Marianna De Crescenzo, la Sangiovannara
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Tra il 1848 e il 1870 in Italia si svolsero i plebisciti, consultazioni popolari in cui agli elettori veniva chiesto di esprimersi sulle annessioni dei territori. Questi voti servirono a ratificare l’ingresso delle diverse regioni nel Regno di Sardegna, nucleo del futuro Stato unitario. Va ricordato che i plebisciti del 1848 ebbero effetti solo temporanei e che consultazioni analoghe si tennero anche per sancire il passaggio di Nizza e della Savoia alla Francia. Organizzati da Nino Bixio su mandato di Vittorio Emanuele II, ebbero il loro momento più rilevante nel territorio dell’ex Regno borbonico.
Il diritto di voto era riservato esclusivamente agli uomini adulti. Tuttavia, in occasione del plebiscito nel Regno di Napoli, fu concessa un’eccezione: Marianna De Crescenzo fu l’unica donna ammessa a votare e, con ogni probabilità, la prima in Italia a partecipare a una consultazione di questo tipo.
Marianna, soprannominata la “Sangiovannara” perché originaria di San Giovanni a Teduccio e legata al quartiere di Montecalvario, era figlia di un fruttivendolo e vedova di un soldato borbonico. Gestiva una taverna alla Pignasecca che divenne un punto di riferimento per patrioti, costituzionalisti e repubblicani, nonché un centro di attività cospirative e di comunicazione tra prigionieri politici.
Nei giorni precedenti l’arrivo di Garibaldi a Napoli, Marianna si mise alla guida armata dei patrioti del suo quartiere. Le cronache la descrivono in prima fila ad accogliere Garibaldi, con uno scialle sulle spalle e un pugnale alla cintura. Per il suo impegno, il pro-dittatore Giorgio Pallavicino le assegnò una pensione mensile di 12 ducati, riconoscendone il coraggio civile insieme ad altre donne impegnate nella causa della libertà.
Figura complessa e controversa, Marianna era cugina di Salvatore De Crescenzo, legato alla cosiddetta “camorra liberale”, che collaborò con le autorità per mantenere l’ordine pubblico durante il passaggio di potere dopo la fuga di Francesco II. In questo contesto, la sua azione si colloca in una realtà dove politica, popolo e organizzazioni locali si intrecciavano strettamente.
Il 21 ottobre 1860, giorno del plebiscito per l’annessione al Regno di Sardegna, Marianna guidò un corteo festoso con bandiere tricolori accompagnando alcuni ex esuli al seggio elettorale del rione Montecalvario. In quell’occasione, il presidente della commissione elettorale le concesse il privilegio di votare per meriti patriottici, tra l’entusiasmo della folla.
Già protagonista dei moti del 1848, Marianna aveva guidato manifestazioni popolari indossando la fascia tricolore e partecipato attivamente alla vita politica del tempo, schierandosi con i “baracchisti”, favorevoli alla rivoluzione liberale, contro i “luciani”, fedeli ai Borbone.
La sua taverna, nei Quartieri Spagnoli, divenne celebre anche a livello internazionale. Un corrispondente francese la descriveva come un luogo animato e simbolico, dove immagini sacre e simboli patriottici convivevano, e dove Marianna distribuiva aiuti, informazioni e indicazioni politiche al popolo, contribuendo a orientarne le scelte e a sostenere la causa dell’unità e della libertà.
Tra l’estate e l’autunno del 1860, Marianna De Crescenzo divenne così una vera e propria figura pubblica, emblema di partecipazione popolare e, al tempo stesso, eccezione significativa in un’epoca in cui alle donne era ancora negato ogni diritto politico.












