DONNE ALLE URNE: 80 ANNI DI VOTO

di Annamaria Barbato Ricci

L’80° anniversario della Repubblica italiana coincide con la celebrazione di un evento che è altrettanto epocale. Il 2 giugno 1946 rappresenta infatti la commemorazione anche di un altro ottantesimo anniversario, forse persino più dirompente: la reale conquista del voto per le donne in Italia.

E’ una data preziosa, che costituisce da un lato un traguardo per il 50% della cittadinanza, rendendo il suffragio davvero universale, ma anche il punto di partenza per un’effettiva eguaglianza fra uomini e donne, attualmente incompiuto almeno quanto la nostra Costituzione (che pure ebbe 21 madri).

Il cammino era stato lungo, ma a volte carsico, da quando, nell’approdo post illuministico della Rivoluzione francese, Olympe de Gouges (alias Marie Gouze) diede voce a un femminismo in nuce, con la sua “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” del 1791, dando il via all’attivismo al femminile anche in altre Nazioni, come in Inghilterra, con Mary Wollstonecraft.

Ci conduce in un viaggio attraverso la conquista del voto (almeno quello: ma tanto c’è ancora da conquistare ancora oggi per ottenere un’effettiva eguaglianza fra uomini e donne), un corposo e approfondito volume di Mario Avagliano e Marco Palmieri “Voto alle donne! – La storia di una battaglia dalle suffragette alla Costituente” edito da Einaudi e giunto fulmineamente alla terza edizione.

Il successo del libro si spiega non solo per una narrazione minuziosa e documentata, ma anche perché ci sono momenti storici in cui libri su un dato argomento diventano “necessari”.

Certo, usmata la pista di un tema appealing per il pubblico e in concomitanza dell’anniversario, nomi popolari di altri ambienti che sono lontani anni luce dalla ricerca storica, si sono applicati a scrivere sull’argomento, ma la mano dei due studiosi e divulgatori che si sono dedicati da decenni a raccontare l’Italia, in particolare della prima metà del XX° secolo, si contraddistingue e offre la lettura di una originale ricerca archivistica, radicata nella conoscenza e nell’analisi storica.

Dunque, se volete sapere tutto ciò che c’è da conoscere su un cammino accidentato di almeno cent’anni, superando tutti gli ostacoli che il genetico patriarcato maschile spalmava sul cammino di donne illuminate (in primis l’ottocentesca Anna Maria Mozzoni) e di qualche uomo dalla mente aperta come Salvatore Morelli, “Voto alle donne!” è ciò che fa per voi.

L’appena costituito Regno d’Italia si blinda contro le rivendicazioni di parità delle donne con l’esecrabile Codice Pisanelli, che proclama lo status femminile come quello di eterna subalternità e persino di sudditanza. E non solo delle donne analfabete, che pure ai tempi erano la stragrande maggioranza nelle classi più umili, ma anche fra le esponenti della borghesia e dell’aristocrazia. Per non parlare di campioni risorgimentali come Gioberti e Rosmini, anche loro tifosi delle donne – soprammobile (o poco più: comunque servono per tramandare la specie!).

Sottotraccia, le donne si organizzano e un’occasione di nuovo protagonismo viene data loro con lo scoppio della Prima guerra Mondiale, quando le leve continue falcidiano la forza lavoro e, ob torto collo dei governanti, occorre “arruolarle” a loro volta, per tappare i buchi del tessuto produttivo e dell’impalcatura dei trasporti, della pubblica amministrazione, dei servizi.

Ciò non impedisce che, finito il conflitto, le si ripone in una rinnovata condizione di minorità o almeno lo si tenti, per lo più con successo: d’altronde, il virilismo tonitruante della dittatura fascista non era certo un humus favorevole alla conferma delle conquiste femminili sul piano lavorativo.

Nulla poté Margherita Grassini Sarfatti, l’intellettuale inizialmente Ninfa Egeria del dittatore, ad allargare il campo ai diritti delle donne, cosicché solo il combinato disposto fra guerra partigiana nel secondo conflitto mondiale e nuovo protagonismo femminile sotto il profilo lavorativo fece da apripista alla conquista del voto.
Ho offerto solo un panorama a volo d’uccello di decenni e decenni di lotta e consapevolezza che formano l’interessante trama del libro.

L’opera di Avagliano e Palmieri, invece, vi racconterà, con il genius divulgativo dei due autori, cosa è avvenuto per ottenere, dopo un’attesa di tanti anni, che le schede del referendum istituzionale per la scelta fra Repubblica e Monarchia fossero deposte nell’urna anche dalle donne d’Italia.

Una tappa di un cammino che ancora non si è completato e perfezionato.