Prologo: scena introduttiva, un monologo che precede un’opera teatrale o una introduzione ad un’opera (o racconto) in genere.
C’era una volta un uomo che vendette l’anima al diavolo; questo uomo di nome Faust è il protagonista di un’opera” molto pesante” Infatti pesa ben 850 grammi ed è composto da 1328 pagine di Wolfang Von Goethe l’autore impiegò, per la sua composizione 100 anni, infatti, la prima stesura risale al 1773 per poi concludersi definitivamente nel 1837. Un testo difficile da leggere a meno che non si è, come si suole dire di una persona che ama la lettura, un topo di biblioteca; un testo teatralmente parlando ancora più difficile da rappresentare dal momento che al suo interno è compreso quasi tutto lo scibile umano quale il bene e il male, la cattiveria nonché l’impossibilità di comprendere il mistero e il significato della sopravvivenza.
Difficile vero? Ma non impossibile, infatti, al teatro vascello di Roma, un certo Leonardo Manzan ha pensato bene di provarci senza però entrare nei dettagli del racconto, ma estraendone, come un distillatore, la sua essenza usando un linguaggio teatrale assolutamente innovativo comprensibile da tutti in modo particolare dai giovani che vi si ritrovano in piena sintonia riconoscendo in esso il loro.
Quale cosa più invitante di questa: parlare del Faust con un linguaggio e l’estetica della graphic novel?
Graphic novel letteralmente romanzo grafico. Ovvero fumetto decontestualizzato dal suo ambito storico, non più evasione o semplice avventura e senza supereroi, ma trasformato per divenire un modo per raccontare storie complesse attraverso una combinazione di immagini e parole. Un suo autorevole rappresentante fu Andrea pazienza, ma anche l’intera generazione del ‘77 .
Tornare indietro nel tempo per attualizzarlo è un’azione degna ed opportuna quando si prende atto che ormai è tempo di” risciacquare i panni in Arno” .
Ed ecco il remake, il rifacimento di una nota passata usata a suo tempo dal grande Alessandro Manzoni il quale, avendo compreso che il suo romanzo era rivolto a tutti, pensò di andare a Firenze (Arno) per rivedere il suo linguaggio e renderlo il più moderno possibile affinché la sua opera assumesse un riconoscimento universale.
Il giovane e bravo Manzan ha imparato la lezione ed ha messo in atto lo stesso antico procedimento del suo predecessore per rendere possibile e comprensibile non l’intera opera di Goethe che, come abbiamo già detto non è rappresentabile, ma per riprenderne il senso al fine di rispolverare antiche storie e credenze che fanno parte della nostra memoria ancestrale e che comunque, se trattate in modi e tempi diversi, affascinano come una favola che ha un inizio ed una fine.
La compagnia, formata da giovani attori che evidentemente amano il loro lavoro e si impegnano per renderlo colto per poi offrirlo al pubblico sovrano, ha dato il meglio di sé, inscenando una conferenza stampa fittizia con giornalisti in attesa di indicazioni per il prossimo lavoro, mentre una stampante, anch’essa fittizia rilasciava fogli bianchi. Una parabola divertente, questa, dettata dal chiaro intento di riflettere sulla vacuità delle parole e delle intenzioni che il più delle volte si conclude, come gli stessi suggeriscono: tanto poi si va a cena con il direttore!
In appendice: Faust ha bisogno del diavolo per esistere per immaginare la sua vita altra ed oltre.
Il diavolo con le sue manipolazioni da solo non incanta, è necessario che Faust creda in lui così si conclude la favola e la metafora del teatro!
Il teatro ha bisogno che il pubblico ci creda,
il pubblico necessita della sublimazione della sua realtà per poterla completare con la sua fantasia in un gioco simbiotico che solo il teatro può offrirgli; il teatro ove tutto è finito ma niente è falso! (Gigi Proietti).
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