DIO NON VEDE

di Dalisca

Verità scottanti, accuse precise, richiami severi, questi solo alcuni dei componenti dei racconti con cui l’affabulatore Ascanio Celestini ci ha intrattenuti per circa due ore.

Al Teatro Vascello di Roma dal 13 al 22 febbraio ’26 è in scena “Poveri Cristi” una raccolta di racconti che si intrecciano per descrivere lo stato di degrado di tutte le periferie non mancando di rivolgere un forte j’accuse alle autorità competenti.

Le storie raccolte sono tante, per cui ogni sera il nostro autore, a ruota, ne sceglie due così da raccontarle quasi tutte senza trascurare nessun personaggio. Due sedie divise da un’anta di una porta sovrastata da una asta con due lampade; questa la scenografia, un palcoscenico quasi vuoto così come lo indicava, a suo tempo, Pier Paolo Pasolini più volte nominato da Celestini segno questo di grande ammirazione ed intesa con il poeta. Due sedie una per l’attore l’altra per l’accompagnatore musicale  Gianluca Casadei che con la fisarmonica sottolineava i vari passaggi del racconto.

Lo spettacolo inizia sotto una buona stella, infatti il bravo interlocutore Ascanio entra subito in contatto con il pubblico ”rompe il ghiaccio“ con battute divertenti ed esilaranti e così diventa tutt’uno con ognuno degli spettatori che, a loro volta, si sentono compresi nelle sue avventure da cui poi si sciorinano le favole umane che sta per raccontare.

Il parterre, che egli ha frequentato per costruire  i suoi racconti, di certo non è dei più tranquilli, infatti egli, di solito, preferisce le periferie nel caso specifico  quelle romane ma, solo per ragioni logistiche poiché  le periferie di ogni città si somigliano ed hanno gli stessi problemi essendo esse ai margini dei canoni del vivere borghese.

Once upon a time!

Quanti incontri: il primo con una prostituta senza età, ma che Ascanio vuole immaginare anziana, la quale inizia a parlare con la vecchia del posto di cultura ritenendo che essa è roba per ricchi in quanto sono necessari tanti soldi per comprare le materie prime. Ma la vecchia la contraddice facendole notare che basta andare per musei ove una tantum si può accedere gratis.

Man mano che il racconto della sua vita si dipanava sotto i nostri occhi essa appariva sempre più vittima del suo destino, ma ciò che meravigliava era la sua candida consapevolezza del ruolo, della professione, forse la più antica del mondo, che svolgeva con dignità e rigore al punto di concedersi come nei musei, in un giorno segnato a caso sulla sua bibbia ovvero il suo calendario, gratis quasi un  omaggio ai clienti.

Ma come tutte le donne, ad un certo punto, si innamora ma  le aspettative di una vita migliore vengono tradite e tutto sfuma come in un sogno già fatto.

Il racconto continua e tra una pausa e l’altra (creata ad arte) si interrompe, con l’intervento del bravo attore che sa  come gestire il tempo teatrale senza il rischio di distrarre troppo il pubblico, l’attesa del finale che sembrava non arrivare mai; proprio come nelle favole, sperando che alla fine poi tutto finisca bene!

Io sono Joseph, così sì presenta il protagonista del secondo racconto; un barbone, un relitto tra i cumuli di spazzatura alla periferia di una borgata nei pressi di un supermercato.

Della sua vita ne parla senza remore; egli è stato emigrante, schiavo, naufrago, detenuto, facchino, seppellitore ed è proprio in questa veste che Celestini ce lo presenta per poi sfociare in situazioni a volte umanamente molto toccanti, a volte discutibili, passando da un piano assolutamente realistico per poi balzare in una atmosfera surreale dove tutto è possibile ai limiti di una realtà sostenibile per qualsivoglia essere umano.

“Dio non vede” lo scempio delle vite di uomini così martoriati, di esseri nati come tutti gli altri senza colpa né peccato, ma che per la continua lotta della sopravvivenza, debordano in situazioni allucinanti e negano a sé stessi la loro natura di esseri umani

Questa l’invocazione che Joseph rivolge al cielo, pur sapendo che per Lui non vi saranno risposte!

Il protagonista di questo racconto viene ”ritratto” mentre sta per prendere il posto di seppellitore presso un cimitero. Egli entra subito in contatto con il suo predecessore che gli offre il suo aiuto per il primo impatto con il nuovo lavoro e lo invita a casa sua per preparargli un piatto di “spaghetti italiani”.

Ma come si mangiano gli spaghetti italiani?

Joseph non lo sa poiché lui viene da un’altra parte del mondo dove non si conosce quel tipo di pasta. Il suo  viaggio  sarà lungo come il suo racconto; di sicuro ”il suo peregrinare in questo mare non gli sarà stato dolce”.

Ascanio ha molto a cuore la sorte dei “Poveri Cristi” e i suoi lavori sono un chiaro e forte messaggio ai grandi della terra affinché si decidano a risolvere il problema delle grandi emigrazioni.

Nonostante la crudezza dei racconti tratti dal suo ultimo libro “Poveri Cristi” edito da Einaudi, l’opera risulta poetica, ben lontana dalla solita retorica e, pertanto, valida dal punto di vista teatrale nonché da quello sociale e politico.

La performance si chiude…

Da vedere.