di Giorgio Fiorentini
Economia sociale: un concetto che in questo periodo è spesso nelle pagine dei giornali e dei media. Infatti il 12 novembre si è chiuso il tempo utile per inviare considerazioni al MEF sul Piano d’Azione Nazionale dell’Economia Sociale per attuare la Raccomandazione UE del 2023.
In primis chiediamoci: perchè Economia Sociale? A livello UE l’economia sociale è l’insieme dei soggetti privati che pongono il primato della tutela delle persone, delle finalità sociali e ambientali rispetto al profitto, il reinvestimento della maggior parte degli utili/delle eccedenze nella sostenibilità e nell’interesse generale con una governance partecipata. Siamo in un orientamento quasi ESG (Environmental, Social, Governance).
In verità se dovessimo essere dottrinalmente rigorosi (dal punto di vista economico aziendale) già la denominazione Economia dovrebbe essere in re ipsa sociale. Infatti la filigrana concettuale di Economia, nella sua evoluzione di produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi, deve integrare la massimizzazione RELATIVA del profitto con il bene comune ed il benessere collettivo. Oggi nessuno può dire di no a questa definizione, almeno in via propositiva e di “dover essere “del sistema economico. Se poi, nel quotidiano, l’obiettivo dell’economia è SOLO la massimizzazione ASSOLUTA del profitto dobbiamo ammettere che stiamo sviando dal concetto operativo giusto.
Conseguenze? Un futuro (oggi, domani, dopodomani…) dove gli aspetti negativi per la salute,la violenta convivenza sociale, l’inquinamento, le disuguaglianze, le povertà aumenteranno.
Economia sociale? Una drammatizzazione retorica per un buonismo ed altruismo di maniera.
Ed invece gli inquinanti dell’aria o dell’acqua, gli scarti nocivi industriali, l’amianto, il rilascio delle sostanze chimiche cancerogene sono annoverabili fra le cause della “mattanza” ambientale. In Italia le nuove diagnosi di tumore sono stimate in 395.000 di cui 208.000 negli uomini e 187.000 nelle donne. Purtroppo in crescita di 18.400 diagnosi. Le malattie cardiovascolari (ischemiche, cerebrovascolari ecc) sono la prima causa di morte in Italia con una cifra di 217.00 decessi.
Ma chi inquina? chi rilascia sostanze chimiche dannose? Sono alcuni comparti delle imprese che dovrebbero salvaguardare l’ambiente, ridurre il Co2 e mettere al bando gli ambienti nocivi di lavoro, nonché sviluppare politiche sociali interne per i dipendenti ed esterne per la comunità ed avere una governance che tuteli il patrimonio interno ed esterno. Ma tutelare il patrimonio non vuol dire fare azioni disinvolte ed opportunistiche, piuttosto investire nella prevenzione, nella cura,nella ricerca per bloccare e ridurre le negatività.Scelte di management per la salute dei dipendenti di una impresa. Chi sono gli attori dell’economia? Le aziende.
L’inquinamento ambientale è una delle principali cause di morte prematura a livello globale. Circa il 99% della popolazione mondiale respira aria non sicura, e l’inquinamento atmosferico è responsabile di oltre 7 milioni di decessi ogni anno. In Europa, l’esposizione al particolato fine (PM 2,5) ha causato circa 253.000 morti premature, mentre il biossido di azoto (NO2) e l’ozono (O3) ne hanno causate altre 52.000 e 22.000 rispettivamente. In Italia, l’inquinamento atmosferico provoca circa 80.000 morti all’anno, rendendola il paese europeo con il maggior numero di decessi dovuti a questo fattore. La mortalità per tumori è strettamente legata all’inquinamento ambientale. Studi italiani hanno dimostrato che le regioni con maggior inquinamento presentano tassi di mortalità per cancro più elevati, nonostante spesso abbiano stili di vita più salutari. La qualità dell’aria è il fattore di inquinamento più pericoloso, seguito da siti da bonificare, aree urbane, densità dei veicoli e pesticidi. In Europa, l’inquinamento atmosferico è associato all’1% dei casi di cancro e al 2% dei decessi per cancro, salendo al 9% per i tumori ai polmoni 34. Ridurre l’inquinamento è cruciale per prevenire i tumori.
Il particolato fine (PM2.5) è strettamente correlato anche alla mortalità cardiologica. Si stima che circa il 60-80% dei decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico siano dovuti a malattie cardiovascolari, come infarti e ictus. In Italia, ad esempio, circa 9.000 morti all’anno sono attribuite a infarti causati dall’inquinamento.
Con il Piano dell’economia sociale si tenta di far rientrare il mood economico di speculazione negativa(esiste anche la speculazione positiva)nell’alveo dell’economia di interesse generale e collettivo. Quindi, afronte anche dei dati precedenti, “non buttiamo il pallone in tribuna” cioè non perdiamo tempo, semplifichiamo i processi di attuazione, non interrompiamo il gioco e non buttiamo via l’occasione di questo Piano di Economia Sociale.
Stiamo parlando dell’economia sociale che ha come attori le imprese sociali (cooperative,organizzazioni mutualistiche, enti del terzo settore) cioè una definizione quantitativa di ambito che in EUROPA vale 4.3 milioni di aziende, 11,5 milioni di persone di cui 3,3 milioni sono coinvolte nel settore della sanità e dell’assistenza sociiale, 702.000 nell’istruzione e 662.000 nelle arti,nella cultura e nell’intrattenimento. “Tanta roba” per il welfare. E in Italia? L’economia sociale rappresenta l’8% delle aziende private (ISTAT 2022) con 1,51 milioni di dipendenti e 4,6 milioni di volontari con un valore della produzione di 110,1 miliardi di euro ed un valore aggiunto di 29,5 miliardi di euro (sistema statistico SBS Frame di ISTAT)senza considerare il settore agricolo e quello finanziario assicurativo.
La novità del Piano è che nell’ambito dell’economia sociale si annoverano le cooperative in assoluto, non solo quelle sociali,che rappresentano circa 70.000 unità, con 1,3 milioni di lavoratori e con circa 170 miliardi di fatturato (8% del PIL italiano).
Con questo inserimento (in precedenza le cooperative sono sempre state riottose a farsi confondere con il terzo settore) il pallone dovrebbe rimanere sul terreno di gioco e quindi ci dovrebbe essere una accelerata nell’attuazione del piano.
Al di là della retorica sociale tutte queste “formazioni sociali” (art.2 della Cost) possono cambiare il volto di molti territori e sviluppare un welfare che è prodromico della crescita del paese.












