostenibile e proiettata al futuro.

Infatti i funghi si possono raccogliere in certi giorni prestabiliti ed  i residenti non possono raccogliere più i 5 chilogrammi di funghi ( i turisti 3 k).

 I funghi vanno raccolti nella loro interezza e nel massimo dell’integrità possibile, ed una volta estratti dal terreno ,con una rotazione leggera,si deve ricoprire la piccola cavità che si è prodotta nel terreno: quindi pulire il fungo sul posto con l’aiuto di un coltello. Tutto questo evita di impoverire gli elementi nutrienti del terreno a vantaggio del bosco intero per future e nuove  generazioni di  raccoglitori.

L’azione individuale,secondo le regole e la  correttezza in logica di etica e di solidarietà, permette al sistema vegetale di produrre altri funghi. Una  libertà individuale che non impoverisce il  terreno  e lo mantiene in vita.

Le piante sono parte del nostro habitat e si pongono di fianco all’uomo(come peraltro gli animali);esse  nascono,crescono,appassiscono, ma hanno una vita che difficilmente si spegne se non per interventi dell’uomo(si veda disboscamento,incendi dolosi,inquinamento atmosferico ecc.).

Ritornano quasi sempre alla vita e sopravvivono pur ,perdendo anche a volte l’80- il 90% del loro corpo.

La pianta è un  organismo collettivo che riesce ad affrontare i problemi in modo sussidiario con mutualità e cooperazione all’interno del bosco Si crea una governance sussidiaria nelle piante e l’ attacco di un parassita su una foglia viene risolto prima dalla singola foglia e ,se questo non riesce, subentrano le foglie vicine;e poi l’intero ramo e solo infine i rami più lontani e qualche volta gli alberi vicini.Il bosco interviene.Ed anche le radici ,che  non sono il   passato ,combattono i parassiti.

Con reciprocità e solidarietà vegetale prevalente  si riesce a vincere. Le radici sono passato, presente e futuro. E sono lo sviluppo.

Nel libro si contrappone la logica animale e la logica vegetale e ci sono digressioni sull’approccio organicistico dell’economia.

Bruni si richiama alla “tragedia dei beni comuni” di Garret Hardin che ha sviluppato esemplificazioni utili per  le tesi del premio Nobel Elinore Ostrom.

La Ostrom prende anche  le mosse dal lavoro dello svizzero  tedesco, naturalizzato americano, Ciriacy-Wantrup, che ancora negli anni Cinquanta osservava che vi sono nel mondo molti esempi di proprietà comuni che sfuggono al destino preconizzato da Hardin, come ad esempio le foreste e i pascoli alpini.

Il fatto che il pascolo è in  comune e  libero,ove ogni pastore allevatore può portare le proprie mucche. E il prato è un bene comune, un” “common”” che appartiene a tutti gli abitanti e quindi l’obiettivo è quello di aumentare di una unità il bestiame al pascolo. Quindi abbiamo il bene comune ,cioè l’erba, che si riduce, ma si genera un  vantaggio individuale cioè  una mucca in più.

Riprendendo un passo di Fausto Panunzi  per Lavoce.info(2009)” ….il merito dell’opera che è valsa alla Ostrom il prestigioso riconoscimento, ovvero «Governing the commons»…è …il sottolineare (ancora su un piano di metodo, ma più specifico) che quest’opera, incentrata sul tema dei regimi di gestione collettiva (ma non pubblica in senso statalistico) di beni scarsi, segna, riletta a posteriori, un cambio di paradigma rispetto alla secolare dialettica tra le categorie ideologiche dello «Stato» e del «Mercato», intesi come presunti «grandi regolatori unici» per la soluzione dei problemi di interesse collettivo”.E’ una terza via.

E  Bruni  si richiama all’ ECONOMIA VEGETALE per avvalorare questa tesi.

Il valore del bene comune(che non è un bene di  merito come l’acqua che non deve essere contendibile perché risponde ad esigenze universali e vitali)consiste nel fatto che è difficile escludere qualcuno dall’utilizzarlo,.I beni comuni sono anche tendenzialmente non rivali, cioè possono essere fruiti contemporaneamente da più persone o da comunità  di utenti – come per esempio  il clima,l’atmosfera,gli oceani,le conoscenze, Internet, l’ambiente, wikipedia e le reti.

Quindi la definizione di “common” della Ostrom è oggettiva, cioè relativa innanzitutto alle caratteristiche strutturali e funzionali intrinseche di certi beni rispetto ad altri. Ma i “commons” hanno una specificità  eccezionale: possono essere gestiti in maniera più efficiente, innovativa e sostenibile dalle comunità  di riferimento.

E’ il superamento della logica contrattualista e hobbesiana per sottolineare quanto l’etica individuale è  elemento prioritario e fondante per il vantaggio collettivo.

Siamo nell’Antropocene  ed i  fallimenti degli accordi sulle emissioni di Co2,gli sfruttamenti degli oceani e di  molti altri beni pubblici internazionali dimostrano la difficoltà di mantenere gli accordi.

 La soluzione dell’etica individuale per cui i soggetti interiorizzano la norma etica. E se si segue la norma etica, indipendentemente dai comportamenti degli altri tutto viene risolto al meglio.Per Bruni la proposta è una “Società Civile” composta anche da Imprese civili”

In sintesi l’ECONOMIA VEGETALE ha in sé alcuni modelli di governance dei beni comuni-”commons”, che offrirebbero futuro e sostenibilità al sistema ;anche qui rientrando nell’alveo della “messa a terra operativa” del concetto di ESG(Environmental,Social,Governance) che il libro di Luigino Bruni affronta in modo integrato.


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