Le cattedrali di luce quando la scultura sfida la gravità di Pablo Atchugarry alla GNAMC
di Silvana Palumbieri
Roma si fa custode di un dialogo millenario tra materia e spirito. Dal 19 maggio al 21 giugno 2026, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC) ospita “Scolpire la Luce“, una grande mostra antologica dedicata a Pablo Atchugarry. Curata da Gabriele Simongini, l’esposizione celebra il ritorno nella Capitale del maestro uruguaiano, un artista capace di trasformare la rigidità del marmo in un’invocazione di assoluta leggerezza.

Il ritorno romano e il legame con l’Italia A dieci anni di distanza dalla memorabile rassegna ai Mercati di Traiano e a cinque dall’esposizione a Palazzo Reale di Milano, Pablo Atchugarry (Montevideo, 1954) torna a Roma per consacrare un legame indissolubile con l’Italia, sua patria d’adozione fin dalla fine degli anni Settanta. È proprio nel nostro Paese, dopo aver visitato Carrara nel 1979, che l’artista elegge il marmo statuario a proprio mezzo d’elezione, stabilendosi a Lecco e dando inizio a una delle parabole scultoree più affascinanti della contemporaneità.
La mostra alla GNAMC non è solo una celebrazione estetica, ma un viaggio transoceanico che unisce le radici uruguaiane dell’artista alla grande tradizione plastica occidentale. “Per forza di levare” una poetica della trascendenzaAtchugarry si inserisce idealmente nel solco della definizione michelangiolesca della scultura “per forza di levare”. L’artista affronta il blocco di marmo personalmente, in un corpo a corpo con la materia che è prima di tutto un gesto radicale, necessario e artigianale. Eppure, da questa sfida fisica contro la durezza della pietra, scaturisce una visione profondamente spirituale. Nelle sue mani, la scultura diviene preghiera, ricerca dell’infinito e interrogazione interiore.Il percorso espositivo si apre in modo trionfale sulla scalinata del museo, dove tre sculture monumentali – Search of the Future (2018), Viaje hacia los sueños (2024) e Albero della vita (2024), accolgono il visitatore queste opere ascendenti, tese verso il cielo, dialogano istantaneamente con lo spazio pubblico e la luce romana, introducendo i temi portanti della poetica di Atchugarry il viaggio, la crescita e la tensione utopica verso il domani.
Un ritmo di luci e ombre, il percorso espositivo l’esposizione riunisce cinquantasette opere che ripercorrono gli ultimi trent’anni di intensa attività dell’artista. Oltre ai celebri e impeccabili marmi bianchi, la mostra svela la versatilità polimaterica di Atchugarry, includendo vibranti sculture in legno ricavate da tronchi di ulivi secolari, delicatezze in alabastro, acciai specchianti che riflettono l’ambiente circostante e bronzi smaltati dal forte impatto aerodinamico.
Come splendidamente osservato dalla direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini, la cifra stilistica di Atchugarry risiede in una sorta di «leggerezza ordinata». Un fitto e disciplinato susseguirsi di fenditure solca i volumi, sfaldando la compattezza granitica del marmo e creando un ritmo sensuale di luci e ombre. Le forme, pur evocando elementi naturali come fiamme, alberi, panneggi o colonne classiche, si astraggono in strutture metamorfiche che costringono lo sguardo dell’osservatore a sollevarsi.
Il curatore Gabriele Simongini sottolinea proprio questa reazione emotiva e primordiale: guardare queste opere significa cercare una “luce totale” e originaria; ogni scultura non è un sistema chiuso, ma custodisce una carica dinamica potenziale, un’energia intima pronta a sbocciare nello spazio circostante.
Dialoghi impossibili con i Maestri del Novecento uno dei punti di più alto valore scientifico e critico della mostra è l’inserimento di quattro sculture di Atchugarry all’interno delle sale della collezione permanente del museo. Qui i marmi dell’artista uruguaiano innescano cortocircuiti visivi e dialoghi inediti con i giganti della modernità: Jean Arp, Lucio Fontana, Alberto Giacometti e Henry Moore.Questo confronto ravvicinato dimostra come l’opera di Atchugarry non sia un mero esercizio di nostalgia classica, bensì uno spazio di relazione viva, un ponte sospeso tra la memoria storica e la contemporaneità, dove la tradizione viene costantemente risignificata.
Un dono alla Città Eterna a suggello di questo profondo amore per Roma e per la Galleria Nazionale, Pablo Atchugarry ha deciso di donare al museo “Splendore”, un’importante e sinuosa opera in marmo bianco di Carrara (cm. 164x35x29), appositamente concepita per l’occasione, che entrerà a far parte permanentemente delle collezioni dello Stato italiano.
Ad accompagnare la mostra, due cataloghi editi da Allemandi Editore restituiranno la complessità scientifica del progetto e la spettacolarità dell’allestimento nelle sale della Galleria, offrendo una testimonianza duratura di un evento espositivo che si preannuncia già come uno dei momenti più alti della stagione culturale romana del 2026.
Vademecum della mostra
- Titolo: Pablo Atchugarry. Scolpire la Luce
- A cura di: Gabriele Simongini
- Date: 19 maggio – 21 giugno 2026
- Sede: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Viale delle Belle Arti 131, Roma
- Organizzazione: In collaborazione con la Galleria Contini, con il patrocinio di IILA (Istituto Italo-Latino Americano) e il sostegno di Gruppo Euromobil.












